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lunedì 19 novembre 2012

276 - Dormite sul pentagramma

Ogni tanto qualche critico sbotta: "Ohé, ma qui Mozart ha proprio dormito". Il riferimento è alla celebre frase  "Aliquando bonus dormitat Homerus": succede, anche ai migliori. Anche a Mozart, che secondo Hildesheimer controbilanciò la mole immensa e inquietante del Don Giovanni con un "lied, strofico, noiosissimo, fa maggiore" (non si capisce però se il fa maggiore venga usato qui con connotazione spregiativa):


Composto per l'appunto pochi giorni dopo la prima del Don Giovanni (KV 527), questo lied ("Il compleanno del piccolo Federico") porta sul collo la targhetta KV 529, dal che si deduce che non è proprio stato scritto immediatamente dopo. C'è in mezzo ai due K una scena per soprano (il Recitativo "Bella mia fiamma" + l'Aria "Resta, o cara") che ha visto la luce 3 giorni prima del lied e 5 giorni dopo quella celebre prima rappresentazione praghese.

C'è poi un'antica maledizione che si accanisce contro le composizioni mozartiane scritte "per l'Incoronazione" (sacra o profana che sia), sempre e puntualmente dei capolavori mancati: dalla Messa KV 317 in do, bollata come modesta dal Buscaroli...


... al Concerto KV 537 (il n. 26 per tastiera), che si porta addosso la stessa denominazione e lo stesso giudizio, più che altro per il primo tempo che non ha convinto i critici. Sentite però il terzo e fateci sapere:


(Nota finale: nel Gloria della Messa KV 317, a un bel punto, si sente un tema che ne ricorda un altro della canzone natalizia O Tannenbaum. L'avete notato? Sì? No? In ogni caso ve lo segnaleremo con tanto di video in un prossimo post) 

domenica 11 novembre 2012

268 - A ritroso fra le sonate (2)

Più agitata e spumeggiante della Sonata KV 333, quella precedente in fa maggiore (KV 332) sembra voler sfruttare in lungo e in largo le potenzialità del fortepiano, specie nel tempo centrale (uno studio minuzioso sugli abbellimenti) e nel finale caratterizzato da una vivacità debordante che abbraccia il registro acuto dello strumento.

I due temi sono fintamente contrastanti: in fa maggiore il primo, in do minore il secondo (ma è un do minore quasi giocoso, certo non appassionato come nel caso della Sonata in quella tonalità). Questa irregolarità nello schema della forma sonata aggiunge pepe alla musica:

Sembra oltretutto un pezzo fatto apposta per i sostenitori dello stile galante: l'armonia riporta bassi albertini a gogò in tutti e tre i movimenti (quei bassi albertini che indussero il Buscaroli a dar ragione a Gould, quando questi diceva che Mozart fosse tanto sopravvalutato), quasi a dimostrare che si può scrivere ottima musica anche senza ricorrere all'arte del contrappunto. Nel tempo iniziale vi accenna invero una volta, quando riprende con la mano sinistra uno spezzone del lungo primo tema. 

Accidentale, ma comunque interessante, è la somiglianza del secondo soggetto con l'aria "La donna è mobile" (0:46), che non coincide però con una parentesi lirica, perché il brano riprende subito dopo con rinnovata velocità. Né sorprende il fatto che lo sviluppo cominci con una melodia ancora non udita nell'esposizione: questo rientra anzi nella prassi compositiva mozartiana.


Resta così l'Adagio, tutto buone maniere e gruppetti, si potrebbe considerare un ciclo di variazioni ornamentali, ma in realtà anche qui abbiamo abbiamo due temi che vengono ripresi e variati una sola volta. Si  noti che il pezzo si presenta in due versioni che differiscono nella scelta degli abbellimenti.