All'insegna dell'improvvisazione totale, il Preludio modulante KV 624a (un tempo KV deest per gli amici) può essere considerato uno strimpellio qualsiasi, ma ciò nonostante non è privo di grazia. Modulante perché passa da mi minore a fa maggiore, con un po' di immaginazione si può anche considerare un brano a metà fra le (molto) libere fantasie di Wilhelm Friedemann e le composizioni omologhe di Carl Philipp Emanuel Bach:
Man mano che la musica prosegue, il brano acquista senso e profondità, avvicinandosi alle curiose evoluzioni del Capriccio KV 395, forse l'unico brano mozartiano al quale sia collegabile. Le analogie con quella composizione suggeriscono una data per questa intorno al 1782: per una volta, infatti, il numero di catalogo è slegato dall'ordine cronologico: il 624 è infatti riservato alle cadenze che Mozart scrisse per i suoi concerti pianistici, quasi fosse una sorta di parcheggio per brani atipici.
[Appendice al commento del KV 433: la versione per piano e canto è stata pubblicata per la prima volta nel 1799: è improbabile che fosse di Mozart. Per non scontentare nessuno, la Complete Mozart Edition l’ha pubblicata sia come aria per basso (completata da Erik Smith) che come lied, confermando di fatto il carattere non ben definito del pezzo, che ad ogni buon conto era destinato a un singspiel.]
Mozart (1756-1791)
Sehnsucht nach dem Frühling KV 596
Das Veilchen KV 476
Als Luise die Briefe KV 520
Männer suchen stets zu naschen KV 433
Der Zauberer KV 472
Abendempfindung an Laura KV 523
Schubert (1797-1828)
Frühlingsglaube D 686
Gretchen am Spinnrade D 118
Leise flehen meine Lieder D 957
Auf dem Wasser zu singen D 774
An den Mond D 193
Brahms (1833-1897)
Ständchen op. 106 n. 1
Sonntag op. 47 n. 3
Nicht mehr zu Dir zu gehen op. 32 n. 2
Agnes op. 59 n. 5
Lerchengesang op. 70 n. 2
Schubert - Leise flehen meine Lieder D 957
Brahms - Nicht mehr zu Dir gehen op. 32 n. 2
Alla serietà (quasi lugubre, nel caso di Brahms) dei Romantici fa riscontro l’impertinenza di un Mozart che, proprio in questo periodo, li sta anticipando con la Fantasia KV 475 – ormai slegata dall’influsso di C.P.E. Bach e rivolta a un futuro tutt’altro che prossimo – ma si diverte con questo lied ancora più malizioso di quello esaminato ieri.
Per una volta la tonalità di sol minore non indica affanno, qui il falso allarme è evidente: una fanciulla avverte le amiche di non fidarsi di Damoeten e di non dargli confidenza, tanto più che se l’è già accaparrato lei. “Il mago”, titolo della canzone, fornisce lo spunto per un melodizzare vivace e stranito, bizzarro fin dalla battuta iniziale (scala di sol minore in valori diversi con effetto di sospensione).
Rispetto alla Fantasia KV 594, la sorella KV 608 ne condivide la struttura, che tuttavia è rovesciata nella disposizione dei tempi: là due Adagi incorniciavano un Allegro, qui è il preciso contrario. La tristezza che si respirava nei movimenti estremi si riversa tutta su quello centrale, quasi a voler ritentare la stessa strada precedente, ma con mezzi differenti.
La placida musicalità della prima fantasia è inoltre sconvolta dal cipiglio bachiano della seconda, e la potenza rattenuta nel 1° e nel 3° tempo di quella viene amplificata grandiosamente nelle fughe contenute in questa rivincita mozartiana. Così Bach sfiorato con qualche intoppo nelle composizioni caldeggiate da Konstanze viene riaffrontato con altre ambizioni, benché lo strumento per cui la Fantasia è stata scritta fosse ben lontano dall’organo e avesse piuttosto le caratteristiche di un innocuo carillon.
Non a caso Mozart aveva espresso in una lettera il suo disgusto per il timbro di detto strumento: “Se l’orologio fosse grande e suonasse come un organo, allora mi piacerebbe; ma così sono soltanto zufoli che danno un suono troppo acuto e infantile”(“wenn es eine große Uhr wäre und das Ding wie eine Orgel lautete, da würde es mich freuen; so aber besteht das Werk aus lauter kleinen Pfeifchen, welche hoch und mir zu kindisch lauten”). Chissà come suonavano le sue Fantasie su quell’orologio…
A complemento degli articoli sulle trascrizioni e sulle opere di ispirazione bachiana, su richiesta del MozartForum aggiungo alcune impressioni sulle Fantasie per organo KV 594 e 608.
Entrambe in fa minore, opere della profonda maturità mozartiana, serissime per concezione e stavolta perfettamente compiute – e non solo nel senso letterale – si dividono in tre movimenti ciascuna, distinguendosi però dalle sonate dell’epoca per il fatto di riprendere nel finale i temi del primo tempo. Un percorso ciclico rarissimo in Mozart, non infrequente invece nelle opere dei suoi contemporanei (se ne trovano buoni esempi in Haydn).
(qui per quintetto di fiati)
La Fantasia KV 594 comincia con un bell’Adagio raccolto, non tragico nonostante il fa minore (anzi molto sereno), seguito da un allegro più vivo al punto da lambire le soglie dell’entusiasmo, quasi ad ampliare le sensazioni positive del primo movimento. La versione qui segnalata mette chiaramente in risalto questo ottimismo non altrettanto avvertibile con le sonorità dell’organo. Anche il contrappunto è gioioso, direi più di marca handeliana che non bachiana.
La ripresa dell’Adagio iniziale riporta la calma, ma non è una ripetizione letterale del tempo di apertura; al ritorno del primo tema segue una fase inquieta e screziata di dissonanze, nel complesso però più malinconica che realmente triste, con cui il pezzo si conclude.
Al di là delle composizioni per Konstanze, Mozart riesce a concludere per sua e nostra fortuna almeno un paio di brani per tastiera che guardano senza dubbi di sorta in direzione di Bach. O meglio, dei Bach, perché nei casi che vedremo anche Carl Philipp e Wilhelm Friedemann faranno la loro parte.
Nella Fantasia con fuga KV 394 e nella successiva Piccola fantasia (o Preludio) KV 395, come s'è detto, Mozart prende soprattutto le mosse dallo stile estremamente contemporaneo – e col termine contemporaneo intendo dire vicino all'uomo del nostro tempo – del genialissimo Carl Philipp, per poi abbandonarsi alla severità di Johann Sebastian nella fuga della prima composizione, amata e detestata a seconda dei critici (Glenn Gould la definì per esempio uno studio eccellente su come scrivere una fuga senza mai farle prendere quota). Che l'imitazione di Bach sia riuscita o no, poco importa: la febbre del contrappunto tornerà utilissima a Mozart in futuro (vedi e ascolta il Flauto Magico).
Per avere un'idea di chi avesse preso a spunto nel primo pezzo di questo brano, ecco un paio di fantasie di Carl Philipp:
Ancor più libera, ma non meno "alla Carl Philipp", la Fantasietta che segue. Entrambe le composizioni furono spedite a Nannerl, destinataria più colta e certamente più fortunata di Konstanze.
Val la pena di esaminare le varie fasi dell'opera: un Allegretto tonalmente molto instabile confluisce in un Capriccio che sottolinea il carattere sperimentale del pezzo. L'Andantino che segue è poco più melodico, subito interrotto da un Presto, un Adagio, un altro Andantino e un Cantabile di pochissime o una sola battuta. L'oasi viene raggiunta quando le evoluzioni della tastiera sfociano in un rapsodico Allegro assai. Mozart non seguirà la strada di CPE, pur stimandolo molto come compositore, e riprese assai presto la sua vena melodica sconfinata lasciando al collega il compito di rappresentare un altro aspetto del '700, più corrucciato e nervoso ma non meno importante.
Accanto alle sonate e ai pezzi per violino e pianoforte, a quest'epoca appartengono molte altre opere incompiute, pure dedicate a Konstanze. L'unica effettivamente completata (e inviata in dono alla fresca sposa) è una composizione ignorata dalla discografia mozartiana (se per caso qualcuno l'ha incisa, per cortesia fatemi un fischio): i cinque solfeggi per voce sola KV 393. In altre parole, esercizi. Merita però un accenno il secondo, ricalcato sulle note del bellissimo Christe eleison dalla Messa KV 427.
Molto più nota e discussa è la Fantasia in re minore KV 397, dove la recente conoscenza di Bach si fa particolarmente sentire (cfr. andante introduttivo), ma non si può trascurare l'influsso dell'altro grande Bach, Carl Philipp, che certo ebbe buona voce in capitolo per quanto riguarda il carattere e la divisione in (numerosi) episodi del brano. Nella Mozart Complete Edition la pianista Mitsuko Uchida rinuncia a completare l'allegretto conclusivo, che pur non essendo compiuto è di mano mozartiana se si escludono le ultime 10 battute, sbrigativamente vergate da August Eberhard Müller (Mozart ha infatti riposto la piuma alla 97° battuta).
Come si era disimpegnata la Uchida? Ce lo dicono le note del CD Philips: "L'altra Fantasia, K. 397, rimase incompiuta. Una edizione ottocentesca la presentò integrata da 10 battute conclusive che sono poi rimaste nell'uso; ma nella presente incisione l'interprete preferisce terminare con una chiusa da lei stessa concepita che, come quella di Mozart nella K. 475, utilizza lo stesso materiale dell'inizio della Fantasia". Penso sia l'unica esecuzione di quest'opera che risolva così il problema dell'incompiutezza.
Da 5:53 in poi c'è la conclusione della Uchida.
Il revival barocco s'intensifica nella Suite KV 399, autentico viaggio nel passato con qualche trovatina più adatta al tempo in cui il pezzo è stato scritto. Di Suite effettivamente si tratta, essendo divisa e ordinata allo stesso modo di una suite antica (ouverture con fuga incorporata, allemande, courante, sarabande, ecc.), ma a differenza dei grandi esempi bachiani e handeliani, la tonalità cambia di danza in danza. Così l'ouverture (un preludio in piena regola) è in un severo do maggiore, la fuga in la minore, l'allemande in do minore, la courante in mi bemolle, la sarabande (purtroppo appena abbozzata, 6 misure sole) in sol minore.
Insomma, un esperimento in cui Mozart analizza a spirale le tonalità vicine a quella di do. La splendida fuga sarà antiquata, poco mozartiana e tutto, ma è comunque un pezzo da novanta. Pare in ogni caso che la Suite, benché composta per clavicembalo, suoni molto meglio all'organo:
Quanto alla Fuga, da ascoltare la splendida interpretazione di Koopman, stavolta al clavicembalo. O quella di Penson (da 1:30 in poi):