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mercoledì 17 ottobre 2012

257 - Addio al piano

Doveva essere la prima di una serie di sei sonate e invece è stata l'ultima di Mozart. Parliamo della KV 576, una Sonata "per principianti" in re maggiore talmente semplice da far fumare i tasti. Gli abbozzi di altri allegri, rondò e tempi simili per tastiera sola che accompagnano quel travagliato periodo e forse erano i cartoni preparatori delle altre sonate (poi mai composte) testimoniano che Mozart si mise d'impegno per soddisfare la nuova commissione, ma evidentemente incontrò difficoltà maggiori del previsto.


Nel primo tempo Mozart costruisce un bell'edificio contrappuntistico partendo dal consueto temino accordale, in apparenza innocuo. D'altronde il suo ultimo stile è una summa di semplicità e contrappunto, di cantabilità e sapienza compositiva. Una fusione che sarebbe riuscita più avanti anche a Haydn nei finali delle Londinesi.


Nello sviluppo del I tempo il tema viene stravolto e passato al vaglio di tonalità ben lontane da quella principale, con la mano sinistra serratamente impegnata a colmare i vuoti della sua parte riprendendo gli spunti della destra, come in un canone. Tutto diverso, però, il clima dell'Adagio. Tempo colmo di rimpianti e di soluzioni armoniche inconsuete in Mozart, si abbandona totalmente alla sua melodia e instaura, con un tappeto di note ribattute, una tensione dolorosa nella seconda parte:


Il virtuosismo del III movimento riporta la sonata sui binari del I. Le fulminee terzine di semicrome irridono alla dicitura "sonata facile", che Mozart aveva annunciato in una drammatica lettera a Puchberg, i passaggi in tonalità strapiene di diesis svelano una strada che forse, nel secolo entrante, l'autore avrebbe seguito. C'è chi ha parlato di musica già schubertiana: senza spingerci troppo in là (tutto è classico, anche in questo rondò quanto mai atipico per Mozart), diremo che l'effetto di accelerazione impresso a tutto il movimento, specie quando la sinistra interviene con un accompagnamento di velocità folle, è certamente una novità nella scrittura tastieristica dell'epoca:


sabato 21 luglio 2012

250 - Romanticismo in anticipo

Il Quartetto per pianoforte e archi KV 478, con gli appassionati unisoni e il veemente Sturm und Drang del I tempo (dopo il quale l'opera si alleggerisce alquanto), nasce in un periodo che solo il Concerto in re minore, benché in mezzo a una nidiata di capolavori, poteva far presagire. 

Eseguire quest'opera al pianoforte o al fortepiano fa poca differenza, anzi: l'uso di strumenti filologicamente testati, per certi versi, rende il primo movimento ancor più inquietante rispetto a una normale interpretazione col pianoforte moderno:


Abbiamo i consueti due temi, ma entrambi spinti da un affanno che è raro persino nei quartetti dedicati a Haydn, all'epoca freschi di composizione. Oltretutto il brano è molto più lungo della media, superando i dieci minuti. Forse accortosi dell'anomalia, Mozart non accorcerà i tempi seguenti, ma rinuncerà al minore nel Finale. 

Il secondo movimento è più tenero ma comunque serio e lirico quanto il primo: 




venerdì 2 dicembre 2011

170 - L'addio al piano di Mozart

Qualche volta vi sarà capitato di ascoltare l'Andante in fa KV 616 eseguito su un pianoforte e magari di pensare che questo sia stato l'ultimo brano scritto da Mozart per la tastiera. Sbagliato: quell'Andante è stato composto espressamente per l'organo, al punto da essere annotato su tre pentagrammi in chiave di sol. Per trovare il pezzo con cui Mozart dice addio alla tastiera (o meglio al fortepiano) occorre fare un passetto indietro.

Le variazioni in fa maggiore su un tema di singspiel hanno molti dei tratti comuni alle opere del terzo stile mozartiano: lontananza dai trionfalismi, tendenza all'essenziale, semplicità a oltranza che, a dispetto delle apparenze, conferisce una doppia dimensione al brano: ingenuo in superficie, denso di rivelazioni in realtà.

Il tema, tutto sommato uno dei migliori variati da Mozart, è già di per sé palesemente lineare e cantabile, e par quasi insensibile alle trasformazioni cui viene sottoposto. Ancora più lievi sono i cambiamenti subiti dall'introduzione al tema, un inciso di otto battute che ha stupito i critici e che, verso la fine (13:23), viene argutamente sovrapposto alla melodia principale:


E' stata poi rilevata anche la (non evidentissima) somiglianza tematica di quest'introduzione con quella del brano dei tre Geni nel Flauto Magico:


lunedì 29 agosto 2011

87 - Da un notturno alla "cosa più bella che abbia mai scritto"

Dal tema di un'opera poco nota può saltar fuori la melodia che incorona un capolavoro. Così da un paio di canoni Beethoven prese gli spunti per l'Allegretto dell'8° Sinfonia o il finale di uno dei suoi ultimi quartetti.

Mozart non fa eccezione, e in uno degli incantati e aforistici notturni da eseguire e cantare con gli amici coglie l'inizio, quasi letterale, del secondo movimento della "cosa più bella che abbia mai scritto", ovvero il Quintetto KV 452 per pianoforte e strumenti a fiato.

Si ascolti il Notturno KV 437 (che comincia a 4:33), "Mi lagnerò tacendo", una delle sue più affascinanti invenzioni melodiche tra le mura domestiche e poi lo si confronti con il Larghetto seguente. 





giovedì 23 dicembre 2010

42 - Trascrizioni mozartiane

Nel n° 2 del blog (http://dailymozart.blogspot.com/2010/11/2-gioia-ed-angoscia-per-violino-e.html) s’era parlato della Sonata KV 380, una delle opere più riuscite di Mozart per violino e pianoforte, che curiosamente si adatta alla perfezione, con qualche lieve cambiamento, a un organico composto da clarinetto e tre strumenti ad arco:





Oppure (1° e 2° mov.):




Mozart Clarinet Quartet KV374f
Caricato da produccio. - Guarda altri video musicali in HD!

La trascrizione è dello stesso Mozart, che fece altrettanto con la Sonata KV 378 e il Trio KV 496. Con il quintetto KV 581 avvenne l’opposto, ma in questo caso la trascrizione è anonima:

martedì 7 dicembre 2010

28 - Arie invitate alle Nozze

Molto meno esaltanti, ma comunque degne di nota, le due arie per la ripresa viennese delle Nozze, la KV 579 “Un moto di gioia” e la KV 577 “Al desio di chi t’adora”. Nel primo caso siamo nuovamente a metà tra lied e aria, tant’è vero che Mozart ne scrisse pure una versione per canto e pianoforte, ma è il ritmo grazioso ad attirare l’attenzione più di tutto il resto. Qui abbiamo uno dei rari casi di valzer nell’opera di Mozart, una cosa semplice semplice che sostituì temporaneamente l’aria “Venite, inginocchiatevi”. La Bartoli fa il pieno con entrambe le versioni:







(Ma è il canto a deformarle la faccia in quel modo? J)

Quasi ordinaria amministrazione, invece, “Al desio di chi t’adora”, brano sostitutivo della ben più significativa “Deh, vieni non tardar”. Nel complesso, si capisce facilmente perché le due arie non abbiano prevalso nell’uso rispetto a quelle previste originariamente:


lunedì 6 dicembre 2010

27 - L’amato bene diventa poesia

L’altra aria sostituitiva per Idomeneo non è, a differenza della precedente, un pezzo qualsiasi della collezione mozartiana: è intanto uno dei pochi testi ad essere stato musicato due volte dal compositore, malgrado il librettista fosse il mediocre Varesco, ed è l'unico caso di composizione per voce, piano e orchestra del nostro scrigno, bis della già splendida aria “L’amerò, sarò costante”.

Il KV 490, vale a dire il Recitativo e aria “Non più, tutto ascoltai” (prima “Ch’io mi scordi di te?”)… “Non temer, amato bene”, andò in un primo tempo a rimpiazzare quell’Allegro da concerto che è l’aria di Arbace “Se il tuo duol, se il mio desio”.

Per l’esecuzione a Palazzo Auersperg Mozart modificò “trasformò la parte di soprano (castrato) di Idamante in un ruolo di tenore” (Erik Smith), ma stranamente il KV 490 è scritto per soprano.
Accogliamo comunque con gioia l’anomalia, perché la voce femminile qui ci sta magnificamente. Sia il recitativo che l’aria fan la gioia del mozartista appassionato:



Se ci avete fatto bene attenzione, il recitativo viene cantato dalla stessa persona nonostante consista in realtà in un dialogo fra Ilia e Idamante.
Certo men riuscita del KV 490 è la sua replica per canto, piano e orchestra (KV 505), dove la linea melodica subisce alcuni cambiamenti che non si posson però prendere per migliorie. Scritta per Nancy Storace, è la puntuale dichiarazione in musica del Don Giovanni compositore. Prima entra l’orchestra, poi il soprano, infine il pianoforte, all’inizio dell’aria:

mercoledì 1 dicembre 2010

21 – Tempi antichi e nuovi (Ancient and new times)

Dal KV 517 “Die Alte” al KV 519 “Trennungslied”, passando per la neutralità cronologica del KV 518 (quasi una progressione matematica di note), Mozart attraversa nuovamente intere epoche, un po’ per amor di satira e un po’ per chiaroveggenza.

In “Die Alte”, per l’appunto “La vecchia”, c’è chi ha voluto vedere una sferzante parodia delle maniere di Leopold (ma se il testo originale era “Der Alte”, il vecchio, Mozart avrà proprio voluto evitare che saltasse fuori un sospetto del genere), persino nel modo di comporre e di condurre l’armonia, che difatti ricorda magistralmente il basso continuo dei tempi andati, senza contare l’indicazione dello spartito che raccomanda di cantare il lied con voce nasale. Per esempio:



Altrettanto riuscito, ma di tutt’altra natura è il Trennungslied (canto della separazione), in cui è messo in note il dramma eternamente attuale di due innamorati che si lasciano. La qualità del testo potrà ricordare le melensaggini delle canzonette piene di rime del tipo “me/te”, o le frasi fatte del caso (“Non posso vivere senza di te”, regolarmente presente nelle diciotto strofe della canzone), ma con Mozart è davvero il caso di dire che la musica cambia.

Il dolente fa minore dell’opera ci porta in regioni ignote al lied di quel tempo: tanto generiche e comuni le parole dell’ordinario poeta, quanto più efficace la resa sonora dell’opera. Forse Mozart tornò con la mente a quel Natale in cui Aloysia lo mollò nel più turpe dei modi, per quanto ci sia anche di peggio (basti pensare a come lo disprezzò Konstanze, vivo o morto che fosse):






Come l’Abendempfindung ascoltato in precedenza, anche in questo lied si nota con piacere che a una struttura testuale strofica non fa riscontro una musica ripetuta ad ogni cambiar di stanza: c’è anche un episodio in maggiore che introduce un salutare elemento di contrasto e permette di apprezzare la melodia sotto un’altra luce. Bella lì.

martedì 30 novembre 2010

20 - E Schubert era ancora di là da venire (Schubert was still a long way off)


Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2

Abendempfindung an Laura KV 523


Con il lied "Abendempfindung", Mozart ci porta oltre nel tempo di una quarantina d'anni con un'opera la cui tristezza è già da sola ben lontana dal '700. I semplici ed eloquenti intarsi del pianoforte (non riusciamo a immaginarci qui un fortepiano) tornano e ritornano come un leitmotiv lungo tutto il brano, che potrebbe apparire strofico a una prima impressione e invece si compone di più episodi musicali a commento del testo.

Lo stesso inciso del pianoforte riappare sotto luci differenti, come visto da varie angolazioni; modulato, in minore, sempre confacendosi alle parole. Non come Schubert, ma con cambiamenti d'umore già schubertiani.


Il lied schubertiano tratto dal programma di concerto è per contro più vivace, un valzer particolarmente sereno.


Languido e puntualmente romantico, invece, il pezzo brahmsiano.

lunedì 29 novembre 2010

19 - Un sol minore per burla


[Appendice al commento del KV 433: la versione per piano e canto è stata pubblicata per la prima volta nel 1799: è improbabile che fosse di Mozart. Per non scontentare nessuno, la Complete Mozart Edition l’ha pubblicata sia come aria per basso (completata da Erik Smith) che come lied, confermando di fatto il carattere non ben definito del pezzo, che ad ogni buon conto era destinato a un singspiel.]

Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2



Schubert - Leise flehen meine Lieder D 957



Brahms - Nicht mehr zu Dir gehen op. 32 n. 2

Alla serietà (quasi lugubre, nel caso di Brahms) dei Romantici fa riscontro l’impertinenza di un Mozart che, proprio in questo periodo, li sta anticipando con la Fantasia KV 475 – ormai slegata dall’influsso di C.P.E. Bach e rivolta a un futuro tutt’altro che prossimo – ma si diverte con questo lied ancora più malizioso di quello esaminato ieri.


Per una volta la tonalità di sol minore non indica affanno, qui il falso allarme è evidente: una fanciulla avverte le amiche di non fidarsi di Damoeten e di non dargli confidenza, tanto più che se l’è già accaparrato lei. “Il mago”, titolo della canzone, fornisce lo spunto per un melodizzare vivace e stranito, bizzarro fin dalla battuta iniziale (scala di sol minore in valori diversi con effetto di sospensione).



domenica 28 novembre 2010

18 - Arie d'opera in luogo di lieder (Opera arias instead of lieder)

Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2





Con i brani per voce e pianoforte KV 520 e KV 433, Mozart fonde la sua passione per l'opera con la riservatezza del lied. Ne escono di fatto una grande scena teatrale e un'aria d'opera buffa che avrebbe potuto trovare ospitalità nel Ratto, opere che naturalmente sono quanto di più lontano dalla levigatezza e dal colore scarno dei due lieder di cui sopra; la penna del compositore corre irresistibilmente attratta dal palcoscenico, al punto da trasformare il pianoforte in un'orchestra vivida fin dall'introduzione.



Per quanto sfolgorante, la canzone che descrive il dolore di Luise che brucia le lettere dell'amato è d'una concisione ammirevole. Come in das Veilchen (che pure è superiore a questo pezzo), le immagini del testo sono volte in potente musica, cosicché il fuoco in cui ardono le missive diventa un mulinare di biscrome, e l'apertura e la chiusa affidate al piano e quanto mai simili sono un altro bel colpo d'ingegno che a me ricorda il terzo atto della Bohème, quando si trova un'analoga somiglianza tra la prima battuta e quella di chiusura, quasi si volesse separare l'oggetto musicale da ogni altra cosa, quasi fosse un capitolo, o un mondo a sé.

Più terra terra senz'altro, l'arietta "Männer suchen stets zu naschen" doveva probabilmente far parte di un singspiel ("Il servitore di due padroni" in versione tedesca). Dal momento che Mozart ha solo abbozzato la parte orchestrale, è venuta comunque comoda una riduzione per piano. Per quanto semplice, non le si può negare un certo brio e una vivacità che la legano spontaneamente all'autore. Ingenuità maliziosa (o ingenua e piena di malizie, per dirla con Elio):





sabato 27 novembre 2010

17 - Note da un concerto mancato (Notes from a missed concert)

Qualche settimana fa si è svolto un concerto a base di lieder per il quale avevo il biglietto d’invito, ma per un motivo o per l’altro non ho potuto assistervi. Il programma includeva canzoni di Mozart, Schubert e Brahms, ed ero interessato ad ascoltarle tutte perché mi attirava l’idea di un confronto:

Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2

Premetto che, pur avendo ascoltato la maggior parte di queste composizioni (mi mancavano solo il D 686 e il D 774), conosco decentemente solo quelle di Mozart. Considerando il programma mi vengono alla mente due osservazioni: un po’ di Beethoven liederistico non avrebbe guastato; inoltre si rimane colpiti se si dà uno sguardo alle date di nascita e di morte: tutti e tre gli autori sono vissuti in epoche totalmente diverse uno dall’altro, quasi le rappresentassero nel caso presente.





Passando alla musica, si comincia con i due capolavori mozartiani del genere: più popolare e amato il primo, basato su una canzoncina che Mozart amplia con una maliziosa codetta, non renderà con accenti ancora adeguati un concetto complesso come la Sehnsucht, ovvero la nostalgia del futuro, ma il pezzo è comunque perfetto per rappresentare il terzo stile mozartiano, essenziale e melodico al massimo grado; il secondo raffigura in note una poesia di Goethe, e qui si capisce che Mozart avrebbe potuto rivoluzionare il genere se avesse scelto altre volte testi di autori all’altezza.

A differenza della KV 596, Das Veilchen è una traduzione fedele, verso per verso, dalle parole alla musica. Come dire Schubert anticipato di un buon trentennio, pur nello stile più mozartiano che si possa immaginare: cambi di tonalità, pause improvvise, sipario condensato in un arpeggio, commento finale di mano del compositore (“Das arme Veilchen! Es war ein herzig’s Veilchen!”.

Note che dunque seguono scrupolosamente il testo e ne rivelano una dimensione nuova, inaccessibile alla parola.



giovedì 25 novembre 2010

14 - Gioielli nascosti (Some hidden jewels)

Uno degli abbozzi che accompagnarono la nascita della Sonata KV 526 era un frammento nella stessa tonalità, un primo tempo sempre per violino e pianoforte che, presumibilmente, servì da preparazione all'opera più compiuta di Mozart per quel duo di strumenti. E' il KV 526a, una deliziosa miniatura di poche battute, consistente purtroppo soltanto in un primo tema che si interrompe dopo l'enunciazione. Frammenti più estesi di questo sono stati fortunatamente incisi e registrati. Per esempio, il bellissimo Allegro KV 580b:




O il grazioso movimento per quartetto KV 464a, abbozzato probabilmente prima del coevo Quartetto in la KV 464:





Sul fronte degli adagi interrotti, invece, ecco un esempio finissimo che evoca le atmosfere massoniche:





Passando ai lieder, abbiamo la canzone "Einsam bin ich" (k. Anh. 26):





E per finire, la Sinfonia Odense KV 16a in la minore. Forse di Leopold? Forse di Wolfgang? Poco importa, tutto considerato. Quello che conta è che sia stata scritta: uno dei pochissimi esempi di Sturm und Drang mozartiano, visto che la cosa resta in famiglia...


mercoledì 24 novembre 2010

13 - Aperti al dialogo (open to the dialogue)

Con l'ultima Sonata per violino e tastiera* Mozart porta a perfezione un genere che in precedenza era considerato di puro intrattenimento. La compone in pieno clima dongiovannesco e questo si percepisce chiaramente, anche se i tre movimenti prendono dal dissoluto punito solo gli aspetti giocosi, evitando quasi completamente quelli drammatici.

La vivacità dei tempi estremi trova puntuali riflessi nelle fasi più gioiose del Don Giovanni, la cui concitazione si può avvertire nello sviluppo, dove la battaglia fra i temi si fa più agguerrita e si possono quasi osservare le scintille che fanno.

Prendiamo a mo' di esempio i temi del primo, autentici scrosci di generoso entusiasmo:


O il quasi-moto-perpetuo del Finale (ispirato a un tema di Carl Friedrich Abel) che pure non disdegna momenti di lucente tenerezza come la coda dell'esposizione - 2:28 -, oltre a notevoli trovate e vigorose levate di ingegno (il repentino cambio di marcia in 1:22, per esempio):




Dove però la sonata si eleva ad altezze mai raggiunte prima nelle opere per questo organico è nell'Andante. Intanto l'armonia e la melodia si fondono subito (al piano è affidata la prima, al violino la seconda, ma in realtà essere formano come detto un tutt'uno, e in seguito i ruoli dei due strumenti si invertiranno), reggendo un equilibrio che si mantiene per tutto il brano. La concentrazione e la bellezza ricordano quelle dei quartetti per Haydn: tutti i temi (e non sono pochi) recano il segno di una fortissima passione.



* Non fa testo la Sonata per principianti KV 547, che non si discosta da una gradevole cordialità e risente dei limiti che comporta la sua destinazione. A titolo di completezza, comunque, ne riporto i tre movimenti:

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12 - All'ombra delle Nozze di Figaro

(Near the Marriage of Figaro)

Dopo la dichiarazione d'amore in musica con numero di catalogo 454, Mozart torna alla Sonata per violino un anno dopo. Scritta in un periodo in cui il compositore si godeva l'effimero successo viennese, la KV 481 in mi bemolle maggiore è, rispetto alla precedente, un'opera sostanzialmente più tranquilla e di respiro più contenuto, né vi traspare nulla degli accenti eroici che ci si aspetterebbe da questa tonalità.

La melodia è costruita su una serie di triadi, ed è quasi subito moderata, neanche ce ne fosse bisogno, da una brusca modulazione in do minore. A parte questa piccola scossa, il Molto allegro prosegue con la massima disinvoltura, con un secondo tema più melodioso del primo e un'esposizione un filino più mossa, grazie alle scale che i due strumenti si rimandano a vicenda e torneranno a vivacizzare lo sviluppo.



Da questa temperatura media deriva un'opera non popolare, scritta nelle vicinanze immediate del ben più noto Concerto KV 482 (sempre in mi bemolle, ma con tutt'altro carattere) ed estranea al virtuosismo che avevamo ammirato nella KV 454.

L'adagio (da 6:50 in poi), pure modellato su una triade, è nella rara tonalità di la bemolle maggiore e ricalca la cantabilità del secondo tema del movimento d'esordio, melodicamente anticipando alla lontana l'omologo del Trio KV 542. Anche qui le poche screziature in minore non scalfiscono la tranquillità di fondo. Par quasi che Mozart, in questo periodo occupato a plasmare gioielli di concerti e, riprendesse fiato con comodi lieder massonici (KV 483, 484) e opere quasi impersonali come questa.

Anche il tempo conclusivo, lungi dallo scatenare la proverbiale joie de vivre mozartiana, si attesta su un temino rassicurante, con una serie di variazioni sempre sorrette dalla puntuale maestria dell'autore, senza cercare stravaganze di sorta.


Anche l'assenza di una variazione in minore conferma il carattere spensierato dell'intera opera, e neppure la consueta accelerata dell'ultima variazione (con il tempo che passa a 6/8) prelude a una chiusa trionfale o concitata, come invece avveniva, per fare un esempio, nel Finale del Concerto KV 453.

