martedì 24 luglio 2012

252 - Primi concerti (5)

Con il Quarto concerto (KV 41) abbiamo l'occasione di ascoltare per l'ultima volta Honauer e Raupach. Se non fosse per il tempo centrale in sol minore, tonalità che poi Mozart avrebbe innalzato a vette magnifiche, sarebbe l'opera meno interessante delle quattro esaminate. Tanto i movimenti estremi (entrambi di Honauer) sono sbrigativi e sommari, con la puntuale grandinata di accordi nelle prime battute, quanto è più meditato il pezzo centrale nella sua delicata desolazione:


Può darsi che la particolare tristezza di questa musica e di questa tonalità abbia colpito l'ancor giovanissimo compositore, magari anche solo inconsciamente, per poi germogliare negli esiti futuri delle due Sinfonie in sol minore e del primo Quartetto per pianoforte.


domenica 22 luglio 2012

251 - Concertati: il percorso mozartiano (19)

Col Quartetto "Non ti fidar, o misera" abbiamo in scena l'ennesima dimostrazione di come sia possibile fondere caratteri e situazioni in un concertato, riutilizzando uno stesso tema e affidandolo a più personaggi i quali lo cantano, lo storcono, lo abbreviano, lo ampliano o lo stravolgono a seconda del contesto.

Come nota argutamente il Dent, esperto del teatro mozartiano, la piccola melodia puntata che chiude la prima frase di Donna Elvira ("Te vuol tradire ancor") viene prima nobilitata dagli interventi dei flauti e degli archi che accompagnano la risposta di Donna Anna e di Don Ottavio, poi quasi ridicolizzata perché quel ritmo puntato s'impone, con effetto grottesco, quando Don Giovanni vuol far credere che Donna Anna è fuori come un autobus (0:52 - 1:16).


La vera puntata in avanti sotto l'aspetto della caratterizzazione, però, è il modo con cui viene intonata la frase "Certo moto d'ignoto tormento ecc.": fintamente compassionevole Don Giovanni; incerti e turbati Donna Anna e Don Ottavio che cantano all'unisono; partita per la tangente Donna Elvira, che spara con noncuranza un tarantolato saliscendi di semicrome (anche qui è il Dent a sottolineare la bella differenziazione delle linee melodiche, quasi Mozart si fosse divertito a far davvero passare per pazza Donna Elvira). 

Nonostante i reiterati tentativi di convincere Donna Anna e Don Ottavio, la situazione non si evolve e il quartetto si conclude, insistente, proprio sul temino puntato che s'era udito all'inizio. Ci vorrà ancora un recitativo prima che l'autore del delitto venga finalmente scoperto.

sabato 21 luglio 2012

250 - Romanticismo in anticipo

Il Quartetto per pianoforte e archi KV 478, con gli appassionati unisoni e il veemente Sturm und Drang del I tempo (dopo il quale l'opera si alleggerisce alquanto), nasce in un periodo che solo il Concerto in re minore, benché in mezzo a una nidiata di capolavori, poteva far presagire. 

Eseguire quest'opera al pianoforte o al fortepiano fa poca differenza, anzi: l'uso di strumenti filologicamente testati, per certi versi, rende il primo movimento ancor più inquietante rispetto a una normale interpretazione col pianoforte moderno:


Abbiamo i consueti due temi, ma entrambi spinti da un affanno che è raro persino nei quartetti dedicati a Haydn, all'epoca freschi di composizione. Oltretutto il brano è molto più lungo della media, superando i dieci minuti. Forse accortosi dell'anomalia, Mozart non accorcerà i tempi seguenti, ma rinuncerà al minore nel Finale. 

Il secondo movimento è più tenero ma comunque serio e lirico quanto il primo: 




venerdì 20 luglio 2012

249 - Ritocchi di classe

Una Sonata per violino e pianoforte per principanti (KV 547), altrimenti trascurabile, ha dato lo spunto a Mozart per un rifacimento catalogato come KV 547a e riservato alla sola tastiera. Dalla sonata di partenza è stato espunto il I movimento, un Andante cantabile, mentre il II e il III sono diventati rispettivamente il primo tempo e il finale della nuova Sonata. 

Merita però più attenzione quello che è il tempo centrale, un Rondò che apparentemente è una copia - trasportata in fa maggiore - del Rondò che conclude la ben più nota Sonata in do KV 545, pure per tastiera e per principianti:


In realtà la versione per la Sonata KV 547a presenta delle piccole ma innegabili migliorie, come si può notare a un attento ascolto (6:09). Basti ascoltare la spigliata e tenera chiusura o le lievi, indovinate modifiche subite dal soggetto. Nella versione che segue il 3° tempo (un tema con variazioni) è omesso, mentre il movimento iniziale è un garbato Allegro:


Anche in questo primo tempo si osservano differenze di fraseggio rispetto al brano parallelo della Sonata KV 547:








giovedì 19 luglio 2012

248 - Concertati: il percorso mozartiano (18)

Dopo il primo concertato, sorto spontaneamente dall'ouverture, abbiamo a poca distanza un terzetto (Donna Elvira, Don Giovanni e Leporello) curiosamente bipartito: da una parte Donna Elvira si lamenta per essere stata sedotta, sposata e abbandonata, dall'altra il padrone e il servo si scambiano a parte i loro commenti sulla nuova arrivata, pur senza riconoscerla:


La caratterizzazione dei personaggi è ottenuta con un diverso trattamento degli intervalli: ampi quelli Donna Elvira, modestissimi quelli riservati a Don Giovanni e Leporello, che quasi cantano melodie su gradi congiunti. Questo gigantismo espresso nella distanza tra nota e nota nella parte di Donna Elvira tornerà anche nell'aria "Ah fuggi il traditor" e prenderà strade più complesse e accidentate nel Quartetto "Non ti fidar o misera", come vedremo.

giovedì 12 luglio 2012

247 - Primi concerti (4)

Con il KV 40 Mozart ripesca Honauer (I tempo), mentre nel secondo movimento si basa su un brano di Eckard e nel terzo ricorre a un pezzo di carattere di una nostra vecchia conoscenza, Carl Philipp Emanuel Bach.

Lodato da Della Croce come "poeta della tastiera", Eckard fornisce al bambino prodigio una sonata in un tempo solo, a dire il vero un po' sdolcinata, ma buona per far pratica e assorbire un altro bel po' di stile galante dopo quello ammannito da Johann Christian Bach nelle sinfonie.


Non potrebbe essere più evidente il contrasto col tempo conclusivo, costruito sulla Boehmer, dal tema non popolare ma comunque incisivo e martellato. Carl Philipp Bach si dilettava di scrivere delle miniature con titoli francesi e tedeschi, e tra questi figura per l'appunto questa Boehmer, una sorta di corsetta sulla tastiera dai toni gioiosi un po' rozzi, lontani dalle emozioni visionarie del Bach di Berlino. 

Mozart stavolta ci aggiunge poco, ripetendo la melodia con l'orchestra e schiaffando in partitura qualche effimero intervento dei fiati.




mercoledì 11 luglio 2012

246 - Solo per divertimento? (12)

Con il Divertimento KV 247, Mozart torna a scrivere per gli archi. Siamo ormai in pieno clima serenatistico, come dimostra già il primo tempo, tanto più che proprio la maestosa Serenata KV 250 segue di pochissimo questa composizione.


Anche l'estensione di questo brano, per quanto non lunghissima (circa sei minuti), e la complessità dello sviluppo con le sue incursioni in minore ci suggeriscono che siamo in presenza di un'opera più ambiziosa del consueto. In realtà Mozart aveva già alzato il tiro con il precedente Divertimento e ora prosegue logicamente su questa strada: anche le composizioni apparentemente di minor conto sono più valide e accurate.

Il secondo movimento è un altro brano affascinante, con un tema ben definito e di discreta seduzione. Manca solo il violino solista, che si farà sentire nella KV 250:


martedì 10 luglio 2012

245 - Tra CPE Bach e WF Bach

All'insegna dell'improvvisazione totale, il Preludio modulante KV 624a (un tempo KV deest per gli amici) può essere considerato uno strimpellio qualsiasi, ma ciò nonostante non è privo di grazia. Modulante perché passa da mi minore a fa maggiore, con un po' di immaginazione si può anche considerare un brano a metà fra le (molto) libere fantasie di Wilhelm Friedemann e le composizioni omologhe di Carl Philipp Emanuel Bach:


Man mano che la musica prosegue, il brano acquista senso e profondità, avvicinandosi alle curiose evoluzioni del Capriccio KV 395, forse l'unico brano mozartiano al quale sia collegabile. Le analogie con quella composizione suggeriscono una data per questa intorno al 1782: per una volta, infatti, il numero di catalogo è slegato dall'ordine cronologico: il 624 è infatti riservato alle cadenze che Mozart scrisse per i suoi concerti pianistici, quasi fosse una sorta di parcheggio per brani atipici.

lunedì 9 luglio 2012

244 - Concertati: il percorso mozartiano (16)

Tra le Nozze e il Don Giovanni Mozart sforna alcuni capolavori di musica da camera (trii, quartetti, quintetti, sestetti e lieder), senza scrivere concertati per le voci com'era avvenuto poco prima del Figaro, ma il discorso sugli ensemble, che si era interrotto sulla grande scena del perdono, riprende immediatamente dopo l'ouverture del Don Giovanni con la scena che, dopo la fuga del protagonista, conduce alla morte del Commendatore. 

Abbiamo così una sorta di opera nell'opera, cui prendono parte quattro personaggi (Leporello, Donna Anna, Don Giovanni e il Commendatore). Quasi tutta la scena è in tempo mosso, salvo alla fine del duello.


Nell'agonia del Commendatore prende forma, in un'alba di terzine, quel che sarà la parte per la mano sinistra della Sonata al chiaro di luna di Beethoven.



domenica 8 luglio 2012

243 - Primi concerti (3)

Il 2° concerto, KV 39, alterna due brani di Raupach (il 1° e il 3° movimento) a un pezzo di Johann Schobert  (che funge da tempo lento centrale). Se l'autore dei movimenti estremi è un comune seguace dello stile preclassico con doni melodici nella media, tutta diversa è la portata dell'Andante staccato schobertiano, purtroppo trascurato dalla discografia. 

Sarebbe infatti più che interessante rintracciare il brano originale, composto da un autore che visse poco più di trent'anni e in un'epoca di transizione dal Barocco al Classicismo, ma già colmo di inquietudini preromantiche che Mozart sa ben assecondare nella parte orchestrale da lui aggiunta, mantenendo anzi intensificando le affascinanti dissonanze del pezzo pianistico:

Piacevoli, ma certo ben lontano dall'espressività di Schobert, i due contributi di Raupach, compositore già chiamato in causa nel Concerto KV 37. Ascoltiamone qui il primo allegro:


242 - Il resto di un capolavoro

Abbiamo parlato in un altro post dell'ouverture dello Schauspieldirektor e analizzato la volta scorsa i suoi concertati. Tocca ora passare agli altri due gioiellini di questo singspiel, ovvero le due arie con cui le cantanti si presentano al pubblico prima di battibeccare.

Comincia Madame Herz (Madame Cuori) con un'aria triste, ma sempre nella tradizione del singspiel. Potrebbe essere comodamente un brano del Ratto dal Serraglio per la voce di Caterina Cavalieri e il personaggio di Konstanze (on questa versione l'aria è cantata in italiano):




Tocca poi a Madame Silberklang (letteralmente Madame Argentina). Delizioso il suo brano:



Chi ci rimise quella sera fu il povero Salieri, che resse il confronto solo fino all'ouverture e al primo concertato nel duello con Mozart. L'opera presentata dall'italiano, Prima la musica poi le parole, riuscì solo a satireggiare e a mettere impietosamente in ridicolo il librettista Da Ponte, non certo a superare il singspiel mozartiano.


241 - Concertati: il percorso mozartiano (15)

A margine delle Nozze, anzi un poco prima, Mozart compone e manda in scena un piccolo singspiel intitolato Der Schauspieldirektor (L'impresario teatrale), uno dei suoi capolavori nonostante la sua scarsa diffusione tra i melomani. A cominciare dalla scoppiettante ouverture, proseguendo con le due arie che seguono, tutto ha il carattere di un'anticipazione del fulgore melodico e dell'atmosfera delle Nozze.

Questa folle giornata in miniatura condensata in circa mezzora si conclude con un vivace Terzetto e con un vaudeville conclusivo, per l'appunto due concertati, in cui Mozart diverte e si diverte:


Il Terzetto comincia nel momento in cui scoppia un litigio tra le due cantanti candidate al ruolo di prima donna. Invano il tenore Frank tenta di riportarle alla calma: agitatissime, le rivali si lanciano in una sfida d'acuti, poi (2:38) - in una sorta di secondo round - dettano il tempo all'orchestra per far bella mostra dei loro virtuosismi. 

Un altro intervento del tenore funge da oasi melodica, che poco più avanti viene sovrastata nuovamente dalle proteste delle cantanti.

Più breve, ma altrettanto pirotecnico, è il vaudeville conclusivo, intonato stavolta all'insegna della concordia e della pacificazione generale. Non si tratta però del consueto finale sbrigativo: il brano è anzi particolarmente composito e ricco di parti riservate ai solisti, benché su un tono più tranquillo rispetto al concertato precedente.




sabato 7 luglio 2012

240 - Solo per divertimento? (11)

Con il Divertimento per fiati KV 240, Mozart scrive un non piccolo capolavoro di piacevolezza melodica. I segni sono molteplici: l'eloquio sciolto, l'evidente miglioramento della scrittura per questi strumenti, un'inventiva felice e continuamente rinnovata.


Si noti ad esempio la placida, raffinata e scorrevole bellezza del II tema (1:10). Come di consueto Mozart adotta per questi lavori una forma sonata in miniatura, ma pur sempre efficacissima per come favorisce la germinazione spontanea di idee e temi che possono far capolino anche dopo il termine dell'esposizione, riservandosi un posto nello sviluppo.

Anche l'Andante che segue si svolge su melodie molto semplici che saltan fuori una dall'altra. 


Dopo un saltellante Minuetto (7:01) abbiamo un Trio in minore (8:00) che ci sorprende per la sua serietà, prima che si scateni lo spigliato Finale (video seguente).
 

239 - Sonata per strumenti trascurati

Forse non è neppure sua, anche se la Neue Mozart Ausgabe l'ha conservata nel novero delle opere autentiche e la Philips Complete Edition l'ha regolarmente incisa, ma la Sonata per fagotto e violoncello KV 292 sembra quasi un omaggio a due strumenti - in particolare il violoncello - che Mozart ha pressoché ignorato nella sua produzione, privilegiando, oltre al pianoforte e al violino, strumenti a fiato come il clarinetto, il corno o, pur con i noti disgusti, il flauto.


Niente più di un garbato movimento in forma sonata il primo, che ricalca vagamente il tema del Concerto per fagotto KV 191, altra opera giovanile dalle pretese non eccessive, grazie a una melodia d'apertura che passeggia lungo i gradi dell'accordo di tonica. 

L'Andante centrale (5:43) è tematicamente meglio rilevato, pur rimanendo ancorato a un fraseggio generico. Nel Rondò conclusivo (9:42) i due strumenti si rimbalzano un altro temino appena appena scherzoso; né sono irresistibili le poche strofe che seguono. 

Si sarebbe tentati, considerando il debole slancio melodico di queste ideuzze, di assegnare l'opera ad altro autore, ed effettivamente più di qualcuno ci ha pensato, ma ultimamente gli studiosi hanno puntato l'attenzione più sull'ipotesi che questa composizione altro non sia che quel che ci rimane di un concerto smarrito: la parte solistica e quella dei violoncelli. Anche una trascrizione per orchestra sarebbe in ogni caso troppo poco per valorizzare un pezzo così modesto.

venerdì 6 luglio 2012

238 - Tristezza in due dimensioni

Se prendessimo da solo il Trio (1:51) del Quartetto KV 421, una delle opere più serie e appassionate di Mozart, potremmo credere di trovarci di fronte a una via di mezzo fra un divertimento e uno studio per archi. Par quasi un esercizio sugli accordi, un disinvolto saliscendi per i registri dei quattro strumenti in scena.

Preso assieme a quello che lo precede e che lo segue, ovvero il Minuetto che funge da 3° movimento, è l'altra faccia di una stessa medaglia, una sorta di compendio della disperazione. Mozart ha già immerso il 1° nello stesso clima: questo tempo lo conferma e annuncia definitivamente che anche il Finale avrà le stesse caratteristiche.



Proprio le variazioni conclusive, ennesima potente rivelazione del re minore mozartiano, riprendono questa disperazione cosmica e la sublimano in una raffigurazione quasi fisica del dolore, ovvero quelle note ribattute che ricorrono nel tema e finiscono per sommergere le ultime battute.


Tornando al Minuetto, qualcosa di simile avviene in una sinfonia haydniana (la 95 in do minore), scritta però in circostanze totalmente diverse, quando l'autore si godeva il successo di Londra. Il terzo movimento (12:14) introduce un tema accordale imperioso per poi alternarsi con un trio (14:22) giocato su un curioso saliscendi, condotto dal violoncello, che ricorda molto quello del Quartetto di Mozart.


mercoledì 4 luglio 2012

237 - Di Mozart oppure no? (10)

Fino a qualche tempo fa non sembrava, ma è stata messa in dubbio l'autenticità dell'Ouverture e tre contraddanze KV 106, piacevolissima composizione che ha insospettito i critici per via della sua sequenza tonale e della bizzarra struttura (mai Mozart aveva fatto precedere una serie di danze da un'ouverture, per giunta molto sommaria come questa):


Le tre contraddanze superano infatti di gran lunga il primo brano, presentando ad ogni buon conto tratti squisitamente mozartiani: dalle incursioni in minore della prima contraddanza alle ammiccanti acciaccature della seconda, dalla finezza dell'orchestrazione ai temi familiari di tutte e tre i ballabili. 

Chi considera autentica la composizione discute comunque sulla data in cui fu scritta: intorno al 1770 o al 1790? Una vaga somiglianza tematica con le danze degli ultimi anni parrebbe suffragare la seconda ipotesi.