sabato 1 ottobre 2011

119 - Concertati: il percorso mozartiano (1)

Dal Terzetto "Tandem post turbida fulmina" al Sestetto con coro "Tu m'assolvi, è ver, Augusto", passano 25 anni e opere come il Figaro, il Don Giovanni, il Flauto Magico, nelle quali Mozart amplia, sviluppa e rivoluziona il concertato, brano musicale al quale prendono parte più cantanti (e talvolta il coro), e il cui testo, i caratteri e le melodie si fondono mettendo alla prova l'intuizione psicologica del compositore.

Il primo concertato mozartiano, tratto dall'Apollo et Hyacinthus

Una premessa. L'opera lirica, se confrontata con la musica strumentale, suggerisce lo stesso rapporto che c'è tra un'immagine in tre dimensioni e una in due: la voce diventa una variabile in più, una risorsa illimitata in grado di esprimere ciò che con gli strumenti e anche l'orchestra riunita non possono dire. Nelle sue prime opere, tuttavia, Mozart non sfrutta più del consentito le possibilità offerte dalla voce, mostrando qua e là scintille del suo genio e specialmente nei recitativi accompagnati, ovvero quel tipo di brani in cui si lascia maggior libertà formale al compositore.

Quanto alle arie, invece, se sostituissimo al soprano o al tenore uno strumento di analogo registro, avremmo più o meno lo stesso effetto, oltre a un tempo di concerto per quello strumento e orchestra. Così si disse del Lucio Silla, in cui Mozart accumulò inoltre materiale "per una dozzina di sinfonie" (Einstein), e forse si disse così un po' a torto, perché proprio nel Lucio Silla Mozart comincil a smarcarsi dalle convenzioni, seppur per brevi tratti.




Uno degli ultimi concertati, il terzetto "Quello di Tito è il volto": a ciascun personaggio corrisponde inizialmente un tema diverso che vale a caratterizzarlo. I tremoli ci suggeriscono la paura di Sesto, le distese frasi orchestrali che accompagnano Tito ne sottolineano la serenità d'animo, mentre Publio, che assiste "a parte" alla scena, si limita a un commento didascalico:




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