Tra i sinfonisti d'epoca mozartiana, Vanhal è certamente uno dei più interessanti. In questa sinfonia in la minore (Bryan a2), composta verosimilmente intorno al 1770, abbiamo altri elementi che potrebbero aver influenzato Mozart. Molte anche le analogie con lo Sturm und Drang haydniano: per esempio il tema esposto inizialmente piano e poi ripetuto dall'orchestra con maggior intensità.
Anche se nella produzione di Vanhal si annoverano molte sinfonie in minore, non tutte queste opere si somigliano. Prendiamo per esempio questa (in re minore):
Qui il tema è meno dinamico rispetto all'altra sinfonia e cresce a poco a poco nel corso del movimento, che nel complesso appare più posato.
Non si conosce l'anno in cui fu composta la 2° sinfonia di Vanhal in sol minore, ma le analogie, che non sono sfuggite ai critici, potrebbero metterci sulla buona strada e indurci a datarla non dopo il 1773. Il nervosismo è più controllato, ma il risultato è ugualmente pregevole.
Il primo tema si fa strada lentamente, sinuoso e sinistro, seguito poco dopo da una sorta di variazione in maggiore (0:44). L'arguzia con cui è trattato rende superfluo un secondo soggetto, per cui l'esposizione è monotematica e lo sviluppo non aggiunge molto altro materiale, come avviene sovente in Haydn.
Molto più disteso è l'Adagio (5:02), in cui l'oboe domina la scena accompagnato dai pizzicati degli archi.
Di ben altro interesse è il Minuetto, animato da uno spirito sardonico alla Dittersdorf e melodicamente vicino al tempo analogo della KV 183, e anche il Trio (1:23) vi si appressa con il suo raffinato assolo per oboe. Il bellissimo Finale (3:47) ricorda per tensione e impegno sia la "Piccola" mozartiana che la 39 di Haydn:
Va detto a margine che la sinfonia settecentesca in minore non è di per sé necessariamente indice di adesione allo Sturm und Drang: occorre infatti distinguere tra quei compositori che effettivamente costellarono le loro sinfonie delle brusche sequenze accordali e delle folate di passione caratteristiche di quella corrente e gli altri che, per dirla col Tammaro, "lasciano da parte qualunque slancio drammatico e si limitano a rinforzare l'incisività dell'autore".
Tra questi figurano per esempio Gaetano Brunetti (cui fa appunto riferimento il Tammaro con quell'osservazione) e CPE Bach.
Se la sinfonia di Filtz rimane probabilmente solo un esempio cui non si può ricondurre la KV 183, molto più vicine sono le due Sinfonie in sol minore di Vanhal, autore che Mozart conobbe personalmente e con cui suonò anche in quartetto. La prima, scritta nel 1771, ci immerge subito in un esempio indomito di Sturm und Drang:
Mozart può essersi ispirato a quest'opera più per il fremito affannoso ed eroico che la percorre che non per la struttura o le idee melodiche. Il secondo tempo (4:04) è di fatto il movimento centrale di quello che potrebbe essere benissimo un concerto per violino e orchestra: niente di più lontano, dunque, dall'omologo mozartiano della KV 183.
Il Minuetto, pur conservando interamente i connotati di una danza, è nondimeno serio come il primo tempo, mentre il Finale (2:57) sembra riprendere le mosse dalla Sinfonia n. 39 di Haydn, che ascolteremo in seguito:
Ricordate chi suono il Quartetto delle Dissonanze con Mozart la famosa volta in cui Haydn elogiò l’amico e collega davanti al padre? Oltre a Haydn stesso e a Dittersdorf, c’era il grande sinfonista Vanhal, compositore certamente da rivalutare che non è stato ancora degnamente riscoperto.
Non si può dire che Vanhal fosse un rivale di Mozart, né si conoscono giudizi dell’uno sull’altro, ma ad ogni modo quest’autore meritava d’essere ricordato, e non solo per una Sinfonia in sol minore che ebbe il suo bravo influsso sulla “Piccola” in sol minore mozartiana KV 183. Tra i contemporanei del Nostro, questo è uno dei più bravi e fortunati: in genere chi ama la musica di Mozart apprezza particolarmente anche quella di Vanhal:
Ben diverso è il caso di Clementi, compositore certamente più noto ma detestato da Mozart, che ne stroncò le capacità tecniche e compositive in una lettera a Leopold, forse più per la nota antipatia che provava nei confronti degli italiani che per altro. Per una volta la fama di un suo rivale ha superato il proprio tempo e Clementi è oggi ben noto agli appassionati come sonatista e sonatinista:
Sbagliato, tuttavia, accusare Mozart di plagio (e se plagio è stato, è stato anche un bene per la musica) per l’inaspettata comparsa del tema della Sonata seguente nell’Ouverture del Flauto Magico. Si può ben confrontare la debolezza del brano clementino con il brio e la maestria contrappuntistica del geniale avversario: