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domenica 6 novembre 2011

146 - "Uno strumento che proprio odio" (8)

L'ultimo quartetto per flauto composto da Mozart, il KV 298, molto probabilmente scritto più tardi di quanto suggerisca il numero di catalogo, è forse una parodia di alcuni lavori dei colleghi, come pensa l'Einstein. Difficile però dargli ragione se si ascolta l'opera che, per quanto superficiale essa sia, sembra improntata alla massima serietà.

I tre movimenti giocano rispettivamente sulle melodie di un lied dell'editore-compositore Hoffmeister, di una canzone francese ("Il a des bottes") e di un'aria di Paisiello tratta dall'opera Le gare generose. Studi recenti dimostrerebbero che quest'opera dovrebbe risalire agli anni viennesi, e più precisamente al 1786 o al 1787, forse durante una serata dai Jacquin.
In tal caso, visto il livello che Mozart aveva ormai raggiunto in quell'epoca, questo lavoro non avrebbe potuto essere più disimpegnato.



Il flauto ricomparirà sporadicamente nei concerti o nella musica da camera di Mozart: nella Sinfonia Concertante KV 297b, oggi andata perduta, nel Concerto per flauto e arpa KV 299, all'altezza del KV 313 se non migliore, e nell'Adagio e rondò per armonica a bicchieri KV 617. Tutto sommato, questo strumento ha avuto dal Nostro più omaggi di quanti non ne abbia ricevuti il fagotto, l'oboe, il violoncello o la tromba.

giovedì 3 novembre 2011

143 - "Uno strumento che proprio odio" (7)

Altro quartetto per flauto in soli due movimenti, il KV 285b in do maggiore presenta un tema simile a quello del KV 285 (addirittura identico all'inizio, esendo costituito da una nota lunga seguita da un trillo una terza sotto), per quanto condotto con minore maestria e maggior rigidità. Il secondo soggetto è introdotto da una nota ribattuta, caso piuttosto raro in Mozart:


Il II tempo è invece costituito dalle stesse variazioni che ritroveremo, per tutt'altro organico, nella Serenata Gran Partita KV 361, uno dei capolavori assoluti mozartiani:


Nella futura opera, i quattro strumenti diverranno tredici, il numero dei movimenti aumenterà da due a sette (non contando l'introduzione lenta), la genialità di Mozart si rifletterà non solo sull'invenzione melodica, ma anche sulla felice scelta timbrica e sull'ammirevole condotta delle parti, il tutto in una composizione che costituirà una vera e propria passerella per gli strumenti a fiato.

lunedì 17 ottobre 2011

133 - "Uno strumento che proprio odio" (6)

Il Quartetto KV 285a, diviso in due tempi, si apre con un quieto Andante che può ricordare nel ritmo e nelle movenze melodiche il 2° tempo del Concerto KV 314. Solo questo, in effetti, suona mozartiano nell'opera, che inizialmente venne "completata" con il 1° movimento del KV 285 da qualche editore che, senza minimamente preoccuparsi delle questioni stilistiche, appiccicò a forza la perla di un capolavoro a quest'opera monca e deboluccia.


Non è detto che quest'opera facesse parte del lotto di composizioni per De Jean (e neppure che sia di Mozart). Ad ogni modo due figure fanno spicco nel I tempo: il tema a gradini ascendenti e la graziosa frase, poco più avanti, che viene distribuita a ciascuno strumento, in una conversazione un po' troppo manierata per essere interessante.

Poco caratterizzato anche il Tempo di minuetto che funge da Finale (8:24), e che suona come tirato via: non sarebbe niente di malvagio se fosse stato scritto da un autore ordinario, ma qui si tratta di Mozart. L'impianto formale è quello di un breve rondò, senza strofe di rilievo (altra pecca che fa dubitare dell'autenticità).

giovedì 13 ottobre 2011

130 - "Uno strumento che proprio odio" (5)

Riprendiamo il Quartetto KV 285, culmine dell'opera mozartiana per flauto. Dopo il luminoso primo tempo, in cui a un'esposizione raggiante segue un breve sviluppo in minore (cosa che avviene spesso nelle opere mozartiane fondamentalmente prive di ombre, dove si ritrova sempre qualche piccolo elemento di contrasto per ragioni di equilibrio), il secondo tempo costruisce la propria melodia su uno sfondo di pizzicati.

La tonalità di si minore, infrequente in Mozart, sottolinea le particolarità di questo movimento, la cui melodia è tutta affidata al flauto e l'armonia ai pizzicati degli archi. Il livello compositivo non scende di una virgola rispetto al brano precedente, anzi è forse anche superiore: siamo in pieno mondo operistico, il genere che più di ogni altro si confà alle capacità del compositore.


Un'altra caratteristica che rende speciale questo pezzo è il fatto di sfociare senza soluzione di continuità nel Rondò finale, che pur muovendosi su un piano caratteriale differente e più giocoso, non perde nulla in termini di eleganza. 


martedì 4 ottobre 2011

122 - "Uno strumento che proprio odio" (3)

L'Adagio ma non troppo del KV 313 non dovette convincere quel marpione di De Jean, che lo trovò presumibilmente piuttosto difficile per le sue capacità, e Mozart lo sostituì con un Andante molto più semplice, pur con lo stesso carattere e sempre con due temi.


Anche in questo caso il soggetto più nettamente disegnato è il secondo, arcuato e a specchio, prima sussurrato dal flauto e poi ripreso dall'orchestra. Dopo l'enunciazione si passa subito allo sviluppo, che esplora le regioni del modo minore senza immalinconire il quadro.

Tra concerti e quartetti, ad ogni buon conto, il bilancio si rivelò tutt'altro che positivo perché De Jean, fieramente deluso, pagò solo metà del prezzo convenuto. Né gli si possono dare tutti i torti, se si pensa al secondo Concerto ricalcato su quello per oboe e alla maggior parte dei quartetti. Eppure un capolavoro Mozart lo scrisse anche in questo genere:


domenica 2 ottobre 2011

127 - "Uno strumento che proprio odio" (4)

Prima di addentrarci nelle bellezze del Quartetto KV 285, però, vediamo il "pacco mozartiano" per eccellenza: il Concerto per oboe KV 314 alzato di un tono e riciclato per il flauto (forse per mancanza di tempo? Strano, vista la velocità con cui Mozart sfornava musica). De Jean, ben lontano dall'essere soddisfatto, aveva già sentito quel concerto nella versione originale e ricambio Mozart di ugual moneta, come sappiamo.

Il I tempo di questo concerto, se togliamo il secondo tema che accenna blandamente a un altro secondo soggetto, quello della Sonata KV 545 (!), suona persino poco mozartiano e non è così chiaramente definito come il movimento di apertura del KV 313, assai più luminoso.


Lo stesso incipit è raffazzonato, ad onta degli eccelsi livelli raggiunti da Mozart in quel periodo (il Concerto Jenomy KV 271 è dello stesso anno), e presenta frasi alla rinfusa che non si riascolteranno più in tutto il resto del pezzo; anche il II tempo, di cui riappariranno ampi squarci nel lento della Sinfonia per il Thamos, resta francamente convenzionale, pur se ben scritto.

A risollevare in parte il Concerto da una sorte grigiastra interviene fortunatamente il Rondò, anch'esso buona anticipazione di un altro brano futuro (l'Aria "Welche Wonne, welche Lust" del Ratto dal Serraglio). Il felice profilo del tema e l'eleganza delle strofe ci restituiscono il Mozart che conosciamo.





Di passata aggiungiamo che Mozart aveva anche abbozzato un altro concerto per oboe, in fa maggiore, finito nel Koechel sotto il numero 293:


giovedì 29 settembre 2011

117 - "Uno strumento che proprio odio" (2)

L'Adagio ma non troppo del Concerto KV 313 si presenta con un tema abbastanza dimesso, per non dir modesto, ma riprende quota in fretta con un secondo tema semplice, ma meravigliosamente lirico condotto dal flauto (2:22):


Anche nello sviluppo la scrittura brilla per eleganza, e il cangiante colore orchestrale sembra tutto meno che un segno di malavoglia. Non parliamo poi del Rondò finale, il miglior Minuetto (o meglio, tempo di minuetto) conclusivo scritto da Mozart, con un tema ammiccante e ancora una volta ben tratteggiato:


Non solo: le strofe del Rondò, talvolta derivate da frammenti del tema e non prive di gradevoli sorprese, si inseriscono alla perfezione nel tessuto del movimento, che a sua volta s'intona armoniosamente con gli altri due tempi, creando un'impressione di felice unità stilistica. Si prefigura oltretutto quella scrittura per uno strumento specifico che ne sfrutta tutta l'estensione e che si ammirerà in un Concerto ancora lontano, quello per clarinetto.

martedì 27 settembre 2011

115 - "Uno strumento che proprio odio"

Quando Mozart si vede commissionare un numero imprecisato di concerti e quartetti per flauto dal mecenate olandese De Jean, la sua reazione non è precisamente esemplare: deprecando il fatto di dover comporre per uno strumento che non può soffrire, si limita a scrivere un concerto (KV 313) e a riadattarne un altro (KV 314), in origine scritto per l'oboe, e si mette di impegno solo su un quartetto (il KV 285) buttandone giù senza convinzione altri tre, limitandosi a scriverli in soli due movimenti (come nel caso del KV 285a e KV 285b) o prendendo spunto da scadenti musiche altrui (il KV 298).



Il Mozart-distributore di musiche, in questo frangente, funziona dunque solo fino a un certo punto e mostra due facce: ispirato nel Concerto KV 313, nell'Andante KV 315 che ne rappresenta una probabile appendice e nel Quartetto KV 285; svogliato e sbrigativo negli altri lavori. Che effettivamente odiasse il flauto lo dimostra anche il fatto che, tolto il Concerto per flauto e arpa KV 299, non ha più composto per questo strumento dopo aver evaso (e a dire il vero anche un po' eluso) la pratica De Jean. Il Flauto Magico, opera in cui il detestato strumento compare in effetti solo un paio di volte, una per atto, non si può neppure considerare un'eccezione che confermi la regola.

Ad ogni modo, il I tempo del KV 313 comincia particolarmente bene, col tema spiccato e una bella conclusione orchestrale "ad archi" (sequenze accordali molto rapide ascendenti e discendenti), alternando successivamente un paio di apprezzabili, sorridenti spunti melodici. Pur senza raggiungere livelli eccelsi, qui Mozart sta tranquillamente alla pari con maestri riconosciuti come Devienne, autore di concerti per flauto altrettanto piacevoli e talvolta anche appassionati: