Ed eccoci alla sonata più popolare e conosciuta di Mozart, la KV 331 in la maggiore o, per dirla in modo spiccio, quella con la "Marcia turca". Si deve infatti al 3° movimento di quest'opera, dal tema inconfondibile e di sapore orientale, quest'immensa notorietà che ha poco che vedere con il Mozart minore, tant'è vero che se ne trovano trascrizioni per ogni strumento possibile:
Visualizzazione post con etichetta Sonata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sonata. Mostra tutti i post
venerdì 16 novembre 2012
273 - A ritroso fra le sonate (3)
Etichette:
fortepiano,
Gould,
rondò,
Sonata
domenica 11 novembre 2012
268 - A ritroso fra le sonate (2)
Più agitata e spumeggiante della Sonata KV 333, quella precedente in fa maggiore (KV 332) sembra voler sfruttare in lungo e in largo le potenzialità del fortepiano, specie nel tempo centrale (uno studio minuzioso sugli abbellimenti) e nel finale caratterizzato da una vivacità debordante che abbraccia il registro acuto dello strumento.
I due temi sono fintamente contrastanti: in fa maggiore il primo, in do minore il secondo (ma è un do minore quasi giocoso, certo non appassionato come nel caso della Sonata in quella tonalità). Questa irregolarità nello schema della forma sonata aggiunge pepe alla musica:
Sembra oltretutto un pezzo fatto apposta per i sostenitori dello stile galante: l'armonia riporta bassi albertini a gogò in tutti e tre i movimenti (quei bassi albertini che indussero il Buscaroli a dar ragione a Gould, quando questi diceva che Mozart fosse tanto sopravvalutato), quasi a dimostrare che si può scrivere ottima musica anche senza ricorrere all'arte del contrappunto. Nel tempo iniziale vi accenna invero una volta, quando riprende con la mano sinistra uno spezzone del lungo primo tema.
Accidentale, ma comunque interessante, è la somiglianza del secondo soggetto con l'aria "La donna è mobile" (0:46), che non coincide però con una parentesi lirica, perché il brano riprende subito dopo con rinnovata velocità. Né sorprende il fatto che lo sviluppo cominci con una melodia ancora non udita nell'esposizione: questo rientra anzi nella prassi compositiva mozartiana.
Resta così l'Adagio, tutto buone maniere e gruppetti, si potrebbe considerare un ciclo di variazioni ornamentali, ma in realtà anche qui abbiamo abbiamo due temi che vengono ripresi e variati una sola volta. Si noti che il pezzo si presenta in due versioni che differiscono nella scelta degli abbellimenti.
Etichette:
Buscaroli,
forma sonata,
fortepiano,
Gould,
Sonata,
Verdi
martedì 6 novembre 2012
263 - A ritroso fra le sonate
Nella Sonata mediana KV 333 Mozart comincia teneramente, quasi fermandosi nell'Andante cantabile (dove inscena una sorta di notturno per fortepiano solo), per poi chiudere con un rondò da concerto in piena regola senza orchestra in cui, tanto per ribadire il concetto, inserisce anche una cadenza. La sonata chiude un ciclo di quattro composizioni (da KV 330 a 333, appunto), ma rispetto alle precedenti è più cauta, quasi a ricalcare un'abitudine mozartiana, quella di chiudere in pianissimo brani anche trionfali:
Non c'è contrasto fra i due temi, entrambi pacati e distanti dalle consuete scorrerie pianistiche. L'unico accenno di virtuosismo si trova nello sviluppo, con un'appassionata corsa in do minore che sconvolge il ritmo quieto dell'Allegro e anticipa i fuochi d'artificio del Finale.
Come detto, però, il secondo tempo segna una pausa nel fluire musicale. Anche nell'esecuzione "minimizzante" di Gould, che corre la parte sua, questo brano richiama immancabilmente la scena di due innamorati di fronte a un chiaro di luna. Persino nelle ultime note sembra di percepire una languida dichiarazione:
Assolutamente calmo, il 2° movimento è uno dei più semplici mai scritti da Mozart. Assieme all'Adagio di una sonata molto più tarda e nella stessa tonalità, la KV 570, è un pezzo perfetto, di assoluta trasparenza melodica:
Non si potrebbe immaginare un Finale più differente: non tanto per la melodia del rondò, ancora (relativamente) tranquilla, quanto per lo sfolgorio di colori che si accende nell'ultima parte, con tanto di cadenza a ridosso della conclusione dopo una trepidante nota ribattuta che sembra una rincorsa (25:00):
venerdì 2 novembre 2012
261 - Di Mozart oppure no? (11)
In alcune edizioni integrali delle sonate mozartiane si può rintracciare una "diciannovesima sonata" con tanto di numero di catalogo aggiunto a posteriori (KV 498a, o meglio App. 136) e costituita da due brani controversi (un Allegro e un Minuetto, che secondo una teoria non verificata potrebbe essere il secondo dell'Eine kleine Nachtmusik) e due pezzi ricavati da movimenti dei concerti di Mozart per tastiera (KV 450, 456 e 595) che sono stati con tutta probabilità aggiunti successivamente per formare una sonata completa.
Benché nel 1806 sia stata inizialmente attribuita ad August Eberhard Müller, questa sonata ha tentato i critici inducendoli ad ascriverla a Mozart, anche per via dei due tempi posticci basati su un materiale tematico a loro materiale. Molte, però, sono le riserve che si possono nutrire sull'autenticità, almeno per quanto riguarda l'Allegro iniziale:
Alcune caratteristiche (l'esposizione dei temi e la sua conclusione, il fatto di derivare il secondo dal primo, il fraseggio un po' accademico) farebbero pensare a Clementi e alle sue sonate didattiche. Indubbiamente più mozartiano il minuetto:
Senza arrivare a dire, con l'Einstein, che questo minuetto potrebbe essere il pezzo mancante della Piccola serenata notturna (che a quanto pare in origine aveva 5 movimenti e non 4), nel modo di trattare l'armonia e la parte della mano sinistra in particolare riconosciamo il Mozart sonatistico.
Non mancano inoltre minuetti o brani con il tema cromatico nella sua produzione, anche se pare azzardato assegnare a colpo sicuro un pezzo basandosi su argomenti così fragili:
Etichette:
Alfred Einstein,
Clementi,
Müller,
Piccola serenata notturna,
Sonata,
sonate da chiesa
mercoledì 17 ottobre 2012
257 - Addio al piano
Doveva essere la prima di una serie di sei sonate e invece è stata l'ultima di Mozart. Parliamo della KV 576, una Sonata "per principianti" in re maggiore talmente semplice da far fumare i tasti. Gli abbozzi di altri allegri, rondò e tempi simili per tastiera sola che accompagnano quel travagliato periodo e forse erano i cartoni preparatori delle altre sonate (poi mai composte) testimoniano che Mozart si mise d'impegno per soddisfare la nuova commissione, ma evidentemente incontrò difficoltà maggiori del previsto.
Nel primo tempo Mozart costruisce un bell'edificio contrappuntistico partendo dal consueto temino accordale, in apparenza innocuo. D'altronde il suo ultimo stile è una summa di semplicità e contrappunto, di cantabilità e sapienza compositiva. Una fusione che sarebbe riuscita più avanti anche a Haydn nei finali delle Londinesi.
Nello sviluppo del I tempo il tema viene stravolto e passato al vaglio di tonalità ben lontane da quella principale, con la mano sinistra serratamente impegnata a colmare i vuoti della sua parte riprendendo gli spunti della destra, come in un canone. Tutto diverso, però, il clima dell'Adagio. Tempo colmo di rimpianti e di soluzioni armoniche inconsuete in Mozart, si abbandona totalmente alla sua melodia e instaura, con un tappeto di note ribattute, una tensione dolorosa nella seconda parte:
Il virtuosismo del III movimento riporta la sonata sui binari del I. Le fulminee terzine di semicrome irridono alla dicitura "sonata facile", che Mozart aveva annunciato in una drammatica lettera a Puchberg, i passaggi in tonalità strapiene di diesis svelano una strada che forse, nel secolo entrante, l'autore avrebbe seguito. C'è chi ha parlato di musica già schubertiana: senza spingerci troppo in là (tutto è classico, anche in questo rondò quanto mai atipico per Mozart), diremo che l'effetto di accelerazione impresso a tutto il movimento, specie quando la sinistra interviene con un accompagnamento di velocità folle, è certamente una novità nella scrittura tastieristica dell'epoca:
Etichette:
Gould,
pianoforte,
Schubert,
Sonata
venerdì 20 luglio 2012
249 - Ritocchi di classe
Una Sonata per violino e pianoforte per principanti (KV 547), altrimenti trascurabile, ha dato lo spunto a Mozart per un rifacimento catalogato come KV 547a e riservato alla sola tastiera. Dalla sonata di partenza è stato espunto il I movimento, un Andante cantabile, mentre il II e il III sono diventati rispettivamente il primo tempo e il finale della nuova Sonata.
Merita però più attenzione quello che è il tempo centrale, un Rondò che apparentemente è una copia - trasportata in fa maggiore - del Rondò che conclude la ben più nota Sonata in do KV 545, pure per tastiera e per principianti:
In realtà la versione per la Sonata KV 547a presenta delle piccole ma innegabili migliorie, come si può notare a un attento ascolto (6:09). Basti ascoltare la spigliata e tenera chiusura o le lievi, indovinate modifiche subite dal soggetto. Nella versione che segue il 3° tempo (un tema con variazioni) è omesso, mentre il movimento iniziale è un garbato Allegro:
Anche in questo primo tempo si osservano differenze di fraseggio rispetto al brano parallelo della Sonata KV 547:
Etichette:
fortepiano,
rondò,
Sonata,
sonate per violino
sabato 7 luglio 2012
239 - Sonata per strumenti trascurati
Forse non è neppure sua, anche se la Neue Mozart Ausgabe l'ha conservata nel novero delle opere autentiche e la Philips Complete Edition l'ha regolarmente incisa, ma la Sonata per fagotto e violoncello KV 292 sembra quasi un omaggio a due strumenti - in particolare il violoncello - che Mozart ha pressoché ignorato nella sua produzione, privilegiando, oltre al pianoforte e al violino, strumenti a fiato come il clarinetto, il corno o, pur con i noti disgusti, il flauto.
Niente più di un garbato movimento in forma sonata il primo, che ricalca vagamente il tema del Concerto per fagotto KV 191, altra opera giovanile dalle pretese non eccessive, grazie a una melodia d'apertura che passeggia lungo i gradi dell'accordo di tonica.
L'Andante centrale (5:43) è tematicamente meglio rilevato, pur rimanendo ancorato a un fraseggio generico. Nel Rondò conclusivo (9:42) i due strumenti si rimbalzano un altro temino appena appena scherzoso; né sono irresistibili le poche strofe che seguono.
Si sarebbe tentati, considerando il debole slancio melodico di queste ideuzze, di assegnare l'opera ad altro autore, ed effettivamente più di qualcuno ci ha pensato, ma ultimamente gli studiosi hanno puntato l'attenzione più sull'ipotesi che questa composizione altro non sia che quel che ci rimane di un concerto smarrito: la parte solistica e quella dei violoncelli. Anche una trascrizione per orchestra sarebbe in ogni caso troppo poco per valorizzare un pezzo così modesto.
Etichette:
Concerti,
fagotto,
Sonata,
violoncello
lunedì 26 marzo 2012
234 - Novità mozartiana
All'inizio di questo mese è stata annunciata la scoperta di un inedito mozartiano in Tirolo. Il brano, eseguito appena due giorni fa a Salisburgo, è stato sviscerato dalla critica e, se l'autenticità mozartiana pare al momento confermata, non appare chiarissima la datazione del brano. Intanto si tratta di un Allegro in do maggiore isolato, che nel fraseggio si potrebbe attribuire a un Mozart ancora molto giovane:
Se l'incipit può ricordare un po' quelle delle prime sonate per fortepiano (KV 279-284), scritte intorno al 1775, gli studiosi daterebbero la composizione di questo brano al 1767, che dunque sarebbe stata vergata da un Mozart undicenne.
Maggiori informazioni si possono trovare qui: http://www.thehistoryblog.com/archives/15759
mercoledì 18 gennaio 2012
215 - Uno strumento fortunato (3)
Dopo il KV 417, il concerto successivo per corno è il KV 495 (composto nel 1786). Questo perché, come ci segnala l'amico Megacle, il KV 447 risalirebbe in realtà al 1787 (sulla scorta delle ricerche di Wolfgang Plath) e ciò spiegherebbe l'altissimo livello raggiunto in quell'opera, che può gareggiare in bellezza con i concerti per pianoforte del nostro autore.
Il KV 495 nasce a ridosso delle Nozze di Figaro, ma non ne respira la giovalità, se si eccettua il Finale che è anche divenuto il più popolare tra quelli composti da Mozart per corno e orchestra. Insolitamente serio e lontano da qualsiasi trionfalismo, il I tempo è particolarmente complesso e il Della Croce gli assegna ben 4 temi, senza contare vari spunti, anche in minore:
Nella Romanza centrale (8:25) la sostanza non cambia, ma qui siamo già più abituati a un eloquio pacato.
D'altronde, dopo i tripudi delle Nozze, Mozart sta già affrontando una crisi che lo porterà alla musica più tormentata del Don Giovanni, attraversando un percorso accidentato le cui fasi principali sono il Concerto per pianoforte KV 503 (in un do maggiore solenne ma non esaltato), la Sinfonia Praga KV 504, il Rondò in la minore e in parte la Sonata a quattro mani KV 497, per tacere di altre.
Il Rondò conclusivo, molto simile nel tema a quello del KV 447, riporta l'allegrezza in quello che sembrava un mondo malinconico e pervaso dai dubbi. La sua sbrigliata cantabilità l'ha reso esemplare nel corpus compositivo mozartiano:
Il KV 495 nasce a ridosso delle Nozze di Figaro, ma non ne respira la giovalità, se si eccettua il Finale che è anche divenuto il più popolare tra quelli composti da Mozart per corno e orchestra. Insolitamente serio e lontano da qualsiasi trionfalismo, il I tempo è particolarmente complesso e il Della Croce gli assegna ben 4 temi, senza contare vari spunti, anche in minore:
Nella Romanza centrale (8:25) la sostanza non cambia, ma qui siamo già più abituati a un eloquio pacato.
D'altronde, dopo i tripudi delle Nozze, Mozart sta già affrontando una crisi che lo porterà alla musica più tormentata del Don Giovanni, attraversando un percorso accidentato le cui fasi principali sono il Concerto per pianoforte KV 503 (in un do maggiore solenne ma non esaltato), la Sinfonia Praga KV 504, il Rondò in la minore e in parte la Sonata a quattro mani KV 497, per tacere di altre.
Il Rondò conclusivo, molto simile nel tema a quello del KV 447, riporta l'allegrezza in quello che sembrava un mondo malinconico e pervaso dai dubbi. La sua sbrigliata cantabilità l'ha reso esemplare nel corpus compositivo mozartiano:
Etichette:
concerti per corno,
Concerti per pianoforte,
Della Croce,
Don Giovanni,
Nozze di Figaro,
Plath,
sinfonie,
Sonata
mercoledì 20 aprile 2011
70 - Mozart appassionato
Dopo aver ascoltato il Mozart serio (http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/48-un-mozart-serissimo.html) e il Mozart magniloquente (http://dailymozart.blogspot.com/2011/04/64-mozart-magniloquens.html), e prima di riprendere quello operistico, prendiamoci una pausa con le composizioni in cui Mozart ha toccato i vertici del preromanticismo, rivelando una passione sconosciuta al proprio secolo che ritroveremo presto in Beethoven.
L'esempio più famoso è la Sinfonia in sol minore (KV 550), qui in una versione cameristica:
La prima delle opere che vengono alla mente parlando di beethovenismo mozartiano è il Concerto per pianoforte in re minore. Alcuni violentissimi passaggi segnano l'intero primo movimento, alla fine del quale par quasi di sentire una minaccia nella chiusa orchestrale ("Sta' in campana, non è mica finita").
