martedì 27 settembre 2011

115 - "Uno strumento che proprio odio"

Quando Mozart si vede commissionare un numero imprecisato di concerti e quartetti per flauto dal mecenate olandese De Jean, la sua reazione non è precisamente esemplare: deprecando il fatto di dover comporre per uno strumento che non può soffrire, si limita a scrivere un concerto (KV 313) e a riadattarne un altro (KV 314), in origine scritto per l'oboe, e si mette di impegno solo su un quartetto (il KV 285) buttandone giù senza convinzione altri tre, limitandosi a scriverli in soli due movimenti (come nel caso del KV 285a e KV 285b) o prendendo spunto da scadenti musiche altrui (il KV 298).



Il Mozart-distributore di musiche, in questo frangente, funziona dunque solo fino a un certo punto e mostra due facce: ispirato nel Concerto KV 313, nell'Andante KV 315 che ne rappresenta una probabile appendice e nel Quartetto KV 285; svogliato e sbrigativo negli altri lavori. Che effettivamente odiasse il flauto lo dimostra anche il fatto che, tolto il Concerto per flauto e arpa KV 299, non ha più composto per questo strumento dopo aver evaso (e a dire il vero anche un po' eluso) la pratica De Jean. Il Flauto Magico, opera in cui il detestato strumento compare in effetti solo un paio di volte, una per atto, non si può neppure considerare un'eccezione che confermi la regola.

Ad ogni modo, il I tempo del KV 313 comincia particolarmente bene, col tema spiccato e una bella conclusione orchestrale "ad archi" (sequenze accordali molto rapide ascendenti e discendenti), alternando successivamente un paio di apprezzabili, sorridenti spunti melodici. Pur senza raggiungere livelli eccelsi, qui Mozart sta tranquillamente alla pari con maestri riconosciuti come Devienne, autore di concerti per flauto altrettanto piacevoli e talvolta anche appassionati:






6 commenti:

  1. Beh che dire, il rapporto di Mozart con il flauto è proprio controverso. Nel 2006 ad un convegno tenutosi a Milano si è sostenuta l'interpretazione della famosa affermazione di Wolfgang nel senso che non sopportava di dover scrivere tanta musica per lo stesso strumento. E' vero anche che non amava molto i flautisti poiché ritenuti musicalmente inaffidabili, a parte forse il flautista dei Mannheimer (non ne ricordo il nome...Becke?). Non scrisse molto nemmeno per altri strumenti, come fagotto e oboe, e tanto meno per la detestata tromba!
    comunque, avendoli suonati entrambi, e molte volte, la mia preferenza va certamente al concerto in sol maggiore, mentre del secondo preferisco la versione originale per oboe. L'Andante si è detto fosse stato scritto in sostituzione dell'Adagio originale del K313, troppo complesso per il committente (ma davvero bellissimo, io lo adoro); difatti è più semplice, ma vi si ritrova tutta la galanteria del secolo e anche quella vena malinconica che in Mozart emerge sempre

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  2. Forse il flautista dei Mannheimer era Wendling (vedi [url]http://books.google.it/books?id=R7nDo3gSAVsC&pg=PA124&lpg=PA124&dq=flautista+Mozart+mannheim&source=bl&ots=LSjg2TRK6M&sig=XzJ3KWDijbtbninm76XfDUVCcZY&hl=it#v=onepage&q=flautista%20Mozart%20mannheim&f=false[/url]).

    Quanto agli altri strumenti a fiato, quel che dici è verissimo: clarinetto a parte, Mozart non scrisse molte opere di questo tipo, tant'è vero che, una volta a Vienna, le dedicò tutte al pianoforte. Sul KV 315 uscirà qualcosa fra qualche giorno... :)

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  3. E' vero Wendling! Ma anche Becke era flautista, ora che ci penso per lui doveva aver scritto le parti per flauto solista nelle arie del Re Pastore, chiamato apposta da Monaco.

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  4. Sì, purtroppo non si trovano molte informazioni in rete su di lui, ma doveva essere un altro "pezzo da novanta".

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  5. sì beh, i mannheimer erano famosi in tutta Europa, "l'orchestra di generali"...di certo contava strumentisti eccezionali, anche a quanto possiamo desumere dall'orchestrazione dell'Idomeneo

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  6. Più bravi come esecutori che non come compositori: uno dei loro "campioni", Cristian Cannabich, non fu un grande sinfonista, ma come direttore d'orchestra fu lodato da Mozart.

    Ad ogni buon conto Johann Stamitz merita più di un cenno come autore e il figlio Karl compose dei bellissimi concerti per clarinetto.

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