sabato 29 ottobre 2011

138 - Concertati: il percorso mozartiano (4)

All'Idomeneo segue, piuttosto ravvicinato, il Ratto dal Serraglio, opera in cui Mozart libera ulteriormente (ma non certo del tutto) il suo teatro dalla Teoria degli affetti. Vi si trovano concertati che riflettono le bellezze già incontrate nel quartetto "Andrò ramingo e solo", per esempio in "Ach, Belmonte! Ach, mein Leben!", altro quartetto, di carattere certamente più gioioso, e lampi di grandioso realismo nel Vaudeville finale, come vedremo.

Altro pezzo che si potrebbe considerare un concertato, anche se vede coinvolti sono due personaggi (Belmonte e Osmino, una delle creature mozartiane più odiose e più riuscite insieme), è il Duetto che segue l'amaro Lied con cui il cattivo esordisce:


Quando Belmonte interrompe irato la canzoncina dell'animoso turco, lo fa cambiando totalmente ritmo e velocità, quasi strappando la scena all'antagonista (2:23), cosa che in un'opera seria nessuno si sarebbe mai sognato di fare, tanto meno con questa veemenza. Eppure il Ratto non è affatto privo di scene che si rifanno ampiamente allo stile serio, come nell'aria di Konstanze "Martern aller Arten", riccamente strumentata, e ancor più nel Recitativo e aria "Traurigkeit ward mir zum Lose", dove lo svolgimento della vicenda si ferma per lasciare spazio ai sentimenti della ragazza rapita.

Il resto del Duetto non abbandona questa tensione prima latente e ora scatenata a tutta forza da entrambi i personaggi. Segni del realismo mozartiano: il compositore si diverte a interrompere la placida allure di un'aria per rendere più credibile e naturale l'azione, si trasforma in regista, e come s'è visto nell'Idomeneo, opera tagli a manetta quando ce n'è (e a volte anche quando non ce n'è) bisogno.

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