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giovedì 26 gennaio 2012

223 - Recitativi accompagnati (5)

Passiamo all'ultimo recitativo accompagnato del Lucio Silla, che con l'aria che lo segue ("Fra i pensier più funesti di morte"), rappresenta il coronamento di un'opera in sé non eccelsa, ma estremamente promettente. Irresistibile l'accelerazione dell'aria verso il suo termine, un colpo d'ala che ci porta dritti nel mondo drammaticamente più evoluto dell'Idomeneo:


Nel complesso, in quest'opera il gran numero di recitativi accompagnati accresce molto la libertà del compositore, al punto da poter interpretare lo schema recitativo (acc.) - aria come una sequenza "parte libera - parte obbligata". 

È insomma quasi come se Mozart avesse scritto il Lucio Silla due volte: la versione più spontanea sotto forma di recitativo accompagnato e l'altra, quella ufficiale, ancora ingabbiata nelle griglie della tradizione. Una tradizione che spesso però viene nobilitata dalla bellezza della melodia mozartiana. 

venerdì 13 gennaio 2012

210 - Recitativi accompagnati (4)

Uno dei recitativi accompagnati principali del Lucio Silla è rappresentato dalle scene che seguono e che anticipano, in tutt'altro clima e con tutt'altro contesto, la scena del cimitero nel Don Giovanni. La libertà della forma in questo frangente è ancora maggiore se si considera l'intervento del coro a 4:26:


Benché sia molto critico con le opere serie di Mozart, Hildesheimer loda questa scena e attribuisce la sua efficacia al legame con la morte, fonte sempre feconda d'ispirazione per il compositore.
All'inizio del II atto appartiene invece un altro bell'esempio di recitativo accompagnato, "Ah corri, vola", in cui per l'ennesima volta notiamo l'intento di dare maggior vita ai personaggi di un libretto manierato, ben lontano dai grandi esiti di quello della Clemenza con le azzeccate modifiche di Mazzolà:

giovedì 5 gennaio 2012

202 - Recitativi accompagnati (3)

Nella sua terza opera rappresentata in Italia, il Lucio Silla, Mozart ha a disposizione un cospicuo numero di recitativi accompagnati (addirittura dieci) inseriti quasi con regolarità nella struttura consueta dell'opera seria. 

Le arie lunghissime dell'opera, ricalcate sui prevedibili schemi del concerto solistico, vengono quindi alternate a recitativi certamente più mossi e avvincenti. Già il primo, "Dunque sperar poss'io", che precede l'aria "Il tenero momento", mostra un cambio sapiente di ritmi e di sensazioni che i pezzi chiusi non potrebbero mai contenere:


Ancor più efficace è il secondo recitativo accompagnato dell'opera, con cui Silla (personaggio altrimenti ancora troppo ruvido e appena sbozzato) si presenta in scena. L'aria "Il desio di vendetta e di morte", pure notevole, trae certamente beneficio da questa sorta di "rincorsa" che rappresenta il recitativo accompagnato:

giovedì 1 dicembre 2011

169 - Recitativi accompagnati (2)

Anche nella seconda opera scritta per l'Italia, la serenata teatrale Ascanio in Alba, Mozart scrive alcuni recitativi accompagnati (tre in tutti). In rete si ha traccia del primo, "Perchè tacer degg'io", che conferma gli esiti già apprezzabili del recitativo contenuto nel Mitridate:


Nei passaggi orchestrali inframezzati dagli interventi vocali si coglie a tratti la stessa ispirazione che ammiriamo nelle sinfonie coeve. Dopo un altro bel recitativo verso la fine del Sogno di Scipione, Mozart scatenerà la propria inventiva nel Lucio Silla, che trabocca letteralmente di queste scene (ben 10 variamente ripartite fra i tre atti). 

sabato 1 ottobre 2011

119 - Concertati: il percorso mozartiano (1)

Dal Terzetto "Tandem post turbida fulmina" al Sestetto con coro "Tu m'assolvi, è ver, Augusto", passano 25 anni e opere come il Figaro, il Don Giovanni, il Flauto Magico, nelle quali Mozart amplia, sviluppa e rivoluziona il concertato, brano musicale al quale prendono parte più cantanti (e talvolta il coro), e il cui testo, i caratteri e le melodie si fondono mettendo alla prova l'intuizione psicologica del compositore.

Il primo concertato mozartiano, tratto dall'Apollo et Hyacinthus

Una premessa. L'opera lirica, se confrontata con la musica strumentale, suggerisce lo stesso rapporto che c'è tra un'immagine in tre dimensioni e una in due: la voce diventa una variabile in più, una risorsa illimitata in grado di esprimere ciò che con gli strumenti e anche l'orchestra riunita non possono dire. Nelle sue prime opere, tuttavia, Mozart non sfrutta più del consentito le possibilità offerte dalla voce, mostrando qua e là scintille del suo genio e specialmente nei recitativi accompagnati, ovvero quel tipo di brani in cui si lascia maggior libertà formale al compositore.

