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lunedì 25 marzo 2024

Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (23)

Un salto all'opera. Cantate sacre e profane. 

La Sinfonia per Gustavo contribuisce al successo del monarca, le cui proposte vengono approvate dal Parlamento. Dunque la guerra contro Russia e Danimarca continua a suon di musica e la Svezia ne uscirà vincitrice in estate. A questo "sostegno musicale potente e adeguato alla propaganda del Re" (Van Boer) segue un paio di mesi dopo, a maggio, la rappresentazione del Soliman II, nei cui balletti (e nella sinfonia alla turca che funge da ouverture) abbondano le turcherie tanto di moda all'epoca:


L'opera Solimano II, o i Tre sultani, pur riscuotendo un grande successo, è tuttavia lontana dai capolavori sinfonici o da altre belle scoperte che hanno allietato i kraussologi.

Più consistenti, nel complesso, le due cantate dell'anno successivo, pur facendo capo a circostanze totalmente differenti. Una, "Kom! Din herdestaf att bära" (Vieni a portare il tuo pastorale!, VB 15) è sacra, composta per l'insediamento del nuovo pastore nella chiesa di Kungsholmen, l'altra, "La primavera" è profana e destinata invece alla cantante Lovisa Augusti, che doveva essere una fior di virtuosa se si considerano le difficoltà tecniche della composizione. 





Morì, la povera Augusti, appena trentatreenne nel giugno del 1790. Un paio di mesi dopo Kraus la rimpianse in una lettera, anche per le qualità canore. "La nostra povera Augusti, che ha potuto contare su una salute stabile per un mese ancora, e che negli ultimi 3 è stata martoriata da centinaia di piaghe, adesso riposa in pace":

Se con la cantata per il pastorale ci è andata Youtubbianamente di lusso, non possiamo trastullarci altrettanto per quanto concerne la cantata profana. Resta qualche magro estratto dal sito della jpc. Da quel poco che risulta, ad ogni modo, pare che questa sia una cantata niente male. Si attende comunque con ansia e irrequietudine che qualche patito kraussiano la carichi sui tubi multimediali. 

Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (22)

Un aiutino per Gustavo III

Il 1789 è l'anno del Balletto Fiskarena (i pescatori) e della Sinfonia VB 146 (Naxos, vol. 4), ma è anche l'anno in cui Re Gustavo di Svezia si trova in una bell'impasse. L'anno prima ha dichiarato guerra alla Russia e alla Danimarca, le cose si stavano mettendo benino ma, col tempo, il clero e la nobiltà non han più tanta voglia di sostenerlo. Oltretutto Gustavo batte cassa per finanziare il conflitto e, pur avendo il popolo dalla sua, non trova gli appoggi sperati. Decide allora di convocare il parlamento in marzo e far passare una legge che gli permetterebbe di superare l'intoppo. 


Kraus, sempre fedele al suo monarca, gli dà una mano scrivendo una "Sinfonia per la Chiesa", ma sarebbe più giusto e sensato chiamarla  "Sinfonia per Gustavo", in occasione dell'apertura del Parlamento svedese. Un'opera in cui si mescolano la musica, la politica e… Mozart, come vedremo più tardi. In un tempo solo (in un tempo e mezzo, diciamo, perché c'è anche un Andante maestoso introduttivo), questa musica celebra e strombazza la potenza, la forza e la maestà del regnante per mezzo di una fuga: Van Boer fa presente che la composizione è chiamata anche "Sinfonia con fugato" (in italiano nel testo). 



Pur avendo la stessa finalità di uno spot pubblicitario o di un messaggio elettorale, e per quanto sia  inquadrata in un contesto politico fin troppo condizionante e lontana dai grandi momenti delle sinfonie che la precedono, anche la Sinfonia VB 146 afferma una personalità notevolissima.    




L'introduzione di questa sinfonia in un tempo solo è anche la sua parte più affascinante, con una breve ma seducente melodia che verrà poi dimenticata nel fugato che segue, costruito sull'accordo discendente di re maggiore. Il tema  instaura subito un dominio su tutto il brano (pur lasciando spazi a diversi spunti che sembrano quasi rincorrersi tra loro) e rappresenta con ogni probabilità la maestà e la potenza di Gustavo III, come recita anche l'indicazione di tempo (Allegro maestoso, appunto). 