Questo presagio inquietante si avvera inaspettatamente nel secondo tempo sotto forma di tempesta sonora (4:15), dopo la liricissima parte iniziale:
Tra le opere più crude e tormentate, e più vicine alla souffrance de vivre ottocentesca, non si può scordare il Quintetto in sol minore KV 516:
Il do minore della sonata KV 457, già analizzata in http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/45-evoluzione-della-sonata-in-do-minore.html e http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/46-evoluzione-della-sonata-in-do-minore.html (e qui eseguita da Richter), è un altro nido di passione musicale scatenata fin dal primo accordo ascendente.
lunedì 27 dicembre 2010
46 - Evoluzione della Sonata in do minore, 2° parte
Un confronto con il futuro: Beethoven e le somiglianze tra la KV 457 e la Patetica
Il campione beethoveniano di sonata in do minore (e mica un campione qualunque: la Patetica) deve parecchio a quello di Mozart. Il secondo movimento, per esempio, riprende fin nel tema iniziale una melodia che fa capolino come tema accessorio (a 3:18) nel tempo corrispondente della Sonata di Mozart, ma anche il ritmo è molto simile nei due brani in esame:
La stessa melodia d’esordio sembra anticipare quella di Beethoven in quell’ascesa graduale della frase affidata alla mano destra che Ludwig imiterà riprende mantenendo però soltanto la durata delle note (confronta 0:12 in Mozart e 0:15 in Beethoven).
Nel finale, se possibile, Mozart è ancora più ansioso e appassionato di Beethoven: a partire da 2:50 circa (fino a 3:16) la musica rallenta progressivamente rendendo ancora più manifesta la propria desolazione.
domenica 26 dicembre 2010
45 - Evoluzione della Sonata in do minore
Un confronto con il presente
Negli ultimi trent’anni del XVIII secolo nascono alcune tra le più grandi sonate per pianoforte. Tonalità prevalentemente classiche si alternano (do, fa, mi bemolle o si bemolle maggiore, ecc.), prima che il Romanticismo porti in auge le chiavi coi diesis, il mi maggiore spingendo verso un’uguaglianza in questo senso.
Non tutto il Classicismo suona tuttavia Classico: il movimento detto Sturm und Drang denota le avvisaglie d’un avvenire oscuro, l’Empfindsamkeit (Sensibilità) reca accenti insospettabilmente moderni che scavalcano anche il secolo successivo, il Preromanticismo intesse trame sconosciute all’ottimismo e alla tranquillità imperanti.
Senza voler indicare i compositori che ascolterete in questo post come Preromantici o alfieri dell’Empfindsamkeit (lo sarà invece CPE Bach, per il quale rimandiamo alla Fantasia in http://dailymozart.blogspot.com/2010/11/9-altro-bach.html), è curioso il fatto che tutti abbiano composto una Sonata in do minore di carattere simile (Allegro “disperato”, adagio consolatorio e meditativo, rondò sulla stessa lunghezza d’onda del primo tempo).
Ecco, per esempio, cosa scriveva Haydn nel 1771:
J. Haydn – Sonata in do min. Hob. XVI:20 (1771)
Uno dei figli più bravi di J.S. Bach, Johann Christian, gli fa eco otto anni dopo in uno stile non certo galante come suo solito:
J. C. Bach – Sonata in do min. op. 17 n. 2 (1779)
E Mozart? Mozart doveva essersi evidentemente innamorato della dedicataria, Therese von Trattner, se scelse il do minore per scriverle questo:
Mozart – Sonata in do min. KV 457 (1784)
Notate la splendida conclusione in pianissimo laddove avremmo immaginato di ascoltare una salva di accordi fragorosi e risoluti.
Etichette:
Carl Philipp Emanuel Bach,
Empfindsamkeit,
Haydn,
Johann Christian Bach,
Johann Sebastian Bach,
Preromanticismo,
Romanticismo,
Sonata,
Trattner
mercoledì 24 novembre 2010
13 - Aperti al dialogo (open to the dialogue)
Con l'ultima Sonata per violino e tastiera* Mozart porta a perfezione un genere che in precedenza era considerato di puro intrattenimento. La compone in pieno clima dongiovannesco e questo si percepisce chiaramente, anche se i tre movimenti prendono dal dissoluto punito solo gli aspetti giocosi, evitando quasi completamente quelli drammatici.
La vivacità dei tempi estremi trova puntuali riflessi nelle fasi più gioiose del Don Giovanni, la cui concitazione si può avvertire nello sviluppo, dove la battaglia fra i temi si fa più agguerrita e si possono quasi osservare le scintille che fanno.
Prendiamo a mo' di esempio i temi del primo, autentici scrosci di generoso entusiasmo:
O il quasi-moto-perpetuo del Finale (ispirato a un tema di Carl Friedrich Abel) che pure non disdegna momenti di lucente tenerezza come la coda dell'esposizione - 2:28 -, oltre a notevoli trovate e vigorose levate di ingegno (il repentino cambio di marcia in 1:22, per esempio):
Dove però la sonata si eleva ad altezze mai raggiunte prima nelle opere per questo organico è nell'Andante. Intanto l'armonia e la melodia si fondono subito (al piano è affidata la prima, al violino la seconda, ma in realtà essere formano come detto un tutt'uno, e in seguito i ruoli dei due strumenti si invertiranno), reggendo un equilibrio che si mantiene per tutto il brano. La concentrazione e la bellezza ricordano quelle dei quartetti per Haydn: tutti i temi (e non sono pochi) recano il segno di una fortissima passione.
* Non fa testo la Sonata per principianti KV 547, che non si discosta da una gradevole cordialità e risente dei limiti che comporta la sua destinazione. A titolo di completezza, comunque, ne riporto i tre movimenti:
--
--
Etichette:
Abel,
Don Giovanni,
Haydn,
pianoforte,
Sonata,
violino
12 - All'ombra delle Nozze di Figaro
(Near the Marriage of Figaro)
Dopo la dichiarazione d'amore in musica con numero di catalogo 454, Mozart torna alla Sonata per violino un anno dopo. Scritta in un periodo in cui il compositore si godeva l'effimero successo viennese, la KV 481 in mi bemolle maggiore è, rispetto alla precedente, un'opera sostanzialmente più tranquilla e di respiro più contenuto, né vi traspare nulla degli accenti eroici che ci si aspetterebbe da questa tonalità.
La melodia è costruita su una serie di triadi, ed è quasi subito moderata, neanche ce ne fosse bisogno, da una brusca modulazione in do minore. A parte questa piccola scossa, il Molto allegro prosegue con la massima disinvoltura, con un secondo tema più melodioso del primo e un'esposizione un filino più mossa, grazie alle scale che i due strumenti si rimandano a vicenda e torneranno a vivacizzare lo sviluppo.
La melodia è costruita su una serie di triadi, ed è quasi subito moderata, neanche ce ne fosse bisogno, da una brusca modulazione in do minore. A parte questa piccola scossa, il Molto allegro prosegue con la massima disinvoltura, con un secondo tema più melodioso del primo e un'esposizione un filino più mossa, grazie alle scale che i due strumenti si rimandano a vicenda e torneranno a vivacizzare lo sviluppo.
Da questa temperatura media deriva un'opera non popolare, scritta nelle vicinanze immediate del ben più noto Concerto KV 482 (sempre in mi bemolle, ma con tutt'altro carattere) ed estranea al virtuosismo che avevamo ammirato nella KV 454.
L'adagio (da 6:50 in poi), pure modellato su una triade, è nella rara tonalità di la bemolle maggiore e ricalca la cantabilità del secondo tema del movimento d'esordio, melodicamente anticipando alla lontana l'omologo del Trio KV 542. Anche qui le poche screziature in minore non scalfiscono la tranquillità di fondo. Par quasi che Mozart, in questo periodo occupato a plasmare gioielli di concerti e, riprendesse fiato con comodi lieder massonici (KV 483, 484) e opere quasi impersonali come questa.
Anche il tempo conclusivo, lungi dallo scatenare la proverbiale joie de vivre mozartiana, si attesta su un temino rassicurante, con una serie di variazioni sempre sorrette dalla puntuale maestria dell'autore, senza cercare stravaganze di sorta.
L'adagio (da 6:50 in poi), pure modellato su una triade, è nella rara tonalità di la bemolle maggiore e ricalca la cantabilità del secondo tema del movimento d'esordio, melodicamente anticipando alla lontana l'omologo del Trio KV 542. Anche qui le poche screziature in minore non scalfiscono la tranquillità di fondo. Par quasi che Mozart, in questo periodo occupato a plasmare gioielli di concerti e, riprendesse fiato con comodi lieder massonici (KV 483, 484) e opere quasi impersonali come questa.
Anche il tempo conclusivo, lungi dallo scatenare la proverbiale joie de vivre mozartiana, si attesta su un temino rassicurante, con una serie di variazioni sempre sorrette dalla puntuale maestria dell'autore, senza cercare stravaganze di sorta.
Anche l'assenza di una variazione in minore conferma il carattere spensierato dell'intera opera, e neppure la consueta accelerata dell'ultima variazione (con il tempo che passa a 6/8) prelude a una chiusa trionfale o concitata, come invece avveniva, per fare un esempio, nel Finale del Concerto KV 453.
Divisa la critica su quest'opera: dal Girdlestone che la considera "salottiera, galante, senza vita" ad Alfred Einstein secondo il quale "mai Mozart si è mostrato tanto vicino a Beethoven come qui", il giudizio vira comunque sul positivo. L'Hocquard la descrive così: "Nei due movimenti mossi si schiude l'arte del dialogo, ma nell'Adagio centrale in la bemolle maggiore ogni strumento dispone di melodie sue proprie. Successivamente il violino si lancia in due frasi di portata immensa, prima in fa minore e poi in re bemolle maggiore."
Divisa la critica su quest'opera: dal Girdlestone che la considera "salottiera, galante, senza vita" ad Alfred Einstein secondo il quale "mai Mozart si è mostrato tanto vicino a Beethoven come qui", il giudizio vira comunque sul positivo. L'Hocquard la descrive così: "Nei due movimenti mossi si schiude l'arte del dialogo, ma nell'Adagio centrale in la bemolle maggiore ogni strumento dispone di melodie sue proprie. Successivamente il violino si lancia in due frasi di portata immensa, prima in fa minore e poi in re bemolle maggiore."
11 - Violino e pianoforte in dolce inno concordi
(Violin and piano united in sweet song)
Dopo aver passato una fase critica, quella dell'incertezza fra contrappunto e relax domestico, Mozart aspetta ancora un po' prima di tornare alla composizione per violino e pianoforte, e soprattutto non pubblicherà più sonate a cascata, concentrandosi invece su pochi capolavori. Il primo di questi è la Sonata in si bemolle KV 454. L'adagio introduttivo farebbe pensare per l'ennesima volta a un modello francese, ma qui la faccenda è ben diversa: siamo ben più vicini a opere nobili come la Serenata KV 361, il cui inizio ricorda molto queste battute d'esordio sognanti e notturne, che non alle leggere consonanze di un'epoca ormai superata. Dalla tenera introduzione sgorga un movimento più felice che allegro:
Pur rallentando il tempo, com'è logico, il secondo movimento non si discosta da questa Stimmung quanto mai idilliaca. Lo conferma il bellissimo tema che ripercorre e amplia la vena melodica già assaporata nell'introduzione dell'opera; col secondo soggetto il brano pare fermarsi e quasi riflettere, ma poi riprende subito il suo corso con dolcezza petrarchesca.
E' naturale che il tempo conclusivo suoni più vivace: Mozart riesce addirittura a trasformare il violino in tromba con la fanfara che qui funge da secondo tema, ma ciò nonostante questo movimento non è trionfale. Si abbandona a un sobrio virtuosismo per mettere in mostra le doti della violinista che accompagnò Mozart nella prima esecuzione. Di Regina Strinasacchi, se non m'inganno, ci resta solo la silhouette che vedete qui sopra: doveva essere una bella donna, almeno a giudicare da questa immagine che risale al 1795 (la Sonata è del 1784). Che fosse un'eccellente violinista, invece, lo affermarono i critici dell'epoca e lo stesso Mozart in una lettera al padre.
Tra le curiosità che fanno da contorno alla KV 454, piace ricordare che Mozart, non avendo fatto in tempo a scrivere la parte del pianoforte, la suonò a memoria davanti a Giuseppe II. Lo spartito che teneva aperto davanti era infatti vuoto.
domenica 21 novembre 2010
4 - Delizie sugli strumenti antichi
Oggi vi passo un link su Mozart eseguito al virginale (con tanto di lezioni sugli abbellimenti):
Nel secondo link (e nelle puntate successive del video) il 2° movimento di una delle sonate più belle di Mozart, la KV 570. Tutto è bello in quest'opera, ma la gemma biologicamente superiore è il rondò con cui la composizione termina morbidamente. Tema tra i più spensierati e ben riusciti della sonata settecentesca, couplet (alias strofe) spiritosi, coda che suggella teneramente lo spirito e il significato di un brano che non verrà superato neppure dal suo omologo nella Sonata successiva e conclusiva (la difficile KV 576 in re maggiore).
Maestria e semplicità rifulgono anche nel primo tempo, in cui il secondo tema deriva dal principale (una scansione dell'accordo di si bemolle maggiore che darà luogo a una serie di evoluzioni contrappuntistiche). Nel tempo lento Mozart anticipa il Notturno di Mendelssohn dal Sogno di una Notte di mezza estate e incendia davvero l'oscurità con uno splendido episodio in do minore.
sabato 20 novembre 2010
2 - Gioia ed angoscia per violino e pianoforte
Riprendo la Sonata KV 380, cui avevo accennato poco prima, che presenta una struttura stavolta regolarissima e un primo tempo fra i più limpidi dell'opera mozartiana:
Segue un enigmatico tempo in sol minore, non disperato come ci aspetteremmo considerando la tonalità, ma oscillante fra malinconia e speranza. In realtà il sentimento è magistralmente indefinito come riapparirà, ancor più potente, nel primo movimento del Concerto KV 491.
Il rondò conclusivo
()
è solo in apparenza tranquillo (condividendo in questo molto col movimento iniziale), ma in alcune strofe diventa molto serio e mostra un impegno non comune per i finali dell'epoca (si ascolti dal 2:18 in poi).
Dopo la KV 380 Mozart lascerà per un pezzo il genere della sonata per violino. Lo ritroverà - eccettuato un periodo di incompiute interessanti, ma ahimé pur sempre incompiute - con capolavori se possibile anche più convincenti come la KV 454, la KV 481 e, davvero dulcis in fundo, l'imperdibile KV 526 che avrebbe fatto invidia a Beethoven e si chiude con una carezza tutta mozartiana.
Segue un enigmatico tempo in sol minore, non disperato come ci aspetteremmo considerando la tonalità, ma oscillante fra malinconia e speranza. In realtà il sentimento è magistralmente indefinito come riapparirà, ancor più potente, nel primo movimento del Concerto KV 491.
Il rondò conclusivo
()
è solo in apparenza tranquillo (condividendo in questo molto col movimento iniziale), ma in alcune strofe diventa molto serio e mostra un impegno non comune per i finali dell'epoca (si ascolti dal 2:18 in poi).
Dopo la KV 380 Mozart lascerà per un pezzo il genere della sonata per violino. Lo ritroverà - eccettuato un periodo di incompiute interessanti, ma ahimé pur sempre incompiute - con capolavori se possibile anche più convincenti come la KV 454, la KV 481 e, davvero dulcis in fundo, l'imperdibile KV 526 che avrebbe fatto invidia a Beethoven e si chiude con una carezza tutta mozartiana.
Wamblog 1 - Un guizzo nel futuro
Stamane all'alba la FD ha trasmesso una delle sonate per violino e pianoforte di Mozart, la KV 379, che forse è stata un po' oscurata dalla grande opera seguente (la KV 380 ha avuto sorte migliore ed è stata trascritta anche per clarinetto e archi, versione buona almeno quanto quella originale).
Si comincia tranquilli, con un adagio molto disteso, ma il secondo movimento è già leggendario, una vera frustata prebeethoveniana (si volle attribuire questo scatto d'impazienza persin poco mozartiano a un accesso di rabbia anti-Colloredo). Tutto, e specialmente nella chiusura luciferina, si fa tremendamente vivo e acceso: potrebbe essere un finale pirotecnico, ma come giunge sovrana la calma dell'ultimo tempo, un tema con variazioni di impassibile eleganza:
Un Mozart che contrasta con se stesso, un ritorno alla quiete che quasi sembra dire "Ferma, aspetta: si può risolvere tutto anche così". Era destino che in fin dei conti a Beethoven toccasse l'anima minacciosa e fiera che afferra e si afferra nel II movmento, e a Mozart lo splendore della soavità vittoriosa.
Iscriviti a:
Post (Atom)