Quanto alle arie, invece, se sostituissimo al soprano o al tenore uno strumento di analogo registro, avremmo più o meno lo stesso effetto, oltre a un tempo di concerto per quello strumento e orchestra. Così si disse del Lucio Silla, in cui Mozart accumulò inoltre materiale "per una dozzina di sinfonie" (Einstein), e forse si disse così un po' a torto, perché proprio nel Lucio Silla Mozart comincil a smarcarsi dalle convenzioni, seppur per brevi tratti.




Uno degli ultimi concertati, il terzetto "Quello di Tito è il volto": a ciascun personaggio corrisponde inizialmente un tema diverso che vale a caratterizzarlo. I tremoli ci suggeriscono la paura di Sesto, le distese frasi orchestrali che accompagnano Tito ne sottolineano la serenità d'animo, mentre Publio, che assiste "a parte" alla scena, si limita a un commento didascalico:




domenica 24 aprile 2011

74 – Alle soglie del Ratto dal Serraglio: l’incompiuta Zaide.

Coeva del Thamos, il singspiel incompiuto Zaide impegnò Mozart nel 1779 e nel 1780. Cronologicamente è la sua prima opera di grande rilevanza (nel dire questo mi tocca far torto al Lucio Silla, ma senza troppi rimpianti) e nella trama prefigura già il Ratto dal Serraglio. Rispetto a quest’ultimo manca la coppia popolana, ma in compenso c’è il nobile amico del protagonista e il sultano canta anziché recitare e basta.

In questo quartetto abbiamo già una prova delle capacità di caratterizzazione del compositore:



Il personaggio di Zaide precorre già eccellentemente Konstanze e Pamina con quest’aria dal candore religioso. L’orchestrazione finissima e la linea di canto sembrano già quelle del Così fan tutte:


martedì 19 aprile 2011

68 – Opera seria, arie da concerto e concerti. La voce come strumento, lo strumento come voce

Normalmente la voce è uno strumento musicale ben più complesso degli altri: per fare un paragone geometrico, è come se fosse una figura tridimensionale mentre il pianoforte, il flauto, il clarinetto, il violino eccetera potrebbero essere considerati “a due dimensioni”. La voce umana ha insomma più flessibilità nell’esprimere i sentimenti e, potendo scandire parole anziché dei suoni, può rendere il carattere d’un personaggio e le sue sensazioni meglio di un’orchestra al completo.

Nell’opera seria non pare fosse così. Voci e strumenti si prendevano la loro spettanza di passaggi virtuosistici, e le prime si esibivano come se il testo fosse una sorta di tappeto sul quale modulare la rappresentazione di un affetto, alternandosi spesso con i secondi durante le arie, eseguendo frasi identiche senza aggiungervi un filo d’espressione in più. In Mozart, finché non si cambia letteralmente musica con il singspiel o con le opere dapontiane, non è che le cose stiano tanto diversamente.

Del Lucio Silla il critico Einstein afferma che “Vi avrebbe potuto trovare materiale per una dozzina di sinfonie”. Correggiamo lievemente sostituendo a “sinfonie” il termine “concerti”, perfettamente equivalente per struttura e andamento alle arie dell’opera, e avremo centrato il punto. Tanto più che il primo tempo del Concerto per violino KV 216 ritorna nelle sue caratteristiche essenziali (tema principale compreso) nella seconda aria del Re Pastore, e se analizziamo moltissimi dei numeri appartenenti alle opere serie giovanili abbiamo altrettanti tempi da concerto: esposizione orchestrale, entrata del solista (ossia della voce), secondo tema – che poi corrisponde alla seconda strofa del testo – ritorno del primo e cadenza conclusiva prima che l’orchestra riprenda la linea.



mercoledì 13 aprile 2011

60 - Dal Lucio Silla alla Clemenza di Tito: quando l’opera seria fa sul serio (2)

Concludiamo l’antologia di scene tratte dal Lucio Silla con questo duetto (“D’Eliso in sen m’attendi”):




 
È un vero peccato, comunque, che il Mozart pur ancora acerbo del Lucio Silla abbia dovuto fare i conti con lo schema rigidissimo dell’opera seria. I pochissimi spiragli di un nuovo teatro che il libretto gli offriva (vale a dire i concertati, ovvero un duetto e un terzetto soltanto) ci permettono di vedere oltre e di avvicinarci all’atmosfera già ben più complessa e affascinante dell’Idomeneo. Confrontando le due ouverture delle rispettive opere cogliamo già tutta la differenza:




martedì 12 aprile 2011

59 - Dal Lucio Silla alla Clemenza di Tito: quando l’opera seria fa sul serio


Non del tutto ingiustamente trascurata, la prima vera opera seria di Mozart, il Lucio Silla, risente parecchio della moda dell’epoca. Fino a un certo punto, però: il genio del compositore vi compare in più luoghi, specie nei recitativi accompagnati e in alcune arie. Un’antologia basterà a dimostrarlo…

Recitativo “Morte, morte fatal”, Coro “Fuor di queste urne dolente”






Aria “Fra i pensier più funesti”


Aria “Pupille amate”



Anche J.C. Bach musicò il Lucio Silla. Sentiamone la bella Ouverture: