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domenica 11 novembre 2012

268 - A ritroso fra le sonate (2)

Più agitata e spumeggiante della Sonata KV 333, quella precedente in fa maggiore (KV 332) sembra voler sfruttare in lungo e in largo le potenzialità del fortepiano, specie nel tempo centrale (uno studio minuzioso sugli abbellimenti) e nel finale caratterizzato da una vivacità debordante che abbraccia il registro acuto dello strumento.

I due temi sono fintamente contrastanti: in fa maggiore il primo, in do minore il secondo (ma è un do minore quasi giocoso, certo non appassionato come nel caso della Sonata in quella tonalità). Questa irregolarità nello schema della forma sonata aggiunge pepe alla musica:

Sembra oltretutto un pezzo fatto apposta per i sostenitori dello stile galante: l'armonia riporta bassi albertini a gogò in tutti e tre i movimenti (quei bassi albertini che indussero il Buscaroli a dar ragione a Gould, quando questi diceva che Mozart fosse tanto sopravvalutato), quasi a dimostrare che si può scrivere ottima musica anche senza ricorrere all'arte del contrappunto. Nel tempo iniziale vi accenna invero una volta, quando riprende con la mano sinistra uno spezzone del lungo primo tema. 

Accidentale, ma comunque interessante, è la somiglianza del secondo soggetto con l'aria "La donna è mobile" (0:46), che non coincide però con una parentesi lirica, perché il brano riprende subito dopo con rinnovata velocità. Né sorprende il fatto che lo sviluppo cominci con una melodia ancora non udita nell'esposizione: questo rientra anzi nella prassi compositiva mozartiana.


Resta così l'Adagio, tutto buone maniere e gruppetti, si potrebbe considerare un ciclo di variazioni ornamentali, ma in realtà anche qui abbiamo abbiamo due temi che vengono ripresi e variati una sola volta. Si  noti che il pezzo si presenta in due versioni che differiscono nella scelta degli abbellimenti.


lunedì 11 aprile 2011

58 - Un’altra aria che squarcia il tempo

Nello stesso periodo in cui compose la scena esaminata ieri, Mozart scrisse un’altra aria da concerto (per il tenore Adamberger) preceduta da un recitativo carico di tensione. Il pezzo va in realtà un po’ retrodatato rispetto al numero di Köchel (KV 431) ma reca nella parte per orchestra qualche interessante anticipazione (tipo il tema che apre l’Adagio e fuga per archi KV 546 e compare, più rapido, in questo recitativo).

Affascinante è l’aria di questa scena, “Aura che intorno spiri”, che si rifà allo schema del Popoli di Tessaglia (brano bipartito, ossia diviso in una sezione lenta seguita da un’altra decisamente mossa). Chi ci ha visto delle caratteristiche verdiane (Paumgartner) non sbaglia, come può constatare l’ascoltatore:


giovedì 16 dicembre 2010

36 - Il Ratto dal Serraglio, l’opera tedesca per eccellenza

Con il Ratto dal Serraglio (KV 384), opera che segue il trionfale Idomeneo e decreta la popolarità di Mozart in Germania dalla sua prima rappresentazione fino ai giorni nostri, il genere del Singspiel tocca il suo primo vertice. Per quanto il compositore non cedesse all’invito paterno di scrivere populär, la musica del Ratto è quanto di più popolare egli abbia scritto, almeno in campo operistico.

Come nel Flauto Magico, sublimità e semplicità si alternano e si fondono, affidate ai personaggi dell’opera: Konstanze e Belmonte per la prima, Blonde, Osmino e Pedrillo per la seconda. Nell’altro Singspiel, tuttavia, sarà il sublime a prendere il sopravvento, mentre nel Ratto l’equilibrio è totale: lo straordinario caratteraccio di Osmino riporta sulla terra l’eroica vena sacrificale della nobile coppia, mentre Blonde e Pedrillo sono in tutto e per tutto due persone normali.



Le virate verso il popolare sono dovute in primo luogo ad Osmino (ce ne accorgiamo ogni volta che canta, sia da solo che all’interno dei concertati, per non parlare della sua anticonvenzionale e (in)felicissima uscita di scena), alle numerose melodie cantabili e alle spettacolari turcherie di cui l’opera pullula fin dalla spumeggiante ouverture. Anche in quest’ultima, tuttavia, l’equilibrio di cui s’era detto si mantiene grazie all’irrompere della prima aria di Belmonte.




Non stupisce, dunque, che quest’opera sia diventato il modello dell’opera tedesca e abbia ottenuto il successo che meritava già quando Mozart era in vita. L’affetto immediato del pubblico teutonico per questo capolavoro è comparabile a quello che il pubblico italiano avrebbe nutrito svariati decenni più tardi per le opere di Verdi.