Divisa la critica su quest'opera: dal Girdlestone che la considera "salottiera, galante, senza vita" ad Alfred Einstein secondo il quale "mai Mozart si è mostrato tanto vicino a Beethoven come qui", il giudizio vira comunque sul positivo. L'Hocquard la descrive così: "Nei due movimenti mossi si schiude l'arte del dialogo, ma nell'Adagio centrale in la bemolle maggiore ogni strumento dispone di melodie sue proprie. Successivamente il violino si lancia in due frasi di portata immensa, prima in fa minore e poi in re bemolle maggiore."

11 - Violino e pianoforte in dolce inno concordi

(Violin and piano united in sweet song)

Dopo aver passato una fase critica, quella dell'incertezza fra contrappunto e relax domestico, Mozart aspetta ancora un po' prima di tornare alla composizione per violino e pianoforte, e soprattutto non pubblicherà più sonate a cascata, concentrandosi invece su pochi capolavori. Il primo di questi è la Sonata in si bemolle KV 454. L'adagio introduttivo farebbe pensare per l'ennesima volta a un modello francese, ma qui la faccenda è ben diversa: siamo ben più vicini a opere nobili come la Serenata KV 361, il cui inizio ricorda molto queste battute d'esordio sognanti e notturne, che non alle leggere consonanze di un'epoca ormai superata. Dalla tenera introduzione sgorga un movimento più felice che allegro:



Pur rallentando il tempo, com'è logico, il secondo movimento non si discosta da questa Stimmung quanto mai idilliaca. Lo conferma il bellissimo tema che ripercorre e amplia la vena melodica già assaporata nell'introduzione dell'opera; col secondo soggetto il brano pare fermarsi e quasi riflettere, ma poi riprende subito il suo corso con dolcezza petrarchesca.

E' naturale che il tempo conclusivo suoni più vivace: Mozart riesce addirittura a trasformare il violino in tromba con la fanfara che qui funge da secondo tema, ma ciò nonostante questo movimento non è trionfale. Si abbandona a un sobrio virtuosismo per mettere in mostra le doti della violinista che accompagnò Mozart nella prima esecuzione. Di Regina Strinasacchi, se non m'inganno, ci resta solo la silhouette che vedete qui sopra: doveva essere una bella donna, almeno a giudicare da questa immagine che risale al 1795 (la Sonata è del 1784). Che fosse un'eccellente violinista, invece, lo affermarono i critici dell'epoca e lo stesso Mozart in una lettera al padre.




Tra le curiosità che fanno da contorno alla KV 454, piace ricordare che Mozart, non avendo fatto in tempo a scrivere la parte del pianoforte, la suonò a memoria davanti a Giuseppe II. Lo spartito che teneva aperto davanti era infatti vuoto.



martedì 23 novembre 2010

8 - Altre incompiute tra Bach e Konstanze

Tra le composizioni di questo periodo si annoverano anche l'Allegro per piano in si bemolle KV 400, di fatto un primo tempo di sonata, e la Fuga in sol minore KV 401. Se ci son due composizioni che fanno a pugni l'una con l'altra, sono proprio queste: sbarazzino l'Allegro quanto meditabonda la Fuga.

Manco male, però, un punto in comune i due pezzi ce l'hanno: sono entrambi incompiuti. Su 148 battute dell'Allegro, 91 sono di un Mozart che puntualmente si stufa dopo aver giochicchiato un po' col tema, mentre la Fuga ne conta 95 tutte sue (Stadler si è preoccupato di aggiungerne 8 per concluderla).
Così nel primo caso abbiamo di nuovo un Mozart in vestaglia e pantofole, tutto premure per la moglie, che butta giù un pezzo un poco infantile. Ci fa l'effetto di un'autocaricatura, impressione del tutto diversa da quella che lascia il sol minore del brano successivo, buono per far da riserva in panchina di una fuga della Tastiera ben temperata di Bach.

Si discute sulla modalità di esecuzione della Fuga: c'è chi giura che debba esser suonata a quattro mani, tanto grandi son gli intervalli tra pollice e mignolo che la costellano, ma pochi grandi virtuosi (tra cui Mozart stesso) sono in grado di suonarla da soli, vale a dire con due. Considerato un'imitazione (debole) dello stile bachiano, questo pezzo meriterebbe invero maggiore stima e attenzione.




Restano due fughe dello stesso tempo, pure incompiute e di carattere simile a quello della KV 401, indicate nel catalogo come KV 153, in mi bemolle e 154, in sol minore, che vanno in realtà spostate ai primi tempi di Vienna (375f e 385k). Rarissime le esecuzioni; naturalmente la composizione che attira maggiore interesse è la fuga KV 154 (temo purtroppo che nel link seguente sia solo un file midi, ma pazienza):


7 - Tra un Bach e l'altro

Accanto alle sonate e ai pezzi per violino e pianoforte, a quest'epoca appartengono molte altre opere incompiute, pure dedicate a Konstanze. L'unica effettivamente completata (e inviata in dono alla fresca sposa) è una composizione ignorata dalla discografia mozartiana (se per caso qualcuno l'ha incisa, per cortesia fatemi un fischio): i cinque solfeggi per voce sola KV 393. In altre parole, esercizi. Merita però un accenno il secondo, ricalcato sulle note del bellissimo Christe eleison dalla Messa KV 427.

Molto più nota e discussa è la Fantasia in re minore KV 397, dove la recente conoscenza di Bach si fa particolarmente sentire (cfr. andante introduttivo), ma non si può trascurare l'influsso dell'altro grande Bach, Carl Philipp, che certo ebbe buona voce in capitolo per quanto riguarda il carattere e la divisione in (numerosi) episodi del brano. Nella Mozart Complete Edition la pianista Mitsuko Uchida rinuncia a completare l'allegretto conclusivo, che pur non essendo compiuto è di mano mozartiana se si escludono le ultime 10 battute, sbrigativamente vergate da August Eberhard Müller (Mozart ha infatti riposto la piuma alla 97° battuta).

Come si era disimpegnata la Uchida? Ce lo dicono le note del CD Philips: "L'altra Fantasia, K. 397, rimase incompiuta. Una edizione ottocentesca la presentò integrata da 10 battute conclusive che sono poi rimaste nell'uso; ma nella presente incisione l'interprete preferisce terminare con una chiusa da lei stessa concepita che, come quella di Mozart nella K. 475, utilizza lo stesso materiale dell'inizio della Fantasia". Penso sia l'unica esecuzione di quest'opera che risolva così il problema dell'incompiutezza.



Da 5:53 in poi c'è la conclusione della Uchida.

Il revival barocco s'intensifica nella Suite KV 399, autentico viaggio nel passato con qualche trovatina più adatta al tempo in cui il pezzo è stato scritto. Di Suite effettivamente si tratta, essendo divisa e ordinata allo stesso modo di una suite antica (ouverture con fuga incorporata, allemande, courante, sarabande, ecc.), ma a differenza dei grandi esempi bachiani e handeliani, la tonalità cambia di danza in danza. Così l'ouverture (un preludio in piena regola) è in un severo do maggiore, la fuga in la minore, l'allemande in do minore, la courante in mi bemolle, la sarabande (purtroppo appena abbozzata, 6 misure sole) in sol minore.

Insomma, un esperimento in cui Mozart analizza a spirale le tonalità vicine a quella di do. La splendida fuga sarà antiquata, poco mozartiana e tutto, ma è comunque un pezzo da novanta. Pare in ogni caso che la Suite, benché composta per clavicembalo, suoni molto meglio all'organo:



Quanto alla Fuga, da ascoltare la splendida interpretazione di Koopman, stavolta al clavicembalo. O quella di Penson (da 1:30 in poi):



domenica 21 novembre 2010

6 - Esperimenti interrotti (e qualche errore dei critici)

Ed eccoci alla seconda parte delle composizioni per violino e pianoforte abbandonate. Si era alla Sonata KV 403 in do maggiore, pure scritta per Konstanze. A legger la dedica, doveva essere la prima di una serie, ma in realtà è rimasta monca nonostante i primi due pezzi fossero completi. Qualche critico lamenta l'alienamento stilistico dell'allegro moderato, ma siamo più che altro alle prese con un pezzo di qualità media, che si riprende nel secondo tema e ci presenta un Mozart sorprendentemente tranquillo, domestico.

Molto più bello è l'Andante, breve ma intenso e deciso, mentre il pezzo finale, benché giudiziosamente completato da Stadler, ha un tema buttato un po' a casaccio che può aver indotto Mozart a desistere e a mettere da canto l'altalenante composizione.

Pezzo isolato e decisamente più impegnativo è il Capriccio (altrove Fantasia) KV 396, un imponente adagio lungo 74 battute. Sull'edizione Ricordi i commentatori fanno Oooh per la bellezza dello sviluppo che contiene un episodio completamente diverso dall'esposizione e tirano in ballo le sinfonie più tempestose di Beethoven quale termine di paragone.

Peccato che, con ogni probabilità, Mozart abbia posato la penna al termine del secondo tema e Stadler, altrove sempre preso per maldestro, sia quindi l'autore di quel mirabile sviluppo e della ricapitolazione che, salvo i cambi di tonalità, è assolutamente identica all'inizio e ha fatto rizzar le antenne ai critici più attenti.

Escludendo i capitomboli dei musicologi, si può effettivamente ammirare l'adagio tanto per le saporose dissonanze che Mozart inserì nelle volute del tema (che può essere benissimo suonato al pianoforte solo, tra l'altro) quanto per l'avvincente e rapsodico sviluppo che, per quanto fuori tema, s'inserisce bene comunque nel tessuto dell'opera.





Come si può notare, il brano è serissimo e neppure il secondo soggetto, pur contrastante, alleggerisce il clima. Poco prima che questa melodia faccia la sua comparsa si notano le dissonanze di cui dicevo, autentici scontri di note a un semitono di distanza che ci portano dritti a Bach. Il Mozart filobachiano non imita Johann Sebastian, ma lo settecentizza: il suo stile austero è irto di cromatismi che in epoca barocca sarebbero stati acronistici.

5 - Esperimenti interrotti

Torno in tema riprendendo le amiche Sonate per violino.

Come detto, dopo la bella cinquina KV 376-380, Mozart compone il Ratto e poi s'infogna in una serie di composizioni incompiute dalle alterne sorti. Un bel giorno van Swieten gli appioppa un pacco di musiche di vari autori, fra i quali Bach e Haendel. Il nostro autore si macchia di una gran colpa secondo il Buscaroli perché non distingue Bach padre da Bach figli, tant'è vero che dice sempre "i Bach". Ciò è grave, ma bisogna dire che questa scoperta del passato frutta a Mozart il contatto col contrappunto; in realtà Wolfgang aveva composto fughe già da piccolo (vedi numerosi pezzi sacri) e aveva studiato con Padre Martini, che proprio un alfiere dello stile galante non era, ma conoscere la Tastiera ben temperata dev'essere stata comunque una bella esperienza.

Van Swieten, che secondo tale Pappalardo-La Rosa sarebbe stato addirittura il mandante della mortale bastonata che Hofdemel inflisse a Mozart, diventa per la storia della musica ufficiale una sorta di salvatore della musica finesettecentesca e mozartiana in generale. Insomma, basta che ci decidiamo... Un bel giorno si prende la sua parte di merito anche Konstanze: "Hai mai composto fughe, Mozie?" "No, cara, o almeno non mi sembra" "Male male, son le cose più belle dell'arte". Come dire: buttiamo pure a mare Idomeneo, l'Entfuehrung e tanti saluti al Concerto Jeunhomme (a proposito: ma l'inizio dell'adagio non comincia in stile imitativo? O non è contrappunto?), hai il marito più bravo al mondo a comporre e non ti sei accorta di nulla. Vabbè...

E allora eccoti Mozart alle prese con la fuga in tutte le sue forme per far contenta Stanzi Marini. La quale Stanzi, probabilmente, dopo quel rimprovero non ha più ascoltato una fuga in vita sua e si è più che altro occupata, una volta defunto il marito, di far fruttare al massimo le composizioni ch'eran rimaste in casa. Mozart comunque s'impegna ma non troppo: ed è qui che arriviamo finalmente alle sonate per violino di questo periodo e ai pezzi incompiuti che riguardano il genere.

Seguo l'ordine scelto dalla Complete Mozart Edition, che vi mette queste opere già nel primo CD. L'Andante e allegretto in do KV 404 comincia più o meno allo stesso modo del futuro Andante KV 616, brano invero un po' loffietto. Non continua, in realtà, perché solo 16 battute sono sue; più vivace e divertente l'allegretto - 20 battute, ma il tema è di una bellezza immediata - che ha avuto l'onore d'esser completato per il suo carattere molto piacevole.



Più ispirato ancora l'Andante in la con fuga in la minore KV 402.


La fuga genera controversie presso i critici, preoccupati di sottolineare il divario tecnico e stilistico rispetto a Bach. Altri tempi, ragazzi: è chiaro che Mozart "ci sta riprendendo la mano", in ogni caso anche la seconda metà dell'opera, per quanto un po' ingessata, merita approvazione e ascolto (dal 4° minuto del link in poi).

Si prosegue con un'altra incompiuta (il terzo tempo conta appena 20 misure), la Sonata in do KV 403, scritta appositamente per Konstanze come indica la dedica. (Continua)