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mercoledì 11 aprile 2012

236 - Di Mozart oppure no? (9)

Sul finire del 2006 è stato attribuito a Mozart un Concerto per due lire organizzate, opera che avrebbe visto la luce a Napoli nel 1770 qualora l'avesse effettivamente composta il nostro autore. Non se n'è più saputo molto, né a quanto sembra sono ancora disponibili incisioni su CD di questo concerto. In compenso se ne trova qualche estratto nel video seguente:


Il direttore è il maestro Enzo Amato; come si noterà, le due lire sono qui sostituite da due chitarre (i solisti sono Nello Alessi e Piero Viti). Confrontando gli spezzoni offerti, si notano alcuni melismi mozartiani, per es. a 1:30, ma il fraseggio suona lontano da quello che siamo abituati ad apprezzare in Mozart o, prendendo a modello un altro grande autore, l'Haydn godibilissimo dei concerti per lira organizzata. Tutto suona più languido se non più debole.

Nel complesso, il movimento più convincente sarebbe il Finale se la conclusione non indugiasse eccessivamente sulla nota conclusiva, fatto in genere assente nella produzione mozartiana.

Un buon termine di paragone può essere per l'appunto uno dei concerti haydniani per questo strumento:

domenica 8 aprile 2012

235 - Le due facce della sofferenza: l'Ave Verum e la Musica funebre massonica

Possiamo mettere in conflitto il Mozart religioso e il Mozart massonico o considerarli due facce della stessa preziosa moneta: tuttavia è difficile trovare, nella produzione del secondo, gli stessi accenti di pietà e sofferenza che abbondano nel primo, dal Requiem alla Grande Messa fino ad altri numerosi esempi delle sue opere di musica sacra.

Per una volta, però, anche nel corpus compositivo ad uso e consumo della Massoneria compare una descrizione in musica del dolore, curiosamente imperniata su un cantus firmus che potrebbe tranquillamente far parte di una Messa:


Nel suo ferrigno do minore, la Musica funebre massonica può descrivere solo la morte e (nelle ultime battute) la sua pace, non la Resurrezione; un confronto con il più tardo Ave Verum Corpus risulta illuminante. Tanto è fissa e dolente la Musica funebre massonica, quanto è priva di queste caratteristiche l'Ave Verum.

In quest'ultima opera non c'è esultanza né accoramento, bensì una contenuta serenità appropriatissima per il testo e per il contesto; echi d'opera lirica si possono intendere sul finire del mottetto, dove passa veleggiando una citazione sicuramente involontaria del Così fan tutte (!):


Il pezzo citato si riconosce agevolmente (da 2:37; è tratto dal concertato "Di scrivermi ogni giorno") e si contrappone per cantabilità alla melodia iniziale, addolcita da un piccolo cromatismo.

lunedì 26 marzo 2012

234 - Novità mozartiana

All'inizio di questo mese è stata annunciata la scoperta di un inedito mozartiano in Tirolo. Il brano, eseguito appena due giorni fa a Salisburgo, è stato sviscerato dalla critica e, se l'autenticità mozartiana pare al momento confermata, non appare chiarissima la datazione del brano. Intanto si tratta di un Allegro in do maggiore isolato, che nel fraseggio si potrebbe attribuire a un Mozart ancora molto giovane:


Se l'incipit può ricordare un po' quelle delle prime sonate per fortepiano (KV 279-284), scritte intorno al 1775, gli studiosi daterebbero la composizione di questo brano al 1767, che dunque sarebbe stata vergata da un Mozart undicenne. 

Maggiori informazioni si possono trovare qui: http://www.thehistoryblog.com/archives/15759

domenica 25 marzo 2012

233 - Oggi sur magna ce so' stati un'ora

Al Miserere di Allegri, capolavoro di musica sacra, si ricollegano le figure di due grandi artisti: il nostro Mozart e il poeta Giuseppe Gioacchino Belli. Il primo trascrisse l'opera a memoria da cima a fondo dopo due soli ascolti, benché il manoscritto della partitura non fosse disponibile al pubblico; il secondo fece riferimento al Miserere in un suo gustoso sonetto in cui spicca l'esilarante gioco di parole del novo verso:



Er Miserere de la Sittimana Santa


Tutti l’ingresi de Piazza de Spagna
nun hanno altro che ddí ssi cche ppiacere
è de sentí a Ssan Pietro er Miserere
che nissun’istrumento l’accompagna.

Defatti, cazzo!, in ne la gran Bretagna
e in nell’antre cappelle furistiere
chi ssa ddí ccom’a Rroma in ste tre ssere
”Miserere mei Deo sicunnum magna?”

Oggi sur “magna” ce sò stati un’ora;
e ccantata accusí, ssangue dell’ua!,
quer maggna è una parola che innamora.

Prima l’ha ddetta un musico, poi dua,
poi tre, ppoi quattro; e ttutt’er coro allora
j’ha ddato ggiú: “mmisericordiam tua”.

Mozart scrisse anche il suo Miserere nel 1770, in la minore:

sabato 24 marzo 2012

232 - Il Flauto magico, ovvero la fusione ideale tra opera italiana e tedesca

Chissà se i primi spettatori del Flauto magico sbigottirono ascoltando un singspiel genialmente intriso di elementi tedeschi e italiani, e in particolare il lungo recitativo accompagnato che ha luogo nel Finale del I atto e ci mostra Tamino alle prese con un sacerdote e coi suoi primi dubbi (chi è realmente Sarastro? Un malfattore o un benefattore? E la Regina della notte?):

Dai dialoghi si passa così a passi che potremmo ritrovare in un'opera seria (e forse non è un caso che la Clemenza di Tito sia coeva al Flauto): la stessa Regina della Notte si presenta con un solenne e breve recitativo, e con lo stesso mezzo Sarastro suggella lo scorno e la sconfitta dei suoi nemici al termine dell'opera.
A riequilibrare quest'apparente intrusione italiana nell'opera penserà lo scanzonato Papageno.

lunedì 6 febbraio 2012

231 - Primi concerti (2)

Il finale del 1° concerto ricorda molto, nella struttura, il movimento iniziale: esposizione brevissima, temi quanto mai semplici e cantabili.


Questo brano proviene da una sonata di Honauer, autore oggi pressoché ignoto e dai modi musicalmente piuttosto spicci e rozzi, come assicura il Della Croce. Ciò non toglie che il fraseggio sia comunque spigliato e gradevole; Mozart lo asseconda con interventi orchestrali discreti.


230 - Rabbia e tenerezza

Il Mozart del Così fan tutte mostra, oltre a un'orchestrazione tra le più fini e particolareggiate, un approfondimento dell'animo umano quasi miracoloso, per i tempi in cui fu scritta l'opera. Verrebbe da definirlo shakespeariano, se il soggetto non fosse così leggero più ancor che frivolo. 


Il povero Ferrando, appena tradito dalla promessa sposa in seguito a uno scambio di coppia (!), non riesce a reprimere l'amore nonostante la furia che lo invade. I passaggi dei clarinetti e dei fiati in generale sottolineano, con sovrana crudezza, il "fiero contrasto" che agita l'amante deluso. 

Non può passare inosservata la trama del Così fan tutte, opera popolata da scambisti efferati che scommettono sulla fedeltà delle loro innamorate. Dal quasi ributtante Don Alfonso a quelli che, in fin dei conti, son suoi complici (Ferrando e Guglielmo), passando per la serva Despina, tutto cospira a rendere infedele non solo il complesso dei personaggi coinvolti della vicenda, ma tutto il mondo: