martedì 30 novembre 2010

20 - E Schubert era ancora di là da venire (Schubert was still a long way off)


Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2

Abendempfindung an Laura KV 523


Con il lied "Abendempfindung", Mozart ci porta oltre nel tempo di una quarantina d'anni con un'opera la cui tristezza è già da sola ben lontana dal '700. I semplici ed eloquenti intarsi del pianoforte (non riusciamo a immaginarci qui un fortepiano) tornano e ritornano come un leitmotiv lungo tutto il brano, che potrebbe apparire strofico a una prima impressione e invece si compone di più episodi musicali a commento del testo.

Lo stesso inciso del pianoforte riappare sotto luci differenti, come visto da varie angolazioni; modulato, in minore, sempre confacendosi alle parole. Non come Schubert, ma con cambiamenti d'umore già schubertiani.


Il lied schubertiano tratto dal programma di concerto è per contro più vivace, un valzer particolarmente sereno.


Languido e puntualmente romantico, invece, il pezzo brahmsiano.

lunedì 29 novembre 2010

19 - Un sol minore per burla


[Appendice al commento del KV 433: la versione per piano e canto è stata pubblicata per la prima volta nel 1799: è improbabile che fosse di Mozart. Per non scontentare nessuno, la Complete Mozart Edition l’ha pubblicata sia come aria per basso (completata da Erik Smith) che come lied, confermando di fatto il carattere non ben definito del pezzo, che ad ogni buon conto era destinato a un singspiel.]

Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2



Schubert - Leise flehen meine Lieder D 957



Brahms - Nicht mehr zu Dir gehen op. 32 n. 2

Alla serietà (quasi lugubre, nel caso di Brahms) dei Romantici fa riscontro l’impertinenza di un Mozart che, proprio in questo periodo, li sta anticipando con la Fantasia KV 475 – ormai slegata dall’influsso di C.P.E. Bach e rivolta a un futuro tutt’altro che prossimo – ma si diverte con questo lied ancora più malizioso di quello esaminato ieri.


Per una volta la tonalità di sol minore non indica affanno, qui il falso allarme è evidente: una fanciulla avverte le amiche di non fidarsi di Damoeten e di non dargli confidenza, tanto più che se l’è già accaparrato lei. “Il mago”, titolo della canzone, fornisce lo spunto per un melodizzare vivace e stranito, bizzarro fin dalla battuta iniziale (scala di sol minore in valori diversi con effetto di sospensione).



domenica 28 novembre 2010

18 - Arie d'opera in luogo di lieder (Opera arias instead of lieder)

Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2





Con i brani per voce e pianoforte KV 520 e KV 433, Mozart fonde la sua passione per l'opera con la riservatezza del lied. Ne escono di fatto una grande scena teatrale e un'aria d'opera buffa che avrebbe potuto trovare ospitalità nel Ratto, opere che naturalmente sono quanto di più lontano dalla levigatezza e dal colore scarno dei due lieder di cui sopra; la penna del compositore corre irresistibilmente attratta dal palcoscenico, al punto da trasformare il pianoforte in un'orchestra vivida fin dall'introduzione.



Per quanto sfolgorante, la canzone che descrive il dolore di Luise che brucia le lettere dell'amato è d'una concisione ammirevole. Come in das Veilchen (che pure è superiore a questo pezzo), le immagini del testo sono volte in potente musica, cosicché il fuoco in cui ardono le missive diventa un mulinare di biscrome, e l'apertura e la chiusa affidate al piano e quanto mai simili sono un altro bel colpo d'ingegno che a me ricorda il terzo atto della Bohème, quando si trova un'analoga somiglianza tra la prima battuta e quella di chiusura, quasi si volesse separare l'oggetto musicale da ogni altra cosa, quasi fosse un capitolo, o un mondo a sé.

Più terra terra senz'altro, l'arietta "Männer suchen stets zu naschen" doveva probabilmente far parte di un singspiel ("Il servitore di due padroni" in versione tedesca). Dal momento che Mozart ha solo abbozzato la parte orchestrale, è venuta comunque comoda una riduzione per piano. Per quanto semplice, non le si può negare un certo brio e una vivacità che la legano spontaneamente all'autore. Ingenuità maliziosa (o ingenua e piena di malizie, per dirla con Elio):





sabato 27 novembre 2010

17 - Note da un concerto mancato (Notes from a missed concert)

Qualche settimana fa si è svolto un concerto a base di lieder per il quale avevo il biglietto d’invito, ma per un motivo o per l’altro non ho potuto assistervi. Il programma includeva canzoni di Mozart, Schubert e Brahms, ed ero interessato ad ascoltarle tutte perché mi attirava l’idea di un confronto:

Mozart (1756-1791)

Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523

Schubert (1797-1828)

Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193

Brahms (1833-1897)

Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2

Premetto che, pur avendo ascoltato la maggior parte di queste composizioni (mi mancavano solo il D 686 e il D 774), conosco decentemente solo quelle di Mozart. Considerando il programma mi vengono alla mente due osservazioni: un po’ di Beethoven liederistico non avrebbe guastato; inoltre si rimane colpiti se si dà uno sguardo alle date di nascita e di morte: tutti e tre gli autori sono vissuti in epoche totalmente diverse uno dall’altro, quasi le rappresentassero nel caso presente.





