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venerdì 30 settembre 2011

118 - Un nuovo genere (4)

Nella KV 303, penultima del ciclo delle Sonate per violino di Mannheim, Mozart comprime tre movimenti in due, oscillanti tra la tranquillità e l'entusiasmo sfrenato: un Adagio che si alterna a un Molto allegro e un Tempo di minuetto.


Idilliaco, l'Adagio ricorda curiosamente (nella sua seconda parte) l'Andante cantabile di Roman Hoffstetter, brano un tempo attribuito a Haydn:


Il Molto Allegro seguente, di carattere completamente diverso, crea un bel contrasto e scatena la gioia del compositore, prima trasmessa dalle note ribattute e dal trillo, poi lasciata fluire su una lunga slitta di terzine. Anziché ripetere l'esposizione del Molto Allegro, Mozart lo fa precedere di nuovo dall'Adagio, variando entrambe le sezioni.


Il Tempo di minuetto, pur fungendo da finale, non è un minuetto vero e proprio né un rondò, essendo scritto in forma sonata. Si tratta di un altro dei finali tranquilli, in calando, che Mozart non di rado inserisce in quest composizioni e non avrebbe neppure molto da dire; nello sviluppo, tuttavia, compare un tema nuovo (di appena quattro battute) che tornerà in un Trio ancora di là da venire (l'Andante del KV 496), stavolta alla fine dell'esposizione.

giovedì 29 settembre 2011

117 - "Uno strumento che proprio odio" (2)

L'Adagio ma non troppo del Concerto KV 313 si presenta con un tema abbastanza dimesso, per non dir modesto, ma riprende quota in fretta con un secondo tema semplice, ma meravigliosamente lirico condotto dal flauto (2:22):


Anche nello sviluppo la scrittura brilla per eleganza, e il cangiante colore orchestrale sembra tutto meno che un segno di malavoglia. Non parliamo poi del Rondò finale, il miglior Minuetto (o meglio, tempo di minuetto) conclusivo scritto da Mozart, con un tema ammiccante e ancora una volta ben tratteggiato:


Non solo: le strofe del Rondò, talvolta derivate da frammenti del tema e non prive di gradevoli sorprese, si inseriscono alla perfezione nel tessuto del movimento, che a sua volta s'intona armoniosamente con gli altri due tempi, creando un'impressione di felice unità stilistica. Si prefigura oltretutto quella scrittura per uno strumento specifico che ne sfrutta tutta l'estensione e che si ammirerà in un Concerto ancora lontano, quello per clarinetto.

mercoledì 28 settembre 2011

116 - Un concerto leopardiano (3)

Migliore, ma non pari all'Allegro di apertura, è il Finale in 6/8, un rondò solo apparentemente spensierato che reca in testa le note del Lied "Komm, lieber Mai" scritto nello stesso periodo. Le strofe seguenti non si discostano da questo motivo e le poche modulazioni in minore non sembrano contraddirlo, ma il male di vivere traspare misteriosamente anche in queste battute giocose, proabilmente perché il rondò non rinnega il contenuto dei tempi precedenti e si limita a non insistere sulla disperazione fremente nel primo e dilagante nel Larghetto; il suo tema, che parrebbe consolatorio, in realtà non lo è e suona ingannevole perché ignora le tensioni e le crudezze di quanto lo ha preceduto anziché affrontarle, come avviene per esempio nella chiusura trionfale del Concerto KV 466 e, parzialmente, nel Quintetto KV 516.




martedì 27 settembre 2011

115 - "Uno strumento che proprio odio"

Quando Mozart si vede commissionare un numero imprecisato di concerti e quartetti per flauto dal mecenate olandese De Jean, la sua reazione non è precisamente esemplare: deprecando il fatto di dover comporre per uno strumento che non può soffrire, si limita a scrivere un concerto (KV 313) e a riadattarne un altro (KV 314), in origine scritto per l'oboe, e si mette di impegno solo su un quartetto (il KV 285) buttandone giù senza convinzione altri tre, limitandosi a scriverli in soli due movimenti (come nel caso del KV 285a e KV 285b) o prendendo spunto da scadenti musiche altrui (il KV 298).



Il Mozart-distributore di musiche, in questo frangente, funziona dunque solo fino a un certo punto e mostra due facce: ispirato nel Concerto KV 313, nell'Andante KV 315 che ne rappresenta una probabile appendice e nel Quartetto KV 285; svogliato e sbrigativo negli altri lavori. Che effettivamente odiasse il flauto lo dimostra anche il fatto che, tolto il Concerto per flauto e arpa KV 299, non ha più composto per questo strumento dopo aver evaso (e a dire il vero anche un po' eluso) la pratica De Jean. Il Flauto Magico, opera in cui il detestato strumento compare in effetti solo un paio di volte, una per atto, non si può neppure considerare un'eccezione che confermi la regola.

Ad ogni modo, il I tempo del KV 313 comincia particolarmente bene, col tema spiccato e una bella conclusione orchestrale "ad archi" (sequenze accordali molto rapide ascendenti e discendenti), alternando successivamente un paio di apprezzabili, sorridenti spunti melodici. Pur senza raggiungere livelli eccelsi, qui Mozart sta tranquillamente alla pari con maestri riconosciuti come Devienne, autore di concerti per flauto altrettanto piacevoli e talvolta anche appassionati:






lunedì 26 settembre 2011

114 - Una sonata da chiesa qualsiasi: la KV 224

Pressoché dimenticate dalla critica, le Sonate da chiesa sono forse le composizioni cui Mozart teneva di meno, se non altro perché strattamente collegate agli ordini e ai gusti di Colloredo. In realtà molte di queste opere sono di livello più che discreto, con spunti melodici spesso accattivanti; quasi sempre la struttura è quella di un normalissimo movimento in forma sonata con due temi e, naturalmente, un breve sviluppo e la ripresa. Ne è un esempio la Sonata KV 224, con il suo andamento fluidamente cantabile e la spiritosa idea iniziale a domanda e risposta:


Una trovata interessante di questo pezzo è quella di far derivare il secondo tema dal primo, un procedimento che tornerà nella Sonata KV 570 (!). C'è inoltre la coda, costituita dalle battute iniziali del primo tema, giusto per dare una maggior impressione di utilità stilistica.

sabato 24 settembre 2011

112 - Due composizioni in una (3)

Gli ultimi movimenti della Serenata KV 100 sono un breve Andante di appena due minuti, un Minuetto e un Allegro.

L'Andante è impreziosito dalla partecipazione pressoché continua dei fiati e si basa su una melodia assai semplice:


Il Minuetto, invece, percorre sentieri non nuovi con il suo viavai di scale ascendenti e discendenti, ma si alterna opportunamente con un Trio in minore più fosco.


Il finale, un rondò pure a ritmo di danza, ricorda vagamente quello della Sinfonia KV 16, ed è ancora generico e sbrigativo come molti dei tempi conclusivi che rallegravano un po' superficialmente le opere di questo tipo. Mozart andrà ben oltre in Serenate più ambiziose come la KV 250, per esempio, dove l'ultimo movimento sarà introdotto da un Adagio appassionato e solenne e si snoderà lungo diversi temi come una trionfale passeggiata in carrozza.





venerdì 23 settembre 2011

111 - Un nuovo genere (3): la Sonata KV 302

Anche la Sonata KV 302 è, come la precedente, in due movimenti: ma ben più ambizioso è il carattere, già nobilmente annunciato dall'incipit sinfonico (un accordo di mi bemolle discendente ed eroico). Le frasi sono ampie, cariche di forza affermativa e in grado di generarsi l'una dall'altra senza stacchi di sorta.

Dopo quest'esposizione possentemente energica, lo sviluppo comincia con un tema del tutto nuovo, quasi con preoccupazione. Non per niente questa zona dell'opera è attraversata da più di un'ombra, ma stavolta senza che nell'ascoltatore sorga l'impressione di un contrasto messo lì solo per abitudine, come abbiamo visto in altri casi apparentemente analoghi.


La violenza ritmica e positiva del I tempo si quieta nel movimento successivo, una serie di variazioni su un tema che parte fisso, ribattendo una nota e ondeggiando in larga parte per gradi congiunti. Chi ha messo in relazione questa sonata con le colleghe beethoveniane (Carli Ballola e Parenti) ha visto giusto specialmente qui più ancora che riguardo al I movimento: la calma di questa pagina è molto vicina al fraseggio ampio ammirato in molte pagine di Beethoven per i due strumenti.


L'attesa di un'accelerazione viene delusa, mantenendosi il tema sul ritmo di Andante grazioso prescritto all'inizio (salvo qualche sussulto verso la fine dell'opera), quasi Mozart stesse aspettando di scatenarsi in un Finale più mosso; invece tutte le tensioni rientrano e si placano definitivamente nella mansueta coda, in pianissimo, che suona quasi affettuosa.