Anche l'orchestrazione asseconda questa ricerca della sontuosità: due flauti, due oboi, due fagotti, due corni in sol e altri due in re, due trombe sempre in re, timpani e archi. Alcuni effetti a sorpresa (cambi di tempo, un paio di rallentando intorno a 4:50 e a 5:30 che finiscono per fermare tutti gli strumenti) fungono da trampolino di lancio per ulteriori, efficaci contrasti. A complemento della sinfonia, però, c'è una sopresa: una marcia (Rijksdagsmarch VB 154), pure gentilmente incisa dalla Naxos (vol. 4, anche se noi scegliamo un'altra interpretazione). Il mozartiano e l'esperto d'opera lirica forse vi troveranno qualcosina di familiare:



Non si tratta di un errore o di uno scambio di compositore: è una delle marce dell'Idomeneo, la più grande opera seria di Mozart e (molto probabilmente) un dono di quest'ultimo a Kraus, che la rielaborò aggiungendovi una ventina di battute in più e rinvigorendo i passaggi più leggeri, sempre a scopo propagandistico. Sul Mozart forum, i due esperti mozartiani Dennis Pajot e Gary Smith non si lasciano sfuggire questo punto di contatto fra i due compositori e tentano un po' tutte le ipotesi possibili. 

Come faceva Kraus (considerando che lo spartito dell'Idomeneo venne pubblicato per la prima volta solo nel 1792) a possedere questa marcia e forse anche altro di quest'opera? L'aveva effettivamente ottenuta da Mozart, benché non ci siano pervenute lettere o altri documenti che attestino un loro incontro? Non c'era d'altronde bisogno di nero su bianco nel caso in cui l'atto della consegna fosse avvenuto nel 1783 a Vienna, quando i due abitavano a un tiro di schioppo l'uno dall'altro. Oppure era riuscita a procurarsela la corte svedese di passaggio a Monaco, dove l'opera era stata rappresentata? 

Che Mozart e Kraus si siano effettivamente incontrati e conosciuti (e che abbiano fatto amicizia) è però quasi sicuro se aggiungiamo anche questo: già ben prima, il 26 dicembre 1785, Kraus aveva scritto alla propria sorella Marianne queste parole: "Kennst du Mozarts Entfuhrüng aus dem Serail? Er arbeitet nun an seinem Figaro, eine Operette in 4 Aufzuhgen, worauf ich mich herzlich freue." (Conosci il Ratto dal Serraglio di Mozart? Adesso sta lavorando al suo Figaro, un'opera in 4 atti; me ne rallegro di cuore). 

Se conosceva l'Entfuhrüng, l'idomeneo (o quanto meno parte di esso) ed era informato sullo stato di avanzamento delle Nozze, doveva aver fatto conoscenza anche con il loro autore, specie in un'epoca dove la musica non circolava con la stessa facilità dei tempi nostri. Mica avevano i grammofoni o i CD, a quei tempi. 

Per la cronaca, questa era la marcia originale:


Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (21)


Il tema è una marcetta quasi distesa,ma queste variazioni sono ben lungi dall'essere solo ornamentali; alcune aggiungono anzi tocchi ironici (si veda la V e le sue acciaccature nel registro grave che sembrano parodiare il tema), altre rileggono il tema in chiave menomarziale e più dolce (la III), altre ancora sembrano solo ritoccare e abbellire argutamente la linea melodica per poi sprofondare in riflessioni molto più impegnative (vedasi l'imprevedibile e misterioso percorso della VI, che comincia normalissimamente e poi si avventura in una specie di sviluppo, spingendosi fino a una serie di pause inquietanti intervallate da accordi perentori).

Si intravedono mondi problematici e pieni di malinconia nella VII variazione, in minore, dove ormai il fraseggio è caratterialmente slegato dal tema e va avanti per conto proprio. Per contro,il ritmo di marcia viene arricchito con un'armonia in note puntate nell'VIII, l'ultima della serie, che sembra riportare la situazione alla normalità, ma un paio dinote sospese nel vuoto preavvisano l'ascoltatore: non è ancora tutto. Né il ritorno del tema iniziale, senza ripetizioni, rappresenta una semplice chiusura convenzionale perché una cadenza d'inganno introduce una coda pensosa che si fa strada su uno sfondo di note ribattute e poi si adagia tranquilla, terminando piano. 

Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (20)

L'Adagio rappresenta un punto critico della Sonata: qui lo scontro tra l'anima classica e l'anima preromantica del compositore tocca l'apice. È diviso in tre parti (Adagio, Allegretto, Tempo I) e il tema principale è in effetti già molto avanzato per l'epoca, ma il ricorso alle pause nella parte centrale e finale dell'opera suona inaudito e risulta completamente nuovo. 

La struttura si fonda su tre soggetti portanti e presenta altrettante sezioni, una delle quali torna alla fine. Per molti versi il brano anticipa Schubert, specie per l'elaborazione molto ampia delle melodie; per contro, però, la terza sezione reca l'impronta dei concerti pianistici mozartiani e rappresenta il contraltare classico di tutto il pezzo. Alcune caratteristiche di questo Adagio (le conclusioni nel vuoto dello strumento e gli svolgimenti insistiti dei temi) torneranno nel Finale apparentemente più disteso.




Le due interpretazioni disponibili in rete sono molto diverse anche in questo caso: quella di Després (pianoforte) fa risaltare la modernità del tema iniziale ma non differenzia successivamente i vari episodi che seguono, mentre quella di Martinoli (fortepiano) rende meglio i contrasti pur lasciando sul brano una patina retrò che in ogni caso non è così marcata come nel I movimento. 

Il tema (A), molto cantabile e riflessivo, viene riesposto quasi subito in minore, accentuando la serietà tipicamente kraussiana che sarà appannaggio di tutto il movimento. Pezzi e bocconi del soggetto tornano in vari punti, opportunamente approfonditi e a volte interrotti da interventi bruschi (3:28 in Martinoli) con un contrasto che verrà subito sviluppato nelle battute seguenti a spese del tema principale stesso.  

A 5:00 ha inizio la sezione in Allegretto (B ), che oltre a essere naturalmente più vivace è una sorta di sorriso enigmatico che si spande su quello che precede. Anche qui abbiamo parti del tema che si staccano e vengono elaborati con cura haydniana. Il ritorno del soggetto iniziale non si risolve in una mera ripetizione, ma sfocia in un altro ampio "momento musicale" (C ) stavolta di carattere indubbiamente classico. Quasi ci si aspetterebbe una risposta dell'orchestra, ma è invece la tastiera a condurre avanti un discorso particolarmente dolce e affettuoso finché non ritorna, nettamente modificato, il tema (A) che qui conclude tranquillamente, quasi malinconicamente l'Adagio.

Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (19)

L'ora del Fortepiano (3) 

Per Kraus il 1788 è l'anno della riscossa: riacquista presso Gustavo III una posizione di prestigio e la fiducia che aveva perduto a causa delle cabale ordite mentre si trovava in giro per l'Europa, a metà maggio fa rappresentare il Soliman II per la Regina Sofia Maddalena (un successo che rimarrà in repertorio fino al 1817 con 31 rappresentazioni) e scrive una signora Sonata per fortepiano, la VB 196 cui avevamo già accennato. Con questa meraviglia Kraus si scioglie dalle rivalità e dai gravami della carriera terrena e s'allontana con un colpo d'ala dalle miserie degli Abati Vogler e dei Dottor Forkel. 

C'è anche altro: forse la Sonata in mi è l'opera con cui Kraus più s'avvicina a Beethoven che, non va dimenticato, all'epoca non era ancora molto noto ed era alle prese con le sue prime composizioni; per intenderci, non aveva ancora scritto la Cantata per la morte di Giuseppe II, il suo primo capolavoro riconosciuto. Mozart componeva invece le tre ultime sinfonie e altre meraviglie nell'ambito della musica da camera, ma nella sonata per tastiera sola non si era mai spinto dove riesce ad arrivare Kraus con questo pezzo, al quale si può accostare piuttosto l'ultima sonata di Haydn in mi bemolle maggiore che vedrà la luce sei anni più tardi.

Il carattere moderno di questa musica si nota maggiormente nella versione per pianoforte Naxos che in quella più genuina, fortepianistica, della Stradivarius, ma se ascoltiamo i grandi al fortepiano troveremo anche loro più "arretrati" pure rispetto a se stessi:



Il movimento di apertura mostra già nei suoi temi di grande respiro un'ambizione che va al di là del primo Classicismo e delle sue formule. I tre soggetti (il terzo annunciato da quella che sembra una chiusura dell'esposizione) e la lunga transizione modulante in terzine si erigono come guglie e instaurano una Stimmung dolce, seria ed eroica che permarrà anche nel tempo successivo e non verrà rinnegata nel Finale. 

Anche l'impegno virtuosistico richiesto dall'opera supera di gran lunga la norma dell'epoca e della restante produzione kraussiana, specialmente nel complessosviluppo, che sgorga spontaneamente dal fondo dell'esposizione e riutilizza il primo tema al basso sotto le volate furiose della mano destra. Ci vorrà ancora un episodio un po' più sereno prima della ripresa, che stringe i tempi e accorcia le distanze fra i primi due temi, ma rielabora la transizione e conclude in sordina il terzo, preparando il campo per il pensoso e ancor più composito Adagio che segue. 

Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (18)

L'ora del fortepiano (2)

Prima di affrontare il maggior capolavoro kraussiano per fortepiano solo, la Sonata VB 196 in mi maggiore, ci tocca fare un passetto indietro. C'è una piccola composizione del 1780, intitolata Zwei neue kuriose Minuetten (VB 190), ovvero "due nuovi e bizzarri minuetti" che può dirci qualcosa delle idee di Kraus sull'antico e sul moderno. 

Il titolo annuncia una parodia, perché all'epoca il minuetto ben poco aveva di "nuovo" (specialmente il primo dei due presentati in questa composizione) e abbiamo visto dalla struttura delle sinfonie di Kraus quanto egli lo ritenesse sorpassato, arrivando a espungere questa danza da una delle sue migliori opere (VB 142); le "bizzarrie" consistono invece nei volontari errori ritmici e armonici contenuti nelle due tapine danze.


Il doppio brano alludeva all'incompetenza compositiva del suo destinatario, Johann Nikolaus Forkel (biografo di Bach), che era in contrasto con Kraus dopo avergli stroncato il saggio "Etwas von und über Musik fürs Jahr 1777". Gli arcaismi del primo minuetto (si veda il basso) irridono ai minuetti del quaderno d'Anna Magdalena Bach, mentre le castronerie armoniche del secondo, le modulazioni ad mentulam canis e le formule oltremodo goffe (le note doppie ribattute e quella fuorviante conclusione che fa erroneamente presagire un seguito) puntano dritte a "irritare il destinatario e divertire il pubblico" (Van Boer). 

Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (17)

L'ora del fortepiano (1)

"Abbiamo tra le sue migliori composizioni per tastiera anche una sonata in re con accompagnamento di violino e violoncello, scritta per il piacere della corte mentre questa era in visita a Drottingholm". Così Silverstolpe ci descrive il Trio VB 171, scritto fra il 1787 e il 1788. Si presume che l'autore intendesse pubblicarlo e ci contasse anche molto perché il frontespizio del manoscritto era in francese, ed è una delle opere in cui il Mozart svedese più s'avvicina al Mozart austriaco, anche se più per il fraseggio che per la perfezione dell'insieme: il fatto che si parli di una "sonata con accompagnamento" ci rivela la predominanza del fortepiano; per il resto Kraus esordisce con un tema che ci ricorda le sonate mozartiane per violino scritte a Parigi e si mantiene su livelli se non altro discreti.


Dopo una Gavotta con variazioni presentata dal fortepiano, Kraus trova il capolavoro nel Finale (Ghiribizzo Allegro), dove alla curiosa indicazione sullo spartito fa riscontro una struttura effettivamente bizzarra nonostante l'inizio faccia pensare al più semplice dei rondò e poi a un pezzo bitematico (tsk tsk, previsioni entrambe sbagliate). Anche qui la tastiera parte da sola, poi seguita dai suoi due accompagnatori:


D'una finezza davvero mozartiana, questo brano infila un'arguzia sull'altra: rallentamenti, pause nel vuoto, accenni ritmici del violino solo, intermezzi fugati con inversioni, false strofe e umoristici sbalzi in minore. Inutile cercare di cogliere qui la consueta disposizione Esposizione - Sviluppo - Ripresa: toglierebbe anzi gusto alla burla, che prorompe alla haydniana verso la fine (da 2:05) e nella conclusione a sorpresa. In questo felice Ghiribizzo Kraus ha riunito le due anime migliori del '700, scrivendo però in modo assolutamente originale.