Passando alla musica, si comincia con i due capolavori mozartiani del genere: più popolare e amato il primo, basato su una canzoncina che Mozart amplia con una maliziosa codetta, non renderà con accenti ancora adeguati un concetto complesso come la Sehnsucht, ovvero la nostalgia del futuro, ma il pezzo è comunque perfetto per rappresentare il terzo stile mozartiano, essenziale e melodico al massimo grado; il secondo raffigura in note una poesia di Goethe, e qui si capisce che Mozart avrebbe potuto rivoluzionare il genere se avesse scelto altre volte testi di autori all’altezza.

A differenza della KV 596, Das Veilchen è una traduzione fedele, verso per verso, dalle parole alla musica. Come dire Schubert anticipato di un buon trentennio, pur nello stile più mozartiano che si possa immaginare: cambi di tonalità, pause improvvise, sipario condensato in un arpeggio, commento finale di mano del compositore (“Das arme Veilchen! Es war ein herzig’s Veilchen!”.

Note che dunque seguono scrupolosamente il testo e ne rivelano una dimensione nuova, inaccessibile alla parola.



venerdì 26 novembre 2010

16 - Fantasie in forma di sonate (2) - Fantasias in form of sonatas (2nd part)

Rispetto alla Fantasia KV 594, la sorella KV 608 ne condivide la struttura, che tuttavia è rovesciata nella disposizione dei tempi: là due Adagi incorniciavano un Allegro, qui è il preciso contrario. La tristezza che si respirava nei movimenti estremi si riversa tutta su quello centrale, quasi a voler ritentare la stessa strada precedente, ma con mezzi differenti.

La placida musicalità della prima fantasia è inoltre sconvolta dal cipiglio bachiano della seconda, e la potenza rattenuta nel 1° e nel 3° tempo di quella viene amplificata grandiosamente nelle fughe contenute in questa rivincita mozartiana. Così Bach sfiorato con qualche intoppo nelle composizioni caldeggiate da Konstanze viene riaffrontato con altre ambizioni, benché lo strumento per cui la Fantasia è stata scritta fosse ben lontano dall’organo e avesse piuttosto le caratteristiche di un innocuo carillon.

Non a caso Mozart aveva espresso in una lettera il suo disgusto per il timbro di detto strumento: “Se l’orologio fosse grande e suonasse come un organo, allora mi piacerebbe; ma così sono soltanto zufoli che danno un suono troppo acuto e infantile”  (“wenn es eine große Uhr wäre und das Ding wie eine Orgel lautete, da würde es mich freuen; so aber besteht das Werk aus lauter kleinen Pfeifchen, welche hoch und mir zu kindisch lauten”). Chissà come suonavano le sue Fantasie su quell’orologio…



(Versione per quintetto di fiati)



(L’originale)

giovedì 25 novembre 2010

15 - Fantasie in forma di sonate (Fantasias in form of sonatas)

A complemento degli articoli sulle trascrizioni e sulle opere di ispirazione bachiana, su richiesta del MozartForum aggiungo alcune impressioni sulle Fantasie per organo KV 594 e 608.

Entrambe in fa minore, opere della profonda maturità mozartiana, serissime per concezione e stavolta perfettamente compiute – e non solo nel senso letterale – si dividono in tre movimenti ciascuna, distinguendosi però dalle sonate dell’epoca per il fatto di riprendere nel finale i temi del primo tempo. Un percorso ciclico rarissimo in Mozart, non infrequente invece nelle opere dei suoi contemporanei (se ne trovano buoni esempi in Haydn).




(qui per quintetto di fiati)

La Fantasia KV 594 comincia con un bell’Adagio raccolto, non tragico nonostante il fa minore (anzi molto sereno), seguito da un allegro più vivo al punto da lambire le soglie dell’entusiasmo, quasi ad ampliare le sensazioni positive del primo movimento. La versione qui segnalata mette chiaramente in risalto questo ottimismo non altrettanto avvertibile con le sonorità dell’organo. Anche il contrappunto è gioioso, direi più di marca handeliana che non bachiana.

La ripresa dell’Adagio iniziale riporta la calma, ma non è una ripetizione letterale del tempo di apertura; al ritorno del primo tema segue una fase inquieta e screziata di dissonanze, nel complesso però più malinconica che realmente triste, con cui il pezzo si conclude.

14 - Gioielli nascosti (Some hidden jewels)

Uno degli abbozzi che accompagnarono la nascita della Sonata KV 526 era un frammento nella stessa tonalità, un primo tempo sempre per violino e pianoforte che, presumibilmente, servì da preparazione all'opera più compiuta di Mozart per quel duo di strumenti. E' il KV 526a, una deliziosa miniatura di poche battute, consistente purtroppo soltanto in un primo tema che si interrompe dopo l'enunciazione. Frammenti più estesi di questo sono stati fortunatamente incisi e registrati. Per esempio, il bellissimo Allegro KV 580b:




O il grazioso movimento per quartetto KV 464a, abbozzato probabilmente prima del coevo Quartetto in la KV 464:





Sul fronte degli adagi interrotti, invece, ecco un esempio finissimo che evoca le atmosfere massoniche:





Passando ai lieder, abbiamo la canzone "Einsam bin ich" (k. Anh. 26):





E per finire, la Sinfonia Odense KV 16a in la minore. Forse di Leopold? Forse di Wolfgang? Poco importa, tutto considerato. Quello che conta è che sia stata scritta: uno dei pochissimi esempi di Sturm und Drang mozartiano, visto che la cosa resta in famiglia...


mercoledì 24 novembre 2010

13 - Aperti al dialogo (open to the dialogue)

Con l'ultima Sonata per violino e tastiera* Mozart porta a perfezione un genere che in precedenza era considerato di puro intrattenimento. La compone in pieno clima dongiovannesco e questo si percepisce chiaramente, anche se i tre movimenti prendono dal dissoluto punito solo gli aspetti giocosi, evitando quasi completamente quelli drammatici.

La vivacità dei tempi estremi trova puntuali riflessi nelle fasi più gioiose del Don Giovanni, la cui concitazione si può avvertire nello sviluppo, dove la battaglia fra i temi si fa più agguerrita e si possono quasi osservare le scintille che fanno.

Prendiamo a mo' di esempio i temi del primo, autentici scrosci di generoso entusiasmo:


O il quasi-moto-perpetuo del Finale (ispirato a un tema di Carl Friedrich Abel) che pure non disdegna momenti di lucente tenerezza come la coda dell'esposizione - 2:28 -, oltre a notevoli trovate e vigorose levate di ingegno (il repentino cambio di marcia in 1:22, per esempio):




Dove però la sonata si eleva ad altezze mai raggiunte prima nelle opere per questo organico è nell'Andante. Intanto l'armonia e la melodia si fondono subito (al piano è affidata la prima, al violino la seconda, ma in realtà essere formano come detto un tutt'uno, e in seguito i ruoli dei due strumenti si invertiranno), reggendo un equilibrio che si mantiene per tutto il brano. La concentrazione e la bellezza ricordano quelle dei quartetti per Haydn: tutti i temi (e non sono pochi) recano il segno di una fortissima passione.



* Non fa testo la Sonata per principianti KV 547, che non si discosta da una gradevole cordialità e risente dei limiti che comporta la sua destinazione. A titolo di completezza, comunque, ne riporto i tre movimenti:

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12 - All'ombra delle Nozze di Figaro

(Near the Marriage of Figaro)

Dopo la dichiarazione d'amore in musica con numero di catalogo 454, Mozart torna alla Sonata per violino un anno dopo. Scritta in un periodo in cui il compositore si godeva l'effimero successo viennese, la KV 481 in mi bemolle maggiore è, rispetto alla precedente, un'opera sostanzialmente più tranquilla e di respiro più contenuto, né vi traspare nulla degli accenti eroici che ci si aspetterebbe da questa tonalità.

La melodia è costruita su una serie di triadi, ed è quasi subito moderata, neanche ce ne fosse bisogno, da una brusca modulazione in do minore. A parte questa piccola scossa, il Molto allegro prosegue con la massima disinvoltura, con un secondo tema più melodioso del primo e un'esposizione un filino più mossa, grazie alle scale che i due strumenti si rimandano a vicenda e torneranno a vivacizzare lo sviluppo.



Da questa temperatura media deriva un'opera non popolare, scritta nelle vicinanze immediate del ben più noto Concerto KV 482 (sempre in mi bemolle, ma con tutt'altro carattere) ed estranea al virtuosismo che avevamo ammirato nella KV 454.

L'adagio (da 6:50 in poi), pure modellato su una triade, è nella rara tonalità di la bemolle maggiore e ricalca la cantabilità del secondo tema del movimento d'esordio, melodicamente anticipando alla lontana l'omologo del Trio KV 542. Anche qui le poche screziature in minore non scalfiscono la tranquillità di fondo. Par quasi che Mozart, in questo periodo occupato a plasmare gioielli di concerti e, riprendesse fiato con comodi lieder massonici (KV 483, 484) e opere quasi impersonali come questa.

Anche il tempo conclusivo, lungi dallo scatenare la proverbiale joie de vivre mozartiana, si attesta su un temino rassicurante, con una serie di variazioni sempre sorrette dalla puntuale maestria dell'autore, senza cercare stravaganze di sorta.


Anche l'assenza di una variazione in minore conferma il carattere spensierato dell'intera opera, e neppure la consueta accelerata dell'ultima variazione (con il tempo che passa a 6/8) prelude a una chiusa trionfale o concitata, come invece avveniva, per fare un esempio, nel Finale del Concerto KV 453.

Divisa la critica su quest'opera: dal Girdlestone che la considera "salottiera, galante, senza vita" ad Alfred Einstein secondo il quale "mai Mozart si è mostrato tanto vicino a Beethoven come qui", il giudizio vira comunque sul positivo. L'Hocquard la descrive così: "Nei due movimenti mossi si schiude l'arte del dialogo, ma nell'Adagio centrale in la bemolle maggiore ogni strumento dispone di melodie sue proprie. Successivamente il violino si lancia in due frasi di portata immensa, prima in fa minore e poi in re bemolle maggiore."

11 - Violino e pianoforte in dolce inno concordi

(Violin and piano united in sweet song)

Dopo aver passato una fase critica, quella dell'incertezza fra contrappunto e relax domestico, Mozart aspetta ancora un po' prima di tornare alla composizione per violino e pianoforte, e soprattutto non pubblicherà più sonate a cascata, concentrandosi invece su pochi capolavori. Il primo di questi è la Sonata in si bemolle KV 454. L'adagio introduttivo farebbe pensare per l'ennesima volta a un modello francese, ma qui la faccenda è ben diversa: siamo ben più vicini a opere nobili come la Serenata KV 361, il cui inizio ricorda molto queste battute d'esordio sognanti e notturne, che non alle leggere consonanze di un'epoca ormai superata. Dalla tenera introduzione sgorga un movimento più felice che allegro:



Pur rallentando il tempo, com'è logico, il secondo movimento non si discosta da questa Stimmung quanto mai idilliaca. Lo conferma il bellissimo tema che ripercorre e amplia la vena melodica già assaporata nell'introduzione dell'opera; col secondo soggetto il brano pare fermarsi e quasi riflettere, ma poi riprende subito il suo corso con dolcezza petrarchesca.

E' naturale che il tempo conclusivo suoni più vivace: Mozart riesce addirittura a trasformare il violino in tromba con la fanfara che qui funge da secondo tema, ma ciò nonostante questo movimento non è trionfale. Si abbandona a un sobrio virtuosismo per mettere in mostra le doti della violinista che accompagnò Mozart nella prima esecuzione. Di Regina Strinasacchi, se non m'inganno, ci resta solo la silhouette che vedete qui sopra: doveva essere una bella donna, almeno a giudicare da questa immagine che risale al 1795 (la Sonata è del 1784). Che fosse un'eccellente violinista, invece, lo affermarono i critici dell'epoca e lo stesso Mozart in una lettera al padre.




Tra le curiosità che fanno da contorno alla KV 454, piace ricordare che Mozart, non avendo fatto in tempo a scrivere la parte del pianoforte, la suonò a memoria davanti a Giuseppe II. Lo spartito che teneva aperto davanti era infatti vuoto.



martedì 23 novembre 2010

10 – Ancora Bach, stavolta per gli archi

Pungolato dal passatista Van Swieten, Mozart non si limitò a scrivere delle composizioni nello stile dei Bach e di Handel, ma trascrisse anche alcune fughe di Johann Sebastian per trio (KV 404a) e quartetto d'archi (KV 405).* È un vero guaio che la discografia abbia sorvolato sul secondo arrangiamento, che ci avrebbe svelato altri particolari dell'incontro fra due tra i massimi geni del mondo. A parziale consolazione vostra e mia, ecco la trascrizione della Fuga in mib per archi:



Bella, vero? Le altre fughe trascritte della KV 405 sono quelle in do min., in re maggiore, in re# minore e in mi (II vol. della Tastiera ben temperata).

Più complesso il discorso per il KV 404a. Si tratta di opere per trio d'archi (sei preludi e fughe): l'ultima fuga è di Wilhelm Friedemann, le altre tutte di Johann Sebastian, mentre i preludi sono in due casi di quest'ultimo e in quattro – forse – di mano mozartiana.


Per quanto volutamente arcaicizzanti, i preludi non bachiani tradiscono l'autore classico… Quanto a Wilhelm Friedemann, per avere un'idea di cosa sapesse scrivere basti un esempio:

La seconda paccata di contrappunto non sarà tuttavia ancora così determinante per Mozart, o almeno non subito. Come sempre, niente degli influssi esterni va perso né finisce col predominare nella sua musica, che attinge allo stile galante e a quello severo mantenendo sempre un carattere unico.

* Per amor di completezza ci sarebbe da mettere in conto anche le orchestrazioni del Messia (KV 572) e di Acis e Galatea (KV 566), entrambe di Handel.

9 - Altro Bach

Al di là delle composizioni per Konstanze, Mozart riesce a concludere per sua e nostra fortuna almeno un paio di brani per tastiera che guardano senza dubbi di sorta in direzione di Bach. O meglio, dei Bach, perché nei casi che vedremo anche Carl Philipp e Wilhelm Friedemann faranno la loro parte.

Nella Fantasia con fuga KV 394 e nella successiva Piccola fantasia (o Preludio) KV 395, come s'è detto, Mozart prende soprattutto le mosse dallo stile estremamente contemporaneo – e col termine contemporaneo intendo dire vicino all'uomo del nostro tempo – del genialissimo Carl Philipp, per poi abbandonarsi alla severità di Johann Sebastian nella fuga della prima composizione, amata e detestata a seconda dei critici (Glenn Gould la definì per esempio uno studio eccellente su come scrivere una fuga senza mai farle prendere quota). Che l'imitazione di Bach sia riuscita o no, poco importa: la febbre del contrappunto tornerà utilissima a Mozart in futuro (vedi e ascolta il Flauto Magico).




Per avere un'idea di chi avesse preso a spunto nel primo pezzo di questo brano, ecco un paio di fantasie di Carl Philipp:





Ancor più libera, ma non meno "alla Carl Philipp", la Fantasietta che segue. Entrambe le composizioni furono spedite a Nannerl, destinataria più colta e certamente più fortunata di Konstanze.



Val la pena di esaminare le varie fasi dell'opera: un Allegretto tonalmente molto instabile confluisce in un Capriccio che sottolinea il carattere sperimentale del pezzo. L'Andantino che segue è poco più melodico, subito interrotto da un Presto, un Adagio, un altro Andantino e un Cantabile di pochissime o una sola battuta. L'oasi viene raggiunta quando le evoluzioni della tastiera sfociano in un rapsodico Allegro assai. Mozart non seguirà la strada di CPE, pur stimandolo molto come compositore, e riprese assai presto la sua vena melodica sconfinata lasciando al collega il compito di rappresentare un altro aspetto del '700, più corrucciato e nervoso ma non meno importante.

8 - Altre incompiute tra Bach e Konstanze

Tra le composizioni di questo periodo si annoverano anche l'Allegro per piano in si bemolle KV 400, di fatto un primo tempo di sonata, e la Fuga in sol minore KV 401. Se ci son due composizioni che fanno a pugni l'una con l'altra, sono proprio queste: sbarazzino l'Allegro quanto meditabonda la Fuga.

Manco male, però, un punto in comune i due pezzi ce l'hanno: sono entrambi incompiuti. Su 148 battute dell'Allegro, 91 sono di un Mozart che puntualmente si stufa dopo aver giochicchiato un po' col tema, mentre la Fuga ne conta 95 tutte sue (Stadler si è preoccupato di aggiungerne 8 per concluderla).
Così nel primo caso abbiamo di nuovo un Mozart in vestaglia e pantofole, tutto premure per la moglie, che butta giù un pezzo un poco infantile. Ci fa l'effetto di un'autocaricatura, impressione del tutto diversa da quella che lascia il sol minore del brano successivo, buono per far da riserva in panchina di una fuga della Tastiera ben temperata di Bach.

Si discute sulla modalità di esecuzione della Fuga: c'è chi giura che debba esser suonata a quattro mani, tanto grandi son gli intervalli tra pollice e mignolo che la costellano, ma pochi grandi virtuosi (tra cui Mozart stesso) sono in grado di suonarla da soli, vale a dire con due. Considerato un'imitazione (debole) dello stile bachiano, questo pezzo meriterebbe invero maggiore stima e attenzione.




Restano due fughe dello stesso tempo, pure incompiute e di carattere simile a quello della KV 401, indicate nel catalogo come KV 153, in mi bemolle e 154, in sol minore, che vanno in realtà spostate ai primi tempi di Vienna (375f e 385k). Rarissime le esecuzioni; naturalmente la composizione che attira maggiore interesse è la fuga KV 154 (temo purtroppo che nel link seguente sia solo un file midi, ma pazienza):


7 - Tra un Bach e l'altro

Accanto alle sonate e ai pezzi per violino e pianoforte, a quest'epoca appartengono molte altre opere incompiute, pure dedicate a Konstanze. L'unica effettivamente completata (e inviata in dono alla fresca sposa) è una composizione ignorata dalla discografia mozartiana (se per caso qualcuno l'ha incisa, per cortesia fatemi un fischio): i cinque solfeggi per voce sola KV 393. In altre parole, esercizi. Merita però un accenno il secondo, ricalcato sulle note del bellissimo Christe eleison dalla Messa KV 427.

Molto più nota e discussa è la Fantasia in re minore KV 397, dove la recente conoscenza di Bach si fa particolarmente sentire (cfr. andante introduttivo), ma non si può trascurare l'influsso dell'altro grande Bach, Carl Philipp, che certo ebbe buona voce in capitolo per quanto riguarda il carattere e la divisione in (numerosi) episodi del brano. Nella Mozart Complete Edition la pianista Mitsuko Uchida rinuncia a completare l'allegretto conclusivo, che pur non essendo compiuto è di mano mozartiana se si escludono le ultime 10 battute, sbrigativamente vergate da August Eberhard Müller (Mozart ha infatti riposto la piuma alla 97° battuta).

Come si era disimpegnata la Uchida? Ce lo dicono le note del CD Philips: "L'altra Fantasia, K. 397, rimase incompiuta. Una edizione ottocentesca la presentò integrata da 10 battute conclusive che sono poi rimaste nell'uso; ma nella presente incisione l'interprete preferisce terminare con una chiusa da lei stessa concepita che, come quella di Mozart nella K. 475, utilizza lo stesso materiale dell'inizio della Fantasia". Penso sia l'unica esecuzione di quest'opera che risolva così il problema dell'incompiutezza.



Da 5:53 in poi c'è la conclusione della Uchida.

Il revival barocco s'intensifica nella Suite KV 399, autentico viaggio nel passato con qualche trovatina più adatta al tempo in cui il pezzo è stato scritto. Di Suite effettivamente si tratta, essendo divisa e ordinata allo stesso modo di una suite antica (ouverture con fuga incorporata, allemande, courante, sarabande, ecc.), ma a differenza dei grandi esempi bachiani e handeliani, la tonalità cambia di danza in danza. Così l'ouverture (un preludio in piena regola) è in un severo do maggiore, la fuga in la minore, l'allemande in do minore, la courante in mi bemolle, la sarabande (purtroppo appena abbozzata, 6 misure sole) in sol minore.

Insomma, un esperimento in cui Mozart analizza a spirale le tonalità vicine a quella di do. La splendida fuga sarà antiquata, poco mozartiana e tutto, ma è comunque un pezzo da novanta. Pare in ogni caso che la Suite, benché composta per clavicembalo, suoni molto meglio all'organo:



Quanto alla Fuga, da ascoltare la splendida interpretazione di Koopman, stavolta al clavicembalo. O quella di Penson (da 1:30 in poi):



domenica 21 novembre 2010

6 - Esperimenti interrotti (e qualche errore dei critici)

Ed eccoci alla seconda parte delle composizioni per violino e pianoforte abbandonate. Si era alla Sonata KV 403 in do maggiore, pure scritta per Konstanze. A legger la dedica, doveva essere la prima di una serie, ma in realtà è rimasta monca nonostante i primi due pezzi fossero completi. Qualche critico lamenta l'alienamento stilistico dell'allegro moderato, ma siamo più che altro alle prese con un pezzo di qualità media, che si riprende nel secondo tema e ci presenta un Mozart sorprendentemente tranquillo, domestico.

Molto più bello è l'Andante, breve ma intenso e deciso, mentre il pezzo finale, benché giudiziosamente completato da Stadler, ha un tema buttato un po' a casaccio che può aver indotto Mozart a desistere e a mettere da canto l'altalenante composizione.

Pezzo isolato e decisamente più impegnativo è il Capriccio (altrove Fantasia) KV 396, un imponente adagio lungo 74 battute. Sull'edizione Ricordi i commentatori fanno Oooh per la bellezza dello sviluppo che contiene un episodio completamente diverso dall'esposizione e tirano in ballo le sinfonie più tempestose di Beethoven quale termine di paragone.

Peccato che, con ogni probabilità, Mozart abbia posato la penna al termine del secondo tema e Stadler, altrove sempre preso per maldestro, sia quindi l'autore di quel mirabile sviluppo e della ricapitolazione che, salvo i cambi di tonalità, è assolutamente identica all'inizio e ha fatto rizzar le antenne ai critici più attenti.

Escludendo i capitomboli dei musicologi, si può effettivamente ammirare l'adagio tanto per le saporose dissonanze che Mozart inserì nelle volute del tema (che può essere benissimo suonato al pianoforte solo, tra l'altro) quanto per l'avvincente e rapsodico sviluppo che, per quanto fuori tema, s'inserisce bene comunque nel tessuto dell'opera.





Come si può notare, il brano è serissimo e neppure il secondo soggetto, pur contrastante, alleggerisce il clima. Poco prima che questa melodia faccia la sua comparsa si notano le dissonanze di cui dicevo, autentici scontri di note a un semitono di distanza che ci portano dritti a Bach. Il Mozart filobachiano non imita Johann Sebastian, ma lo settecentizza: il suo stile austero è irto di cromatismi che in epoca barocca sarebbero stati acronistici.

5 - Esperimenti interrotti

Torno in tema riprendendo le amiche Sonate per violino.

Come detto, dopo la bella cinquina KV 376-380, Mozart compone il Ratto e poi s'infogna in una serie di composizioni incompiute dalle alterne sorti. Un bel giorno van Swieten gli appioppa un pacco di musiche di vari autori, fra i quali Bach e Haendel. Il nostro autore si macchia di una gran colpa secondo il Buscaroli perché non distingue Bach padre da Bach figli, tant'è vero che dice sempre "i Bach". Ciò è grave, ma bisogna dire che questa scoperta del passato frutta a Mozart il contatto col contrappunto; in realtà Wolfgang aveva composto fughe già da piccolo (vedi numerosi pezzi sacri) e aveva studiato con Padre Martini, che proprio un alfiere dello stile galante non era, ma conoscere la Tastiera ben temperata dev'essere stata comunque una bella esperienza.

Van Swieten, che secondo tale Pappalardo-La Rosa sarebbe stato addirittura il mandante della mortale bastonata che Hofdemel inflisse a Mozart, diventa per la storia della musica ufficiale una sorta di salvatore della musica finesettecentesca e mozartiana in generale. Insomma, basta che ci decidiamo... Un bel giorno si prende la sua parte di merito anche Konstanze: "Hai mai composto fughe, Mozie?" "No, cara, o almeno non mi sembra" "Male male, son le cose più belle dell'arte". Come dire: buttiamo pure a mare Idomeneo, l'Entfuehrung e tanti saluti al Concerto Jeunhomme (a proposito: ma l'inizio dell'adagio non comincia in stile imitativo? O non è contrappunto?), hai il marito più bravo al mondo a comporre e non ti sei accorta di nulla. Vabbè...

E allora eccoti Mozart alle prese con la fuga in tutte le sue forme per far contenta Stanzi Marini. La quale Stanzi, probabilmente, dopo quel rimprovero non ha più ascoltato una fuga in vita sua e si è più che altro occupata, una volta defunto il marito, di far fruttare al massimo le composizioni ch'eran rimaste in casa. Mozart comunque s'impegna ma non troppo: ed è qui che arriviamo finalmente alle sonate per violino di questo periodo e ai pezzi incompiuti che riguardano il genere.

Seguo l'ordine scelto dalla Complete Mozart Edition, che vi mette queste opere già nel primo CD. L'Andante e allegretto in do KV 404 comincia più o meno allo stesso modo del futuro Andante KV 616, brano invero un po' loffietto. Non continua, in realtà, perché solo 16 battute sono sue; più vivace e divertente l'allegretto - 20 battute, ma il tema è di una bellezza immediata - che ha avuto l'onore d'esser completato per il suo carattere molto piacevole.



Più ispirato ancora l'Andante in la con fuga in la minore KV 402.


La fuga genera controversie presso i critici, preoccupati di sottolineare il divario tecnico e stilistico rispetto a Bach. Altri tempi, ragazzi: è chiaro che Mozart "ci sta riprendendo la mano", in ogni caso anche la seconda metà dell'opera, per quanto un po' ingessata, merita approvazione e ascolto (dal 4° minuto del link in poi).

Si prosegue con un'altra incompiuta (il terzo tempo conta appena 20 misure), la Sonata in do KV 403, scritta appositamente per Konstanze come indica la dedica. (Continua)

4 - Delizie sugli strumenti antichi

Oggi vi passo un link su Mozart eseguito al virginale (con tanto di lezioni sugli abbellimenti):









Nel secondo link (e nelle puntate successive del video) il 2° movimento di una delle sonate più belle di Mozart, la KV 570. Tutto è bello in quest'opera, ma la gemma biologicamente superiore è il rondò con cui la composizione termina morbidamente. Tema tra i più spensierati e ben riusciti della sonata settecentesca, couplet (alias strofe) spiritosi, coda che suggella teneramente lo spirito e il significato di un brano che non verrà superato neppure dal suo omologo nella Sonata successiva e conclusiva (la difficile KV 576 in re maggiore).




Maestria e semplicità rifulgono anche nel primo tempo, in cui il secondo tema deriva dal principale (una scansione dell'accordo di si bemolle maggiore che darà luogo a una serie di evoluzioni contrappuntistiche). Nel tempo lento Mozart anticipa il Notturno di Mendelssohn dal Sogno di una Notte di mezza estate e incendia davvero l'oscurità con uno splendido episodio in do minore.

sabato 20 novembre 2010

3 - Intervallo liederistico

Wamblog - Stasera, data la stanchezza di tutta la settimana appena trascorsa che pesa, mi dedico a qualcosa di facile, senza troppe analisi grammaticali.
Un lied.



Opera che penso pochi conosceranno, o avranno ascoltato: la canzone "Die betrogene Welt" (Il mondo imbrogliato) KV 474, strettamente vicina alla briosa Der Zauberer (KV 472), alla più lineare Die Zufriedenheit (La contentezza, KV 473) e all'ombra di meraviglie quali Das Veilchen (La violetta, KV 476), la Musica funebre massonica KV 477 e il Quartetto in sol minore KV 478.

La tonalità di sol maggiore, spesso ritenuta tonalità dell'indifferenza, ben s'adatta al testo e al carattere di un brano che racconta un paio di episodi comuni per trarne una morale (la donna che preferisce il ricco al povero e poi se ne pente; una mondana che si fa suora). Tema martellante, soprattutto nell'introduzione, qualche scossa alla linea melodica tra un verso e l'altro. Il vero culmine del lied si trova però nel secondo soggetto, scritto in un sol minore gravido di disincanto che si scioglie poche battute più tardi in un ritmo di marcetta quasi fatalista.

Quasi un trampolino di lancio verso la florida delicatezza della violetta che farà il suo ingresso di lì a poco (anche la tonalità è la stessa), questo lied non fa spicco sul resto della produzione mozartiana per voce e pianoforte. Tuttavia è ben caratterizzato e sfoggia quell'eleganza alla quale l'autore ci ha piacevolmente abituati.

2 - Gioia ed angoscia per violino e pianoforte

Riprendo la Sonata KV 380, cui avevo accennato poco prima, che presenta una struttura stavolta regolarissima e un primo tempo fra i più limpidi dell'opera mozartiana:



Segue un enigmatico tempo in sol minore, non disperato come ci aspetteremmo considerando la tonalità, ma oscillante fra malinconia e speranza. In realtà il sentimento è magistralmente indefinito come riapparirà, ancor più potente, nel primo movimento del Concerto KV 491.

Il rondò conclusivo

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è solo in apparenza tranquillo (condividendo in questo molto col movimento iniziale), ma in alcune strofe diventa molto serio e mostra un impegno non comune per i finali dell'epoca (si ascolti dal 2:18 in poi).

Dopo la KV 380 Mozart lascerà per un pezzo il genere della sonata per violino. Lo ritroverà - eccettuato un periodo di incompiute interessanti, ma ahimé pur sempre incompiute - con capolavori se possibile anche più convincenti come la KV 454, la KV 481 e, davvero dulcis in fundo, l'imperdibile KV 526 che avrebbe fatto invidia a Beethoven e si chiude con una carezza tutta mozartiana.

Wamblog 1 - Un guizzo nel futuro

Stamane all'alba la FD ha trasmesso una delle sonate per violino e pianoforte di Mozart, la KV 379, che forse è stata un po' oscurata dalla grande opera seguente (la KV 380 ha avuto sorte migliore ed è stata trascritta anche per clarinetto e archi, versione buona almeno quanto quella originale).

Si comincia tranquilli, con un adagio molto disteso, ma il secondo movimento è già leggendario, una vera frustata prebeethoveniana (si volle attribuire questo scatto d'impazienza persin poco mozartiano a un accesso di rabbia anti-Colloredo). Tutto, e specialmente nella chiusura luciferina, si fa tremendamente vivo e acceso: potrebbe essere un finale pirotecnico, ma come giunge sovrana la calma dell'ultimo tempo, un tema con variazioni di impassibile eleganza:





Un Mozart che contrasta con se stesso, un ritorno alla quiete che quasi sembra dire "Ferma, aspetta: si può risolvere tutto anche così". Era destino che in fin dei conti a Beethoven toccasse l'anima minacciosa e fiera che afferra e si afferra nel II movmento, e a Mozart lo splendore della soavità vittoriosa.