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lunedì 25 marzo 2024

Grandi contemporanei: Joseph Martin Kraus (17)

L'ora del fortepiano (1)

"Abbiamo tra le sue migliori composizioni per tastiera anche una sonata in re con accompagnamento di violino e violoncello, scritta per il piacere della corte mentre questa era in visita a Drottingholm". Così Silverstolpe ci descrive il Trio VB 171, scritto fra il 1787 e il 1788. Si presume che l'autore intendesse pubblicarlo e ci contasse anche molto perché il frontespizio del manoscritto era in francese, ed è una delle opere in cui il Mozart svedese più s'avvicina al Mozart austriaco, anche se più per il fraseggio che per la perfezione dell'insieme: il fatto che si parli di una "sonata con accompagnamento" ci rivela la predominanza del fortepiano; per il resto Kraus esordisce con un tema che ci ricorda le sonate mozartiane per violino scritte a Parigi e si mantiene su livelli se non altro discreti.


Dopo una Gavotta con variazioni presentata dal fortepiano, Kraus trova il capolavoro nel Finale (Ghiribizzo Allegro), dove alla curiosa indicazione sullo spartito fa riscontro una struttura effettivamente bizzarra nonostante l'inizio faccia pensare al più semplice dei rondò e poi a un pezzo bitematico (tsk tsk, previsioni entrambe sbagliate). Anche qui la tastiera parte da sola, poi seguita dai suoi due accompagnatori:


D'una finezza davvero mozartiana, questo brano infila un'arguzia sull'altra: rallentamenti, pause nel vuoto, accenni ritmici del violino solo, intermezzi fugati con inversioni, false strofe e umoristici sbalzi in minore. Inutile cercare di cogliere qui la consueta disposizione Esposizione - Sviluppo - Ripresa: toglierebbe anzi gusto alla burla, che prorompe alla haydniana verso la fine (da 2:05) e nella conclusione a sorpresa. In questo felice Ghiribizzo Kraus ha riunito le due anime migliori del '700, scrivendo però in modo assolutamente originale. 

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