mercoledì 1 dicembre 2010

22 - Dal lied all’aria (From songs to arias)

Avendo accennato alla sfortunata passione per Aloysia Weber e messo in fila un po’ di lieder mozartiani, m’è passato per la testa di accostare i tanti passaggi tipicamente operistici sparsi nelle composizioni di Mozart per canto e piano a quella scena appositamente scritta per l’amata, il Popoli di Tessaglia (KV 316), che il compositore descrisse in una lettera per lei.

La scena in esame ha un apparato monumentale, un’orchestrazione e una scrittura che anticipano vagamente quelle dell’aria “Martern aller Arten” (abbiamo come in questa dialoghi tra la voce e gli strumenti a fiato, oltre a un virtuosismo spinto all’estremo). Preceduta da un ampio recitativo in do minore che comincia per l’appunto con le parole “Popoli di Tessaglia”, l’aria propriamente detta si chiama “Io non chiedo, eterni Dei” ed è in do maggiore; tutta la faccenda era tratta dall’Alceste.



Hildesheimer afferma che "è un pezzo di bravura per soprano drammatico di coloratura, e proprio il suo pathos e il suo sfarzo enfatico ci lasciano oggi stranamente freddi (...) È strano - o forse è indicativo - che la musica di questa grande scena scritta per una donna amata si presenti completamente priva di sensualità. Racchiude in sé il gesto grandioso e solenne dell'opera seria e mai una benché minima traccia di eros." E aggiunge che da qui a Cherubino ci corre ancora una bella distanza.
  

Ma qui (nella lettera ad Aloysia e nella scena in questione) Mozart è men che mai Cherubino, tanto meno Don Giovanni; la scena "completamente priva di sensualità" ben rappresenta invece l'amore idealizzato al massimo, il sogno che si sostituisce interamente al vero, e la stessa lettera lo conferma. Sempre nella lettera troviamo ben poche "tracce di eros", piuttosto un'adorazione incondizionata e sconfinata. "Pathos e sfarzo enfatico" si possono benissimo adattare a questo sentimento.

Se volessimo far confronti con l'Idomeneo, che non è tanto al di là da venire, forse quello che Hildesheimer si aspettava dal "Popoli di Tessaglia" era l'equivalente di un'aria di Ilia, ma il personaggio e il testo della scena non possono ricordare Ilia, se non considerando "Padre, germani addio" con l'annesso recitativo accompagnato che lo precede. E a quel punto anche Ilia è un personaggio eroico, non sensuale, il suo carattere non è ancora pienamente spiegato prima dell'aria "Se il padre perdei".

4 commenti:

  1. Quest'aria è una delle mie favorite. Una grandiosa aria da opera seria, l'eros nulla c'entra con questo linguaggio idealizzato che ancora guarda al mondo degli "affetti". Da quest'aria si intuiscono le doti straordinarie (soprattutto l'ammirevole estensione vocale) di Aloysia. Il problema di molti critici è quello di pensare sempre alla perfezione dell'ultimo Mozart, arrischiandosi in paragoni stilisticamente e tecnicamente scorretti

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  2. Sì, si ha sempre in mente Donna Anna, Pamina o Fiordiligi, ma Mozart all'epoca era attratto dall'opera seria più che dalla buffa, e a quella (nonché alle sue caratteristiche) si uniformava.

    Per quanto riguarda Aloysia, lo stesso Hildesheimer si stupisce (e non nasconde un briciolo di scetticismo):

    "Un brano che richiede (...) una voce che non dia il minimo segno di affaticamento (...) e che nella stretta finale si avventuri fino ad un vertiginoso sol 5.

    Se Aloysia riusciva a cantare il brano senza dar bnel comico si può dire che avrebbe tenuto testa a tutte le cantanti fino ai tempi nostri. Anche se oggi è difficile dire che cosa a quell'epoca sortisse effetti comici e che cosa no".

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  3. Cosa intende per "effetti comici"? A me sembra di risentire l'eco del disprezzo che i critici ottocenteschi avevano per il secolo precedente...
    L'uso di altezze stratosferiche non era comunque così diffusa come sarà poi nell'Ottocento, si cercava di stupire molto più con l'agilità e la bravura negli abbellimenti.
    Comunque, più o meno nello stesso periodo, Salieri scriveva l'Europa Riconosciuta per un cast fantastico, e lì compaiono i Fa#5

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  4. Mah, in effetti l'Hildes non è esente da una certa superbia nei confronti di Mozart e dei suoi contemporanei, un sentimento di superiorità che si stende spiacevolmente su tutta la biografia, in cui lo stesso Mozart è sì ammirato come compositore, ma messo alla berlina come uomo.

    Interessante il rilievo su Salieri, che quasi eguagliato il primato mozartiano della nota più acuta in un'aria :)

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