Nonostante il Requiem sia stato completato da Süssmayr, il primo a cui venne affidato questo compito è stato Eybler, uno degli allievi più talentuosi di Mozart. Dopo aver valutato la proposta, tuttavia, egli la rifiutò sentendosi indegno dell'impresa. Ben dodici anni dopo (1803) scrisse il suo Requiem, opera poco considerata dalla critica, ma in alcuni punti (si ascolti ad esempio il Dies Irae, a 7:27, o il Confutatis a 20:00):
Ovviamente non possiamo credere che quest'opera possa darci un'idea di come sarebbe stato il Requiem mozartiano se Eybler ci avesse messo le mani: la tonalità (do minore anziché re minore), l'epoca e i temi utilizzati sono differenti, impedendo qualsiasi possibilità ragionevole di confronto.
Tuttavia Eybler, lodato anche da Mozart (che attestò per iscritto la sua abilità nella composizione e nel contrappunto), avrebbe probabilmente fatto assai meglio del mediocre Süssmayr se avesse accettato di completare il Requiem.
Tra le opere dubbie, ma non prive di interesse, si conta anche la misteriosa Ouverture KV 311a, scritta presumibilmente a Parigi e composta da due tempi (Andante pastorale e Allegro spiritoso). Nella sua monografia, il Della Croce si sofferma su questa composizione senza schierarsi, ma di fatto non se la sente di assegnarla a Mozart.
Indipendentemente dalle considerazioni riguardanti l'autenticità, la presenza in rete dell'ouverture ci offre un'ottima occasione per ascoltare una musica tutt'altro che spregevole, forse non ancora incisa:
Due parole sulle argomentazioni riepilogate dal Della Croce a favore dell'autenticità e contro. Stando alle lettere di Mozart, due sarebbero le sinfonie che scrisse a Parigi. Una è quella che porta il nome della città, l'altra potrebbe essere questa.
Bellissimo, tra l'altro, l'incipit dell'Allegro spiritoso (1:34) che ha mandato in visibilio più d'un critico. Senonché altri, in particolare il musicologo Ernst Hess, hanno messo in evidenza alcuni errori nella partitura, simili a quelli commessi da Süssmayr nel completamento del Requiem, che di fatto rappresentano l'argomento più forte di chi nega l'autenticità dell'opera.
L'ultimo tempo del Quintetto per corno ha lo stesso fine comune ai finali dei futuri concerti: allentare quel poco di tensione o di lirismo che il tempo lento poteva creare. Anche l'incipit si può ricondurre all'inizio di un rondò da concerto:
Nella norma anche le strofe: qualche passaggio al modo minore non gualcisce la serenità di fondo.
Il primo concerto di Mozart per corno non è il KV 412, che un tempo era ritenuto coevo del Quintetto ed è certamente superiore a quest'opera, almeno nel bellissimo primo movimento: pare che questa composizione, purtroppo incompiuta e mancante di un tempo lento, risalga invece al marzo del 1791, e il rondò presenta ben due versioni, una mozartiana e un'altra maldestramente rielaborata da Süssmayr. Ci torneremo.
Dunque il concerto d'esordio dovrebbe essere il KV 417, che si attesta sui livelli del Quintetto almeno nel movimento iniziale, ma li supera di gran lunga nell'Andante (6:14):
Qui siamo già nel mondo dei grandi adagi e andanti per pianoforte e orchestra, prima che la gioiosa scena di caccia del Rondò conclusivo riporti il concerto su toni più familiari: