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martedì 17 maggio 2011

78 - Marce per orchestra: KV 335 n. 2

L’altra marcia probabilmente destinata a chiudere la Serenata Posthorn sfoggia una folla di temi, alcuni dei quali anche intonati dai fiati, alternando momenti imperiosi ad altri più dolci. Orchestrata per archi, corni, trombe e flauti. Priva di sviluppo, la marcia prosegue con una seconda parte (2:01), altrettanto leggera e ottimista, dove vengono introdotte melodie totalmente nuove:



La Serenata Posthorn vede Mozart scalpitante e furibondo a Salisburgo, oltre che desideroso di cambiare aria al più presto. Gli ci vorranno ancora due anni per andarsene, ma intanto fioccano capolavori: se non la Messa dell’Incoronazione KV 317, ancora incerta, le Sinfonie KV 318 e KV 319, con questa Serenata, mostrano uno stile sanguigno, lontano dalle concessioni parigine.
Si son volute notare nel trio del postiglione la volontà e la speranza di ripartire verso mete ambiziose, ma quest’opera è trionfale e l’unico movimento nettamente contrastante è il quinto movimento di cui s’è già parlato in http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/48-un-mozart-serissimo.html.

I tempi ampi e solenni del primo tempo, con un Adagio introduttivo davvero maestoso, ci porterebbero già a Vienna se solo Mozart non avesse chiuso quasi del tutto con le Serenate nella capitale austriaca.

domenica 15 maggio 2011

77 - Alle soglie del Ratto dal Serraglio: l’incompiuta Zaide (4)

Opera senza capo né coda (nel senso che le mancano l’ouverture e il finale), la Zaide è stata completata con mezzi puramente strumentali e già disponibili, attingendo ovvero dall’ampio arsenale delle musiche composte da Mozart per l’orchestra e più o meno coeve. Così saltò fuori la sinfonia KV 318 come probabile presentazione dell’opera, mentre la baldanzosa marcia KV 335 venne adottata come conclusione festosa.



A dire il vero, non essendosi conservato il libretto dell’opera, non sappiamo neppure se questa finisse bene o male, per cui la scelta della marcia appena menzionata è palesemente arbitraria. In realtà non è chiaro se le due marce KV 335 fossero comprese nel prezzo della Serenata Posthorn KV 320 o di qualche altra opera dello stesso genere.

domenica 1 maggio 2011

76 – Alle soglie del Ratto dal Serraglio: l’incompiuta Zaide (3)

Una caratteristica che non troveremo in nessun’altra opera mozartiana sono i melologhi, in cui i cantanti recitano e non cantano, ma sono accompagnati dall’orchestra. In questo che segue Gomatz, che ancora non ha conosciuto Zaide, si lamenta del proprio destino (da 0:59 in poi) dopo un breve coro di schiavi.






Anche il sultano ha il suo bravo melologo per manifestare la propria rabbia dopo che Zaide è stata rapita.


lunedì 25 aprile 2011

75 – Alle soglie del Ratto dal Serraglio: l’incompiuta Zaide (2).

Dove invece l’opera mostra debolezze è nel personaggio di Osmin, che non è neppure in connessione via Internet con il suo omonimo ed omologo del Ratto, al punto che gli viene regalata una sola benché sghignazzante aria, seguita da uno sfogo di Soliman. Sentiamo entrambi i pezzi:




domenica 24 aprile 2011

74 – Alle soglie del Ratto dal Serraglio: l’incompiuta Zaide.

Coeva del Thamos, il singspiel incompiuto Zaide impegnò Mozart nel 1779 e nel 1780. Cronologicamente è la sua prima opera di grande rilevanza (nel dire questo mi tocca far torto al Lucio Silla, ma senza troppi rimpianti) e nella trama prefigura già il Ratto dal Serraglio. Rispetto a quest’ultimo manca la coppia popolana, ma in compenso c’è il nobile amico del protagonista e il sultano canta anziché recitare e basta.

In questo quartetto abbiamo già una prova delle capacità di caratterizzazione del compositore:



Il personaggio di Zaide precorre già eccellentemente Konstanze e Pamina con quest’aria dal candore religioso. L’orchestrazione finissima e la linea di canto sembrano già quelle del Così fan tutte:


sabato 23 aprile 2011

73 – Prima dell’Idomeneo. Il Thamos (2).

Ma dicevamo dei cori, una vera e propria scoperta perché, prima del Thamos, Mozart se n’era occupato pochino (salvo nei convenzionali finali d’opera). Per quanto la solennità del primo (“Schon weichet dir, Sonne”, in seguito riutilizzato con destinazione religiosa) sia ancora generica, la maestria e l’ingegno dimostrati nel costruire questa musica sono già di caratura superiore. Opera lontanissima dalla contemporanea Zaide (KV 344), nel trattamento delle voci rivela la stessa abilità compositiva:



Tornando allo smagliante colore orchestrale, il sipario che s’apre su un do minore sempre vivo, ma tendente al mi bemolle (al punto da modulare quasi subito a questa tonalità), ci mostra un Mozart totalmente cambiato rispetto alle sue sinfonie, compresa la Piccola in sol minore. La sinfonia tratta dal Thamos non è infatti leggera né tragica:  


Il ritorno del secondo tema in do minore rispetta in pieno le norme della forma sonata, ma è notevole la sua imperturbabilità rispetto a quanto lo precede: il mi bemolle che torna do minore non perde le sue caratteristiche positive, mantenendo una fierezza che non è lontana parente di quella beethoveniana.

venerdì 22 aprile 2011

72 – Prima dell’Idomeneo. Il Thamos

Nel Thamos Re d’Egitto (KV 345), Mozart si allena con i cori e con la sinfonia di carattere eroico, preparando gli affreschi sontuosi dell’Idomeneo. Pochi, finora, i precedenti di entrambi i generi nella produzione mozartiana: è il caso di fare pratica e dimostrare la propria forza musicale.

Se i cori preannunciano palesemente quelli più animati e pittoreschi che presto seguiranno, l’orchestra guarda ancora più lontano: al Don Giovanni.

http://www.youtube.com/watch?v=MpR8Lmy4p-E
Non sono tanto le somiglianze tematiche a sorprendere (“Ihr Kindes des Staubes” ci porta faccia a faccia col Commendatore, in uno dei temi d’un interludio (1:41 del video seguente) si afferra la melodia cantata sulle parole “E’ Donna Elvira quella ch’io vedo?”), quanto il fuoco con cui l’orchestra consuma il dramma. Il do minore, mai affrontato da Mozart in una sinfonia e non ancora in un concerto, non è fatalista né disperato. Si direbbe piuttosto una tonalità combattiva, come lo sarà in Beethoven:



Si sarà anche notata la somiglianza con un passo mendelssohniano (Ouverture del Sogno di una notte di mezza estate, 3:40 del video).