Cerca in Daily Mozart

Visualizzazione post con etichetta Aloysia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aloysia. Mostra tutti i post

lunedì 17 settembre 2012

253 - Non so donde viene (originale e trascrizione)

Una delle arie più sentite e amate da Mozart è stata certamente "Non so donde viene", preceduta dall'altrettanto celebre Recitativo "Alcandro, lo confesso", dall'Olimpiade di un Metastasio ai suoi vertici. Mozart la musicò due volte, pur non affrontando in blocco l'intera opera, che avrebbe potuto certamente fornirgli altri ottimi spunti.

Da Caldara, Vivaldi, Pergolesi fino a Paisiello e più in là ancora fino a Donizetti, l'Olimpiade metastasiana aveva attratto più di un compositore lungo tutto un secolo. Mozart prese una delle arie più significative per esprimere non l'affetto filiale che palpita nei suoi versi, bensì il suo amore per Aloysia Weber, almeno nella prima versione, KV 294:


Di quest'aria (non del recitativo, però) abbiamo anche una versione per clarinetto e pianoforte che mette in risalto le raffinate evoluzioni dell'orchestra:


La seconda versione è per basso e ha il numero di catalogo KV 512. Totalmente diversa dalla precedente, ha un tempo più rapido (almeno nella prima delle due strofe), ma si mantiene fedele al vecchio stile e alla teoria degli affetti, nonostante l'accelerazione con cui si passa dal recitativo all'aria e il cambio di tempo (e di ritmo, da 4/4 a 6/8) ancor più repentino dalla prima alla seconda strofa:


domenica 19 dicembre 2010

39 - Bis per Aloysia Weber

Dalle arie per le opere altrui torniamo alle arie da concerto, già incontrate con la pagina sul Popoli di Tessaglia. L’altra scena cui Mozart fa riferimento nella lettera ad Aloysia Weber è la KV 272 (“Ah, lo previdi!) tratta dall’Andromeda di Cigna-Santi. Più viva e agitata della tremendamente virtuosistica KV 316, questa scena si snoda come un serpentone attraverso due arie e due recitativi, quasi un’opera in miniatura. La prima aria è furiosa, la seconda ci mostra un animo placato e presenta un tratto comune all’aria “Io non chiedo, eterni Dei”: l’uso finissimo dell’oboe che dialoga con la cantante.






Le abili indicazioni mozartiane contenute nella missiva galante ben si attagliano alla maestria e alla comprensione drammatica di un compositore che, già nella di poco precedente scena “Ombra felice / Io ti lascio e questo addio” KV 255, ha superato la vetusta teoria degli affetti che, d’ora in poi, il suo teatro ripudierà pressoché in blocco.

mercoledì 1 dicembre 2010

22 - Dal lied all’aria (From songs to arias)

Avendo accennato alla sfortunata passione per Aloysia Weber e messo in fila un po’ di lieder mozartiani, m’è passato per la testa di accostare i tanti passaggi tipicamente operistici sparsi nelle composizioni di Mozart per canto e piano a quella scena appositamente scritta per l’amata, il Popoli di Tessaglia (KV 316), che il compositore descrisse in una lettera per lei.

La scena in esame ha un apparato monumentale, un’orchestrazione e una scrittura che anticipano vagamente quelle dell’aria “Martern aller Arten” (abbiamo come in questa dialoghi tra la voce e gli strumenti a fiato, oltre a un virtuosismo spinto all’estremo). Preceduta da un ampio recitativo in do minore che comincia per l’appunto con le parole “Popoli di Tessaglia”, l’aria propriamente detta si chiama “Io non chiedo, eterni Dei” ed è in do maggiore; tutta la faccenda era tratta dall’Alceste.



Hildesheimer afferma che "è un pezzo di bravura per soprano drammatico di coloratura, e proprio il suo pathos e il suo sfarzo enfatico ci lasciano oggi stranamente freddi (...) È strano - o forse è indicativo - che la musica di questa grande scena scritta per una donna amata si presenti completamente priva di sensualità. Racchiude in sé il gesto grandioso e solenne dell'opera seria e mai una benché minima traccia di eros." E aggiunge che da qui a Cherubino ci corre ancora una bella distanza.
  

Ma qui (nella lettera ad Aloysia e nella scena in questione) Mozart è men che mai Cherubino, tanto meno Don Giovanni; la scena "completamente priva di sensualità" ben rappresenta invece l'amore idealizzato al massimo, il sogno che si sostituisce interamente al vero, e la stessa lettera lo conferma. Sempre nella lettera troviamo ben poche "tracce di eros", piuttosto un'adorazione incondizionata e sconfinata. "Pathos e sfarzo enfatico" si possono benissimo adattare a questo sentimento.

Se volessimo far confronti con l'Idomeneo, che non è tanto al di là da venire, forse quello che Hildesheimer si aspettava dal "Popoli di Tessaglia" era l'equivalente di un'aria di Ilia, ma il personaggio e il testo della scena non possono ricordare Ilia, se non considerando "Padre, germani addio" con l'annesso recitativo accompagnato che lo precede. E a quel punto anche Ilia è un personaggio eroico, non sensuale, il suo carattere non è ancora pienamente spiegato prima dell'aria "Se il padre perdei".

21 – Tempi antichi e nuovi (Ancient and new times)

Dal KV 517 “Die Alte” al KV 519 “Trennungslied”, passando per la neutralità cronologica del KV 518 (quasi una progressione matematica di note), Mozart attraversa nuovamente intere epoche, un po’ per amor di satira e un po’ per chiaroveggenza.

In “Die Alte”, per l’appunto “La vecchia”, c’è chi ha voluto vedere una sferzante parodia delle maniere di Leopold (ma se il testo originale era “Der Alte”, il vecchio, Mozart avrà proprio voluto evitare che saltasse fuori un sospetto del genere), persino nel modo di comporre e di condurre l’armonia, che difatti ricorda magistralmente il basso continuo dei tempi andati, senza contare l’indicazione dello spartito che raccomanda di cantare il lied con voce nasale. Per esempio:



Altrettanto riuscito, ma di tutt’altra natura è il Trennungslied (canto della separazione), in cui è messo in note il dramma eternamente attuale di due innamorati che si lasciano. La qualità del testo potrà ricordare le melensaggini delle canzonette piene di rime del tipo “me/te”, o le frasi fatte del caso (“Non posso vivere senza di te”, regolarmente presente nelle diciotto strofe della canzone), ma con Mozart è davvero il caso di dire che la musica cambia.

Il dolente fa minore dell’opera ci porta in regioni ignote al lied di quel tempo: tanto generiche e comuni le parole dell’ordinario poeta, quanto più efficace la resa sonora dell’opera. Forse Mozart tornò con la mente a quel Natale in cui Aloysia lo mollò nel più turpe dei modi, per quanto ci sia anche di peggio (basti pensare a come lo disprezzò Konstanze, vivo o morto che fosse):






Come l’Abendempfindung ascoltato in precedenza, anche in questo lied si nota con piacere che a una struttura testuale strofica non fa riscontro una musica ripetuta ad ogni cambiar di stanza: c’è anche un episodio in maggiore che introduce un salutare elemento di contrasto e permette di apprezzare la melodia sotto un’altra luce. Bella lì.