venerdì 28 settembre 2012

256 - Sfide

Riprendendo il nome d'una fortunata trasmissione televisiva, questo post esce alla luce per dimostrare anche il mondo della musica classica ha avuto le sue brave sfide. Una delle più note per i classicisti è quella tra Mozart e Clementi, qui illustrata ammodo:



In altre parole (o in altri suoni), vengono eseguite le musiche esibite in occasione di quell'incontro. C'è anche il celebre tema della Sonata in si bemolle che ottenne fama e celebrità passando nell'Ouverture del Flauto magico. Difficile pensare a un omaggio, però: Mozart disse le proverbiali peste e corna del povero Clementi, colpevole d'essere "un puro mechanicus". 

Forse, se non avesse suonato proprio il piatto Allegro che, come unico squillo, vanta il futuro tema del Flauto magico, Clementi avrebbe ricevuto un giudizio meno impietoso. Per esempio sarebbe andata a meraviglia questa:


Ovviamente questa sonata è stata composta un pochino più tardi (1821), ma evidentemente l'abilità clementina nella composizione doveva ancora perfezionarsi quando ebbe luogo lo scontro con Mozart. Fino a un certo punto, però:


Questa era del 1782, dunque in tempo per la sfida.

giovedì 27 settembre 2012

255 - Svidibuda come se fosse antani

Una delle più grandi satire musicali, senza andare a scomodare P.D.Q. Bach, è il Sestetto per archi e corni KV 522, una vera e propria fucilata ai compositori senza speranza. Qualche biografo ci ha visto la frecciata al padre Leopold, allora da poco scomparso.


Il padre non c'entra: Leopold sapeva comporre. Componeva antiquato, ma componeva. Tant'è vero che il Sestetto, altrimenti detto "Scherzo musicale" o "I musicanti del villaggio", non ha affatto uno stile antiquato né rifà il verso alle Sinfonie dei giocattoli, alle Nozze rustiche o ai Concerti per trombone: anzi si butta nella scia dei divertimenti anni '80 con un organico comune e alla moda (quattro archi e due corni). Il Trio del minuetto ha velleità di durata addirittura romantiche, raggiungendo una lunghzza inusitata e sconsiderata per quello che ha da dire. 



Oltre agli spropositi di struttura, il Sestetto inanella stecche deliziose, al punto che quella con cui l'opera si conclude è solo l'ultima di una lunga serie. Il Finale, una spassosa cavalcata inframmezzata da sortite contrappuntistiche rovinose e orrori assortiti in libera uscita dei corni, dimostra una volta di più che se le intenzioni (le melodie) sono ottime, non altrettanto può dirsi dei risultati (gli sviluppi):




venerdì 21 settembre 2012

254 - Solo per divertimento? (13)

A questo punto della carriera mozartiana, è ormai difficile distinguere tra il divertimento e la serenata vera e propria. Ci sono anzi passi di serenate di questo periodo che potrebbero comodamente appartenere a dei divertimenti e viceversa, come nel caso del 4° movimento del KV 247, un Adagio in cui Mozart trova una melodia meravigliosa e suadente fin dalle prime battute:


Questo brano non sfigurerebbe in una sinfonia, genere in cui Mozart ancora faticava a trovare un'identità ben definita; anche le sezioni successive (lo sviluppo specialmente) non sono meno serie di quelle che troveremmo in un adagio sinfonico.

I minuetti di quest'opera mantengono ancora le caratteristiche dei divertimenti tradizionali e finiscono per influenzare il Finale che, pur cominciando con un Andante molto pensoso, si trasforma in uno spiritoso Allegro assai coi corni in evidenza. Gli archi trottano amabilmente per l'esposizione, ma poi volano nello sviluppo:


lunedì 17 settembre 2012

253 - Non so donde viene (originale e trascrizione)

Una delle arie più sentite e amate da Mozart è stata certamente "Non so donde viene", preceduta dall'altrettanto celebre Recitativo "Alcandro, lo confesso", dall'Olimpiade di un Metastasio ai suoi vertici. Mozart la musicò due volte, pur non affrontando in blocco l'intera opera, che avrebbe potuto certamente fornirgli altri ottimi spunti.

Da Caldara, Vivaldi, Pergolesi fino a Paisiello e più in là ancora fino a Donizetti, l'Olimpiade metastasiana aveva attratto più di un compositore lungo tutto un secolo. Mozart prese una delle arie più significative per esprimere non l'affetto filiale che palpita nei suoi versi, bensì il suo amore per Aloysia Weber, almeno nella prima versione, KV 294:


Di quest'aria (non del recitativo, però) abbiamo anche una versione per clarinetto e pianoforte che mette in risalto le raffinate evoluzioni dell'orchestra:


La seconda versione è per basso e ha il numero di catalogo KV 512. Totalmente diversa dalla precedente, ha un tempo più rapido (almeno nella prima delle due strofe), ma si mantiene fedele al vecchio stile e alla teoria degli affetti, nonostante l'accelerazione con cui si passa dal recitativo all'aria e il cambio di tempo (e di ritmo, da 4/4 a 6/8) ancor più repentino dalla prima alla seconda strofa: