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venerdì 28 settembre 2012

256 - Sfide

Riprendendo il nome d'una fortunata trasmissione televisiva, questo post esce alla luce per dimostrare anche il mondo della musica classica ha avuto le sue brave sfide. Una delle più note per i classicisti è quella tra Mozart e Clementi, qui illustrata ammodo:



In altre parole (o in altri suoni), vengono eseguite le musiche esibite in occasione di quell'incontro. C'è anche il celebre tema della Sonata in si bemolle che ottenne fama e celebrità passando nell'Ouverture del Flauto magico. Difficile pensare a un omaggio, però: Mozart disse le proverbiali peste e corna del povero Clementi, colpevole d'essere "un puro mechanicus". 

Forse, se non avesse suonato proprio il piatto Allegro che, come unico squillo, vanta il futuro tema del Flauto magico, Clementi avrebbe ricevuto un giudizio meno impietoso. Per esempio sarebbe andata a meraviglia questa:


Ovviamente questa sonata è stata composta un pochino più tardi (1821), ma evidentemente l'abilità clementina nella composizione doveva ancora perfezionarsi quando ebbe luogo lo scontro con Mozart. Fino a un certo punto, però:


Questa era del 1782, dunque in tempo per la sfida.

sabato 24 marzo 2012

232 - Il Flauto magico, ovvero la fusione ideale tra opera italiana e tedesca

Chissà se i primi spettatori del Flauto magico sbigottirono ascoltando un singspiel genialmente intriso di elementi tedeschi e italiani, e in particolare il lungo recitativo accompagnato che ha luogo nel Finale del I atto e ci mostra Tamino alle prese con un sacerdote e coi suoi primi dubbi (chi è realmente Sarastro? Un malfattore o un benefattore? E la Regina della notte?):

Dai dialoghi si passa così a passi che potremmo ritrovare in un'opera seria (e forse non è un caso che la Clemenza di Tito sia coeva al Flauto): la stessa Regina della Notte si presenta con un solenne e breve recitativo, e con lo stesso mezzo Sarastro suggella lo scorno e la sconfitta dei suoi nemici al termine dell'opera.
A riequilibrare quest'apparente intrusione italiana nell'opera penserà lo scanzonato Papageno.

lunedì 19 dicembre 2011

185 - Amicizia in musica

Nell'ultimo anno della sua vita Mozart scrive due brani operistici pressoché coevi che inneggiano all'amicizia. Il primo, notissimo, è il Duetto "Bei Männern, welche Liebe Fühlen" intonato da Pamina e Papageno:


Meno celebre, ma di simile intensità, è un altro Duetto, "Deh prendi un dolce amplesso", tratto dalla Clemenza di Tito. Curiosamente è cantato da due voci femminili anche se i personaggi sono maschili (Annio e Sesto). Il pezzo è di chiaro sapore neoclassico ed è uno dei pù brevi mai scritti da Mozart (un minuto circa, scelta che rispecchia quell'economia di tempi e di mezzi caratteristica di quest'opera):


I due numeri sono molto affini nonostante provengano da generi lirici ben lontani fra loro (il Singspiel e l'opera seria). Il trattamento delle voci, intrecciate e trattate con procedimenti imitativi, ritornerà tale e quale nell'ultima Cantata massonica mozartiana, la KV 623 (a 0:37):


venerdì 2 dicembre 2011

170 - L'addio al piano di Mozart

Qualche volta vi sarà capitato di ascoltare l'Andante in fa KV 616 eseguito su un pianoforte e magari di pensare che questo sia stato l'ultimo brano scritto da Mozart per la tastiera. Sbagliato: quell'Andante è stato composto espressamente per l'organo, al punto da essere annotato su tre pentagrammi in chiave di sol. Per trovare il pezzo con cui Mozart dice addio alla tastiera (o meglio al fortepiano) occorre fare un passetto indietro.

Le variazioni in fa maggiore su un tema di singspiel hanno molti dei tratti comuni alle opere del terzo stile mozartiano: lontananza dai trionfalismi, tendenza all'essenziale, semplicità a oltranza che, a dispetto delle apparenze, conferisce una doppia dimensione al brano: ingenuo in superficie, denso di rivelazioni in realtà.

Il tema, tutto sommato uno dei migliori variati da Mozart, è già di per sé palesemente lineare e cantabile, e par quasi insensibile alle trasformazioni cui viene sottoposto. Ancora più lievi sono i cambiamenti subiti dall'introduzione al tema, un inciso di otto battute che ha stupito i critici e che, verso la fine (13:23), viene argutamente sovrapposto alla melodia principale:


E' stata poi rilevata anche la (non evidentissima) somiglianza tematica di quest'introduzione con quella del brano dei tre Geni nel Flauto Magico:


venerdì 18 novembre 2011

156 - Meraviglie mozartiane

L'Adagio e Rondò KV 617 per armonica a bicchieri, flauto, oboe, viola e violoncello (cui s'era accennato in http://dailymozart.blogspot.com/2011/11/146-uno-strumento-che-proprio-odio-8.html) è uno dei capolavori nascosti dell'ultimo anno mozartiano. Vi è già presente l'atmosfera fiabesca del Flauto Magico, tanto nelle melodie (soprattutto nell'Adagio) quanto nel timbro, un gioiello di dolcezza accorata che fa leva soprattutto sui registri acuti di flauto, oboe e glassharmonica, pur bilanciata dalle sfumature medio-gravi della viola e del violoncello:


Dopo il fermoimmagine incantato dell'Adagio, quando comincia il Rondò sembra quasi che stia per mettersi in moto un meccanismo. L'impressione è confermata dal tema, un bellissimo motivo da carillon, di sorprendente lunghezza e con una curiosa forma a spirale.

I couplet, anch'essi molto estesi e particolareggiati, offrono all'ascoltatore un'inattesa girandola di  modulazioni. Uno dei sottotemi di queste strofe tornerà in una sezione successiva, che si potrebbe considerare uno sviluppo a tutti gli effetti se il brano fosse in forma sonata. C'è anche il tempo per una coda, nella quale il sottotema avrà ancora la parte principale.



domenica 9 ottobre 2011

126 - Danze e un ricordo di Praga

Il genere per cui Mozart compose di più è, stranamente, uno dei più trascurati dai critici. I suoi cicli di danze superano per numero anche le sinfonie (e se non le superano, ci manca comunque poco) e abbondano soprattutto in quel periodo di oscura risalita del compositore, ovvero il suo ultimo anno di vita.

Accanto ai Concerti KV 595 e 622, alla Clemenza di Tito e al Flauto Magico, queste composizioni-miniatura mostrano un Mozart sempre eccelso, benché costretto negli angusti limiti di musiche di modesto formato, prive di possibilità di espansione lirica o drammatica. Il ciclo che segue (Contraddanze KV 609, ovvero danze di campagna) comincia con un accenno orchestrale dell'aria Non più andrai:


Dopo il ricordo dei bei tempi in cui Mozart era compositore e operista di grande successo (ma il declino era purtroppo alle porte), questa serie di danze continua con un'altra splendida e fugace invenzione melodica:


Nella terza danza entrano anche i tamburi (rarissimi in Mozart), mentre nella quarta fa spicco un tema rapinoso e trascinante:





Si chiude con una danza che nasconde una nota di profonda tristezza (a 0:50), giustamente segnalata dal critico Ghéon, e tornerà identica nella Contraddanza KV 610 sotto il nome "Les filles malicieuses".


martedì 27 settembre 2011

115 - "Uno strumento che proprio odio"

Quando Mozart si vede commissionare un numero imprecisato di concerti e quartetti per flauto dal mecenate olandese De Jean, la sua reazione non è precisamente esemplare: deprecando il fatto di dover comporre per uno strumento che non può soffrire, si limita a scrivere un concerto (KV 313) e a riadattarne un altro (KV 314), in origine scritto per l'oboe, e si mette di impegno solo su un quartetto (il KV 285) buttandone giù senza convinzione altri tre, limitandosi a scriverli in soli due movimenti (come nel caso del KV 285a e KV 285b) o prendendo spunto da scadenti musiche altrui (il KV 298).



Il Mozart-distributore di musiche, in questo frangente, funziona dunque solo fino a un certo punto e mostra due facce: ispirato nel Concerto KV 313, nell'Andante KV 315 che ne rappresenta una probabile appendice e nel Quartetto KV 285; svogliato e sbrigativo negli altri lavori. Che effettivamente odiasse il flauto lo dimostra anche il fatto che, tolto il Concerto per flauto e arpa KV 299, non ha più composto per questo strumento dopo aver evaso (e a dire il vero anche un po' eluso) la pratica De Jean. Il Flauto Magico, opera in cui il detestato strumento compare in effetti solo un paio di volte, una per atto, non si può neppure considerare un'eccezione che confermi la regola.

Ad ogni modo, il I tempo del KV 313 comincia particolarmente bene, col tema spiccato e una bella conclusione orchestrale "ad archi" (sequenze accordali molto rapide ascendenti e discendenti), alternando successivamente un paio di apprezzabili, sorridenti spunti melodici. Pur senza raggiungere livelli eccelsi, qui Mozart sta tranquillamente alla pari con maestri riconosciuti come Devienne, autore di concerti per flauto altrettanto piacevoli e talvolta anche appassionati:






lunedì 18 aprile 2011

67 – Dal Lucio Silla alla Clemenza di Tito: quando l’opera seria fa sul serio (8)

Vitellia è particolarmente fortunata perché, come abbiamo appena visto, le spetta il pezzo forte dell’opera, il rondò “Non più di fiori”. Di fatto è l’ultima aria mozartiana scritta per un’opera lirica (da lì in poi avremo una marcia con coro, il recitativo accompagnato di Tito e il sestetto finale). Nel couplet “Infelice, quale orrore” ci godiamo un anticipo del Concerto per clarinetto KV 622 e il tema del rondó, dopo questa citazione che accelera il tempo del pezzo, ritorna come da copione, ma a velocità doppia e con altro intento espressivo.
Prima Vitellia si pente, riflette, rimpiange, poi decide e si appresta risolutamente al sacrificio con questa accelerazione del tema.

Vien trattato bene anche Sesto, cui è dedicata la celebre aria con corno di bassetto obbligato “Parto, ma tu ben mio”, e poco più avanti un recitativo accompagnato (“Oh Dei, che smania è questa”), solo per citare le bellezze più evidenti.



Ad Annio e Vitellia, personaggi in penombra, toccano rispettivamente la partecipazione a duetti e terzetti di splendida levatura (“Deh prendi un dolce amplesso”, “Vengo… aspettate”) e la graziosa aria “S’altro che lagrime”. A proposito del duetto “Deh prendi un dolce amplesso”, si noti come un’esecuzione molto rapida faccia assomigliare il pezzo a una danza tedesca. Il Paumgartner notò la sua affinità con l’atmosfera del singspiel e aveva ragione, perché il brano potrebbe stare benissimo all’interno del Flauto Magico senza che si avvertano squilibri o fratture col resto.

mercoledì 5 gennaio 2011

55 - Nemici, rivali e avversari (e tre)

Ricordate chi suono il Quartetto delle Dissonanze con Mozart la famosa volta in cui Haydn elogiò l’amico e collega davanti al padre? Oltre a Haydn stesso e a Dittersdorf, c’era il grande sinfonista Vanhal, compositore certamente da rivalutare che non è stato ancora degnamente riscoperto.

Non si può dire che Vanhal fosse un rivale di Mozart, né si conoscono giudizi dell’uno sull’altro, ma ad ogni modo quest’autore meritava d’essere ricordato, e non solo per una Sinfonia in sol minore che ebbe il suo bravo influsso sulla “Piccola” in sol minore mozartiana KV 183. Tra i contemporanei del Nostro, questo è uno dei più bravi e fortunati: in genere chi ama la musica di Mozart apprezza particolarmente anche quella di Vanhal:


Ben diverso è il caso di Clementi, compositore certamente più noto ma detestato da Mozart, che ne stroncò le capacità tecniche e compositive in una lettera a Leopold, forse più per la nota antipatia che provava nei confronti degli italiani che per altro. Per una volta la fama di un suo rivale ha superato il proprio tempo e Clementi è oggi ben noto agli appassionati come sonatista e sonatinista:



Sbagliato, tuttavia, accusare Mozart di plagio (e se plagio è stato, è stato anche un bene per la musica) per l’inaspettata comparsa del tema della Sonata seguente nell’Ouverture del Flauto Magico. Si può ben confrontare la debolezza del brano clementino con il brio e la maestria contrappuntistica del geniale avversario:




domenica 2 gennaio 2011

51 - Massoneria in musica

Non è nuovo ai più il fatto che Mozart abbia scritto alcune musiche per la massoneria, in particolare lieder, cantate, il Flauto Magico e, altro capolavoro di lusso, la Musica funebre. Anche molti dei suoi colleghi erano massoni (compreso suo padre) e avevano composto opere di carattere simile, con abbondanza di strumenti a fiato in primo piano, segnali tripli e tonalità bemollizzate.

Prima di ascoltarli, però, è il caso di soffermarsi su un’oppera poco in vista, ma di solenne e fiera bellezza: la Cantata massonica KV 619 potrebbe intendersi come un Liederkreis in miniatura, con repentini cambi di tempo e un trascolorare costante dall’aria al recitativo e viceversa. Il pezzo finale (da 6:06) è l’Inno alla Gioia di Mozart, un motivo elementare e magnetico che si fissa immediatamente nella memoria:





Benché i suoi contatti con la massoneria siano meno evidenti di quelli che Mozart coltivò lungo tutta una vita, anche Beethoven ne manifesta l’influsso in quello che è cronologicamente il suo primo capolavoro nel capolavoro, l’aria “Da stiegen die Menschen ans Licht” dalla Cantata per la morte di Giuseppe II:



Ed ecco infine lo splendore degli strumenti a fiato in questa composizione di Salieri:

(Salieri – Armonia per un tempio della notte)

giovedì 30 dicembre 2010

49 - Noi

Noi, che ancora oggi non possiamo amiamo la musica e non possiamo farne a meno.

Noi, che abbiamo conosciuto la musica classica attraverso Mozart e Beethoven.


Noi, che abbiamo cominciato con la 5° Sinfonia e ora stiamo rovistando a fondo la musica di intere epoche. 
Noi, che l’Andante del Concerto KV 467 era troppo bello per non piacere.


Noi, che ogni tanto ci riguardavamo Amadeus.

Noi, che Salieri non era poi tanto male:
(da 0:42 in poi)


Noi, che a scuola ci prendevano in giro perché amavamo la musica classica:



Noi, che il ‘900 non lo capivamo:



Noi, che non conoscevamo ancora i minori del ‘700.
Noi, che più ascoltavamo gli altri e più ci rendevamo conto di quanto fosse grande Mozart.
Noi, che la filodiffusione trasmetteva spesso la musica che ci piaceva, ma altre volte ci chiedevamo “Che diavolo è questa roba contemporanea?”

Noi, che tutte le musiche per tastiera erano eseguite al pianoforte, fossero state pure di Bach.
Noi, che davanti agli scaffali pieni di dischi ci brilla(va)no gli occhi.
Noi, che quando al sabato ci aspettava a casa un cofanetto della Complete Mozart Edition c’era magia nell’aria.

 
Noi, che abbiamo cominciato la collezione coi CD della De Agostini.
Noi, che Beethoven era un gigante nella solitudine e reagì alla sordità come reagisce un uomo.

Noi, che volevamo tornare indietro nel tempo per vedere la prima del Flauto Magico e commissionare un’opera a Mozart.

giovedì 16 dicembre 2010

36 - Il Ratto dal Serraglio, l’opera tedesca per eccellenza

Con il Ratto dal Serraglio (KV 384), opera che segue il trionfale Idomeneo e decreta la popolarità di Mozart in Germania dalla sua prima rappresentazione fino ai giorni nostri, il genere del Singspiel tocca il suo primo vertice. Per quanto il compositore non cedesse all’invito paterno di scrivere populär, la musica del Ratto è quanto di più popolare egli abbia scritto, almeno in campo operistico.

Come nel Flauto Magico, sublimità e semplicità si alternano e si fondono, affidate ai personaggi dell’opera: Konstanze e Belmonte per la prima, Blonde, Osmino e Pedrillo per la seconda. Nell’altro Singspiel, tuttavia, sarà il sublime a prendere il sopravvento, mentre nel Ratto l’equilibrio è totale: lo straordinario caratteraccio di Osmino riporta sulla terra l’eroica vena sacrificale della nobile coppia, mentre Blonde e Pedrillo sono in tutto e per tutto due persone normali.



Le virate verso il popolare sono dovute in primo luogo ad Osmino (ce ne accorgiamo ogni volta che canta, sia da solo che all’interno dei concertati, per non parlare della sua anticonvenzionale e (in)felicissima uscita di scena), alle numerose melodie cantabili e alle spettacolari turcherie di cui l’opera pullula fin dalla spumeggiante ouverture. Anche in quest’ultima, tuttavia, l’equilibrio di cui s’era detto si mantiene grazie all’irrompere della prima aria di Belmonte.




Non stupisce, dunque, che quest’opera sia diventato il modello dell’opera tedesca e abbia ottenuto il successo che meritava già quando Mozart era in vita. L’affetto immediato del pubblico teutonico per questo capolavoro è comparabile a quello che il pubblico italiano avrebbe nutrito svariati decenni più tardi per le opere di Verdi.


venerdì 3 dicembre 2010

24 - Ratto vs Flauto Magico: quando il sublime ringiovanisce (Abduction vs Magic Flute: when the sublime rejuvenates)

Confrontando i due singspiel composti da Mozart (c’è anche Zaide, anteriore a entrambi, che ha la stessa trama del Ratto) si scopre che l’elemento popolare esaltato nel primo, nel Flauto è limitato ai personaggi di Papageno e di Papagena, che di fatto ha occasione di brillare solo in un duetto.



(Il duetto comincia a 5:23)

Se l’intreccio delle due opere è simile a grandi linee, i caratteri sono distanti: Sarastro (per quanto riguarda il ruolo) può essere un parente lontano del Pascià Selim, ma a differenza di questo ha una voce; Monostato è la pallida riedizione del magnifico Osmino, ma Pamina è un’evoluzione – per quanto ben più giovane – di Konstanze, che ancora si adagiava sulle smanie virtuosistiche di un’aria come “Martner aller Arten” (“L’ho sacrificata alla facile ugola della Cavalieri” scrisse Mozart al padre). Papageno è più incisivo di Pedrillo, Tamino e Belmonte si equivarrebbero se il primo non avesse diritto a melodie migliori.








Nel Flauto l’elemento sublime è appannaggio di Tamino, ma soprattutto di Pamina, alla quale Mozart dona l’aria più dolente e concisa della sua vita operistica. Non c’è una ripetizione che è una:

giovedì 2 dicembre 2010

23 - Il duetto ritrovato (A duet discovered)


Duet (Duetto)
Tamino & Papageno

T: Pamina, wo bist du? (Pamina, dove sei?)
P: Ach Weibchen, wo bist du? (Ah, fanciulla, dove sei?)
Getr
ennt von dir zu sein, (Esser da te lontano)
ist mir die größte Pein. (è per me il maggior dolore.)
T: Schatz meinem Herzen, (Tesoro del mio cuore,)
P: Ach Weibchen, wo bist du? (Ah, fanciulla dove sei?)
T: Pamina!
P: Ach Weibchen, (Ah fanciulla,)
T: Pamina!
P: Wo bist du? (Dove sei?)
T: Pamina!
Getrennt von dir zu sein, (Esser da te lontano)
ist mir die größte Pein. (è per me il maggior dolore.)
T: Pamina,
P: Ach Weibchen, wo bist du?
T: Pamina, wo bist du?
P: Ach Weibchen,
T: Pamina,
P: Wo bist du?
T: Wo bist du?
T:
Nur sehen will ich dich, (Voglio solo vederti)
Und fragen liebst du mich, (e chiederti se m’ami)
Nur sehen und fragen liebst du mich.
(Solo vederti e chiederti se m’ami)
Dann tret’ ich kühn (Poi affronterò ardito)
Die Bahn zum neuen Leben an. (la strada alla nuova vita).
T: Nun zur Pamina (Ora in cerca di Pamina)
P: Und Papagena (E di Papagena)
Stille, stille… (Andiamo, zitti, zitti…).

Qualche settimana fa la filoduffusione ha trasmesso un duetto del Flauto Magico che non sembra appartenere all’opera. Scavando un pochetto in rete si viene a sapere che l’autenticità del brano è dubbia e che sono disponibili almeno due incisioni. Una, diretta da Sawallisch, è quella che la fd aveva mandato in onda ed è rintracciabile su http://vondervotteimittiss.com/papageno/?p=74, l’altra è di Mackerras:


Qualche altra notizia su questo  duetto e, di seguito, la relativa traduzione: http://vondervotteimittiss.com/papageno/wp-content/uploads/2009/07/seite183.png

"Appendice II

Il duetto di Tamino e Papageno riprodotto qui di seguito è stato ritrovato da Georg Richard Kruse in una partitura autografa del Flauto Magico proveniente dall’archivio del Theater an der Wien. Sull’autenticità del pezzo Hermann Deiters si dice scettico per ragioni drammatiche e stilistiche. “Finora la sua autenticità non è stata confermata… né mi sembra che il brano s’inserisca bene nel tessuto drammatico (Genée). Anche sotto l’aspetto musicale resta decisamente al di sotto degli altri pezzi del Flauto Magico” (Otto Jahn, W.A. Mozart, 4° ediz., Vol. 2, pag. 641). – Hermann Abert riconoscerebbe la mano mozartiana nel duetto, ma conclude affermando che “Mozart fece bene a sopprimere questa zeppa, dal momento che non è all’altezza né dal punto di vista drammatico né da quello musicale” (Mozart, Otto Jahn, 5° ediz., II parte, pag. 792).
Per il curatore non c’è ragione di ritenere il pezzo autentico.

Duetto non incluso nella partitura
Ritrovato e in possesso di Georg Richard Kruse
(Inserito tra il duetto dei sacerdoti e il quintetto del II atto)"

Può darsi che Mozart abbia effettivamente scritto il duetto e poi l’abbia espunto trovandolo poco significativo. Buona comunque l’occasione per scoprire questo bel blog sul Flauto Magico da cui era tratto il pezzo: http://vondervotteimittiss.com/papageno/