venerdì 30 settembre 2011

118 - Un nuovo genere (4)

Nella KV 303, penultima del ciclo delle Sonate per violino di Mannheim, Mozart comprime tre movimenti in due, oscillanti tra la tranquillità e l'entusiasmo sfrenato: un Adagio che si alterna a un Molto allegro e un Tempo di minuetto.


Idilliaco, l'Adagio ricorda curiosamente (nella sua seconda parte) l'Andante cantabile di Roman Hoffstetter, brano un tempo attribuito a Haydn:


Il Molto Allegro seguente, di carattere completamente diverso, crea un bel contrasto e scatena la gioia del compositore, prima trasmessa dalle note ribattute e dal trillo, poi lasciata fluire su una lunga slitta di terzine. Anziché ripetere l'esposizione del Molto Allegro, Mozart lo fa precedere di nuovo dall'Adagio, variando entrambe le sezioni.


Il Tempo di minuetto, pur fungendo da finale, non è un minuetto vero e proprio né un rondò, essendo scritto in forma sonata. Si tratta di un altro dei finali tranquilli, in calando, che Mozart non di rado inserisce in quest composizioni e non avrebbe neppure molto da dire; nello sviluppo, tuttavia, compare un tema nuovo (di appena quattro battute) che tornerà in un Trio ancora di là da venire (l'Andante del KV 496), stavolta alla fine dell'esposizione.

giovedì 29 settembre 2011

117 - "Uno strumento che proprio odio" (2)

L'Adagio ma non troppo del Concerto KV 313 si presenta con un tema abbastanza dimesso, per non dir modesto, ma riprende quota in fretta con un secondo tema semplice, ma meravigliosamente lirico condotto dal flauto (2:22):


Anche nello sviluppo la scrittura brilla per eleganza, e il cangiante colore orchestrale sembra tutto meno che un segno di malavoglia. Non parliamo poi del Rondò finale, il miglior Minuetto (o meglio, tempo di minuetto) conclusivo scritto da Mozart, con un tema ammiccante e ancora una volta ben tratteggiato:


Non solo: le strofe del Rondò, talvolta derivate da frammenti del tema e non prive di gradevoli sorprese, si inseriscono alla perfezione nel tessuto del movimento, che a sua volta s'intona armoniosamente con gli altri due tempi, creando un'impressione di felice unità stilistica. Si prefigura oltretutto quella scrittura per uno strumento specifico che ne sfrutta tutta l'estensione e che si ammirerà in un Concerto ancora lontano, quello per clarinetto.

mercoledì 28 settembre 2011

116 - Un concerto leopardiano (3)

Migliore, ma non pari all'Allegro di apertura, è il Finale in 6/8, un rondò solo apparentemente spensierato che reca in testa le note del Lied "Komm, lieber Mai" scritto nello stesso periodo. Le strofe seguenti non si discostano da questo motivo e le poche modulazioni in minore non sembrano contraddirlo, ma il male di vivere traspare misteriosamente anche in queste battute giocose, proabilmente perché il rondò non rinnega il contenuto dei tempi precedenti e si limita a non insistere sulla disperazione fremente nel primo e dilagante nel Larghetto; il suo tema, che parrebbe consolatorio, in realtà non lo è e suona ingannevole perché ignora le tensioni e le crudezze di quanto lo ha preceduto anziché affrontarle, come avviene per esempio nella chiusura trionfale del Concerto KV 466 e, parzialmente, nel Quintetto KV 516.




martedì 27 settembre 2011

115 - "Uno strumento che proprio odio"

Quando Mozart si vede commissionare un numero imprecisato di concerti e quartetti per flauto dal mecenate olandese De Jean, la sua reazione non è precisamente esemplare: deprecando il fatto di dover comporre per uno strumento che non può soffrire, si limita a scrivere un concerto (KV 313) e a riadattarne un altro (KV 314), in origine scritto per l'oboe, e si mette di impegno solo su un quartetto (il KV 285) buttandone giù senza convinzione altri tre, limitandosi a scriverli in soli due movimenti (come nel caso del KV 285a e KV 285b) o prendendo spunto da scadenti musiche altrui (il KV 298).



Il Mozart-distributore di musiche, in questo frangente, funziona dunque solo fino a un certo punto e mostra due facce: ispirato nel Concerto KV 313, nell'Andante KV 315 che ne rappresenta una probabile appendice e nel Quartetto KV 285; svogliato e sbrigativo negli altri lavori. Che effettivamente odiasse il flauto lo dimostra anche il fatto che, tolto il Concerto per flauto e arpa KV 299, non ha più composto per questo strumento dopo aver evaso (e a dire il vero anche un po' eluso) la pratica De Jean. Il Flauto Magico, opera in cui il detestato strumento compare in effetti solo un paio di volte, una per atto, non si può neppure considerare un'eccezione che confermi la regola.

Ad ogni modo, il I tempo del KV 313 comincia particolarmente bene, col tema spiccato e una bella conclusione orchestrale "ad archi" (sequenze accordali molto rapide ascendenti e discendenti), alternando successivamente un paio di apprezzabili, sorridenti spunti melodici. Pur senza raggiungere livelli eccelsi, qui Mozart sta tranquillamente alla pari con maestri riconosciuti come Devienne, autore di concerti per flauto altrettanto piacevoli e talvolta anche appassionati:






lunedì 26 settembre 2011

114 - Una sonata da chiesa qualsiasi: la KV 224

Pressoché dimenticate dalla critica, le Sonate da chiesa sono forse le composizioni cui Mozart teneva di meno, se non altro perché strattamente collegate agli ordini e ai gusti di Colloredo. In realtà molte di queste opere sono di livello più che discreto, con spunti melodici spesso accattivanti; quasi sempre la struttura è quella di un normalissimo movimento in forma sonata con due temi e, naturalmente, un breve sviluppo e la ripresa. Ne è un esempio la Sonata KV 224, con il suo andamento fluidamente cantabile e la spiritosa idea iniziale a domanda e risposta:


Una trovata interessante di questo pezzo è quella di far derivare il secondo tema dal primo, un procedimento che tornerà nella Sonata KV 570 (!). C'è inoltre la coda, costituita dalle battute iniziali del primo tema, giusto per dare una maggior impressione di utilità stilistica.

sabato 24 settembre 2011

112 - Due composizioni in una (3)

Gli ultimi movimenti della Serenata KV 100 sono un breve Andante di appena due minuti, un Minuetto e un Allegro.

L'Andante è impreziosito dalla partecipazione pressoché continua dei fiati e si basa su una melodia assai semplice:


Il Minuetto, invece, percorre sentieri non nuovi con il suo viavai di scale ascendenti e discendenti, ma si alterna opportunamente con un Trio in minore più fosco.


Il finale, un rondò pure a ritmo di danza, ricorda vagamente quello della Sinfonia KV 16, ed è ancora generico e sbrigativo come molti dei tempi conclusivi che rallegravano un po' superficialmente le opere di questo tipo. Mozart andrà ben oltre in Serenate più ambiziose come la KV 250, per esempio, dove l'ultimo movimento sarà introdotto da un Adagio appassionato e solenne e si snoderà lungo diversi temi come una trionfale passeggiata in carrozza.





venerdì 23 settembre 2011

111 - Un nuovo genere (3): la Sonata KV 302

Anche la Sonata KV 302 è, come la precedente, in due movimenti: ma ben più ambizioso è il carattere, già nobilmente annunciato dall'incipit sinfonico (un accordo di mi bemolle discendente ed eroico). Le frasi sono ampie, cariche di forza affermativa e in grado di generarsi l'una dall'altra senza stacchi di sorta.

Dopo quest'esposizione possentemente energica, lo sviluppo comincia con un tema del tutto nuovo, quasi con preoccupazione. Non per niente questa zona dell'opera è attraversata da più di un'ombra, ma stavolta senza che nell'ascoltatore sorga l'impressione di un contrasto messo lì solo per abitudine, come abbiamo visto in altri casi apparentemente analoghi.


La violenza ritmica e positiva del I tempo si quieta nel movimento successivo, una serie di variazioni su un tema che parte fisso, ribattendo una nota e ondeggiando in larga parte per gradi congiunti. Chi ha messo in relazione questa sonata con le colleghe beethoveniane (Carli Ballola e Parenti) ha visto giusto specialmente qui più ancora che riguardo al I movimento: la calma di questa pagina è molto vicina al fraseggio ampio ammirato in molte pagine di Beethoven per i due strumenti.


L'attesa di un'accelerazione viene delusa, mantenendosi il tema sul ritmo di Andante grazioso prescritto all'inizio (salvo qualche sussulto verso la fine dell'opera), quasi Mozart stesse aspettando di scatenarsi in un Finale più mosso; invece tutte le tensioni rientrano e si placano definitivamente nella mansueta coda, in pianissimo, che suona quasi affettuosa.

giovedì 22 settembre 2011

110 - La tonalità della tenerezza

Oltre al perfetto Trio KV 542 (vedi http://dailymozart.blogspot.com/2011/09/102-dal-terzetto-con-pianoforte-al-trio.html), Mozart scrisse in mi maggiore anche un Adagio per violino e orchestra, in realtà movimento sostitutivo del tempo centrale del Concerto KV 219 in la: si tratterebbe quindi di un passaggio alla dominante dal I al II movimento di una composizione, caratteristica frequentissima nei concerti (e non solo) del '700.

Resta il fatto che questa tonalità rimane associata a brani particolarmente dolci e di fascino melodico forse persino superiore a quello legato al più frequente la maggiore. Vi si trovano momenti di abbandono lirico propri di un compositore romantico, al punto da far pensare che il mi maggiore sia un sinonimo di tenerezza in musica:


A quanto pare, la ragione per cui il mi maggiore è così raro nella produzione mozartiana e classicista in genere consiste invece nell'intonazione degli strumenti e in particolare degli archi, le cui corde vuote corrisponderebbero a note appartenenti alla tonalità di re maggiore. In tal modo sarebbe stato ragionevole evitare tonalità ardue come il do# o il mi maggiore, irte di diesis in chiave e troppo lontane, nonostante la "vicinanza semitonale", al rassicurante re che si riscontra in numerosissime composizioni e più che mai nelle sinfonie; tanto più che, all'epoca, nelle orchestre il virtuosismo era ancora relativamente modesto.

Dopo l'Adagio e il Trio, Mozart rigiocherà la carta tutta particolare del mi maggiore nel Terzettino "Soave sia il vento", altro prodigio melodico, sorta di pittura in musica dell'opera lirica mozartiana, pur partendo da un tema mozartiano già presente in molte altre composizioni (Concerto per fagotto, Aria "Porgi amor", ecc.).




mercoledì 21 settembre 2011

113 - KV 595: Un concerto leopardiano (2)

Il Larghetto, "culmine" dell'opera secondo il Della Croce, è meno impressionante, ma condivide col brano precedente l'atmosfera leopardiana e la semplicità del soggetto iniziale, che in realtà è poco più di un singulto ricamato sulla tonica. A un bel momento il pianoforte intona la stessa frase che aprirà l'Adagio del Concerto per clarinetto, ma con tono perfino svogliato, sbrigativo, senza quella intensità che avvolge il tempo lento del KV 622; l'orchestra ha invece un piglio più aspro fin dalle prime battute (talvolta addirittura irritante) e si alterna ai monologhi del solista con interventi ruvidi, assai più violenti rispetto al primo movimento.


Il tema principale è tema della rassegnazione, poi ripreso nell'ormai stanco Andante per orologio meccanico (KV 616) e ancora più triste quando viene ripreso dall'orchestra. La fanfara che aveva fatto rabbrividire nel I movimento è nei suoi sonori scoppi, la mestizia palpabile ritorna negli scambi dialogici tra pianoforte e fiati.

L'esecuzione con il fortepiano qui presentata è un po' più dolce di quella col pianoforte, e la scelta è giusta non solo filologicamente perché si adegua anche allo stile completamente classico del concerto.

109 - Musica sacra. Gli ultimi fuochi prima delle grandi incompiute

Nello stesso periodo della Sinfonia KV 338, e un poco più avanti (durante la composizione dell’Idomeneo), Mozart scrive molta musica sacra, che rappresenta l’ultima fioritura dedicata a questo genere nell’ambito della sua produzione se eccettuiamo la Grande Messa KV 427, l’Ave Verum e il Requiem; di fatto, anche il Kyrie di Monaco KV 341 si potrebbe configurare come la sua prima, grande incompiuta, perché pare dovesse costituire il primo pezzo di una Messa per Monaco e per il Principe elettore.

La più divertente (verrebbe da dire sbarazzina) di queste composizioni è la Sonata da chiesa KV 336, contemporanea alla Zaide e al Thamos, un tempo da concerto per organo e orchestra invero senza troppe pretese, forse un’autoparodia dei suoi ben più fastosi e impegnati concerti per pianoforte:


Dello stesso periodo sono due Lieder spirituali più seri, entrambi sotto il numero di catalogo 343, ma assai meno mozartiani con il loro scarno colore e più somiglianti a corali bachiani:


Lied KV 343/I - O Gotteslamm


 Lied KV 343/II - Als aus Ägypten

martedì 20 settembre 2011

108 - Una svolta nella produzione viennese

Con il Terzo concerto per corno (KV 447) Mozart apre la serie dei grandi capolavori viennesi che nel giro di 5 anni, inerpicandosi sulle vette dei concerti pianistici, di tre dei quartetti dedicati a Haydn e innumerevoli altre composizioni di scintillante bellezza, porterà all'ultima sinfonia mozartiana, la "Jupiter" KV 551.

Il KV 447 è composto e strutturato come uno dei sontuosi, imminenti concerti per pianoforte: un Allegro iniziale fitto di temi ambiziosamente elaborati, una Romanza di ragguardevole intensità lirica e un rondò scoppiettante, al punto da far supporre ai critici che l'opera non fosse stata scritta per Leutgeb, amico cornista di Mozart, bensì per qualche virtuoso dello strumento il cui nome ci risulta però ignoto.




L'importanza di questo concerto è dunque il fatto di aprire la strada al futuro Mozart, più attento allo sviluppo dei temi e di conseguenza più haydniano. Gli seguirà il Concerto KV 449, di pari serietà e impegno, oscillante tra il drammatico incipit e l'incedere giocoso del finale.

lunedì 19 settembre 2011

107 - Solo per divertimento?

Nel 1771, anno in cui nascono alcune splendide sinfonie (la KV 114 su tutte), Mozart scrive il suo primo Divertimento, genere compositivo chiaramente destinato ad intrattenere senza troppo impegno l'ascoltatore, terreno fertilissimo per l'invenzione melodica, meno per la profondità del pensiero musicale. 

In questa composizione, catalogata come KV 113 e a dire il vero eccellente, Mozart prevede per la prima volta i clarinetti in partitura, oltre ai corni e agli archi, e sei anni dopo realizzerà una seconda versione con oboi, fagotti e corni inglesi aggiunti.

Il primo tempo non dà affatto l'idea di un'opera rilassata, pur presentando sezioni molto ridotte (l'intero brano non dura 4 minuti): le varie parti sono molto elaborate, quasi concertanti, lo scorrere melodico gradevolmente fluido e assecondato dal timbro dell'organico:



Il secondo movimento (4:00) comincia con una tipica formula mozartiana che fa pensare subito alle serenate per fiati (KV 361, 375 e 388) ancora molto di là da venire, mentre il Minuetto (7:50), con la sua sequenza accordale, ricalca quelli delle sinfonie ed è appena sfiorato dal sol minore del brevissimo Trio.

Il Finale (9:40), con i suoi staccati, è invece più somigliante al tempo conclusivo di un quartetto per archi. Spigliatissimo, leggero e blandamente agitato dai tremoli, è notevole anche per la bellissima chiusa trionfale.


Come accennato, è della stessa epoca la Sinfonia KV 114, nel cui primo tempo abbiamo un esempio splendido dell'uso della tonalità di la maggiore, sempre foriera di una felice e sinuosa vena melodica.



domenica 18 settembre 2011

106 - KV 595: un Concerto leopardiano

Opera diversa da tutti gli altri concerti mozartiani (anche da quello per clarinetto, che pure ne riprende in parte il carattere nel movimento centrale), il KV 595 lascia tutto lo spazio che si vuole alle interpretazioni. C'è chi l'ha visto come presagio della morte ormai vicina (la data di composizione è il gennaio del 1791), ma si potrebbe intendere come un semplice addio alla carriera da solista o alla giovinezza, o ancora l'espressione di un momento di particolare sconforto.



La caratteristica più interessante di questo Concerto è che la malinconia mozartiana, presente altrove solo in alcuni temi, negli sviluppi o al massimo in singoli movimenti, qui domina l'intera composizione. Già l'inizio dell'Allegro, con le battuta a vuoto che prepara il primo soggetto (elemento già comparso nell'incipit della 40° Sinfonia), sprofonda in un'atmosfera tormentata, a dir poco dolente, benché la melodia sia apparentemente serena e costruita sul semplicissimo accordo di tonica. La fanfara che segue immediatamente, lontana dagli accenti trionfali che segnavano opere euforiche come il KV 451 o il KV 503, acuisce questa sensazione di fatalismo oscillante tra malinconia e disperazione; tuttavia il carattere di tutto il movimento è indefinibile e si riverserà anche su quelli successivi, costituendo già di per sé il fascino di questo brano.




Secondo il Della Croce i temi esposti in questo tempo sono cinque: oltre a quello principale, l'orchestra accenna una frase che riesce (in quattro note soltanto) a esprimere dolcezza, rimpianto, angoscia ed è appena arginata dall'altrettanto rapida risposta dei legni, poi tenta di stemperare la tensione con una melodia discendente più serena, anche se non meno languida delle precedenti, e poi prepara l'entrata del solista con un'improvvisa accelerazione, alternando ancora pensieri tristi a incisi drastici e appassionati che, ancora una volta, ci ricordano la 40° Sinfonia; il pianoforte aggiunge solo un tema, e non subito: riprende pari pari l'esordio orchestrale, si appropria della terribile fanfara attenuandone l'effetto quasi straniante che aveva lasciato prima sull'ascoltatore, poi rielabora a modo suo gli altri soggetti porti dall'orchestra e sciorina infine il suo tema, un'incerta e sconsolata meditazione irta di cromatismi. Nei concerti in minore il solista aveva il compito di attenuare gli scoppi della controparte e regolarmente ci riusciva; qui invece pare assecondare l'orchestra o confondersi con lei.

sabato 17 settembre 2011

105 - Il primo Trio

Ben distante dai suoi omologhi viennesi, il primo Trio mozartiano (KV 254) nasce a Salisburgo nel 1776, e sotto forma di divertimento. Ne avrebbe tutte le caratteristiche, in effetti, se la flessuosa eleganza di Mozart già non aleggiasse su questo primo (probabilmente inconsapevole) esperimento.


In questa composizione abbiamo ancora il predominio del fortepiano sugli altri due strumenti, una caratteristica che rimanda alle sonate barocche col basso continuo, al quale era affidato il ruolo tutt'altro che trascurabile di colmare i vuoti armonici. Ciò non toglie che l'opera sia godibilissima, con un'esposizione magistrale in questo I tempo aproblematico e frizzante.


Più meditativo, ma sempre di una levigata trasparenza, il II movimento guarda più in là dello stile galante in cui Mozart s'era spesso rifugiato - soprattutto in ambito sinfonico - e potrebbe già far parte di un Trio viennese. Non va dimenticato che, un mese e un KV più tardi, sarebba nata la prima Aria in cui Mozart dimostra cosa può e potrà fare con un testo teatrale (vedi http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/40-come-ti-fondo-un-nuovo-teatro.html).

È già dunque avvenuta quella maturazione che soltanto per la momentanea mancanza di opportunità in ambito lirico non si può ancora apprezzare in un'opera, ma comincia già a intravedersi negli altri generi affrontati dal compositore.



Il convenzionale III movimento è invece un passo indietro, nonostante le occasionali impennate in minore che in ogni caso non turbano il clima idialliaco: questo rondò si muove a tempo di minuetto in maniera un po' scontata, forse proprio per via di questo ritmo che nei Finali verrà successivamente messo da parte a favore di soluzioni più avanzate.


giovedì 15 settembre 2011

104 - Un nuovo genere (2)

Musica già elegante, ma ancora un po' generica, quella della Sonata KV 301 per violino (composta a Mannheim) ci porta in una giornata mozartiana qualunque: i temi sono chiari ma ancora non incisivi, e le frasi più interessanti si trovano soprattutto nello sviluppo, ma è più di tutto il resto la condotta delle parti a farsi apprezzare per la disinvoltura e la leggerezza con cui scorre davanti all'ascoltatore:


A 11:23 comincia il secondo e già ultimo movimento della Sonata, un Allegro placido e danzante che riprende di fatto il discorso appena interrotto. Come altre volte, la sezioncina in minore non disturba né scalfisce le certezze mozartiane, che fra pochi mesi verranno tuttavia lacerate dai poderosi unisoni e dalle sfibranti piaghe della Sonata KV 304.  

103 - Due composizioni in una (2)

La sinfonia concertante per oboe e corno, compresa nel prezzo della Serenata KV 100, si conclude baldanzosa con un breve Allegro che impegna gagliardamente i due strumenti:


Dopodiché, si riprende con la sinfonia pura e semplice, e precisamente con un Minuetto haydniano, non solo nel tema (è stata segnalata dal Della Croce la somiglianza con il Minuetto della Sinfonia n. 96, chiaramente più avanzato e più imponente per ragioni di cronologia, essendo stato composto oltre vent'anni dopo), ma anche nel carattere.



mercoledì 14 settembre 2011

102 - Dal terzetto con pianoforte al trio per pianoforte

Qualche tempo dopo l'adattamento dell'aria di Kelly, Mozart scrive il capolavoro fra i suoi Trii per pianoforte (o meglio fortepiano, come possiamo ascoltare nel relativo viedeo), ovvero il KV 542 nella tonalità di mi maggiore, assai rara per la produzione mozartiana. C'è tuttavia il bel precedente dell'Adagio KV 261 per violino e orchestra, oltre al terzetto "Soave sia il vento" dal Così fan tutte, che condividono con questo Trio il mi maggiore e il carattere sognante, quanto mai lirico:   



Il primo tema, cromaticamente discendente, è ben diverso dai consueti incipit mozartiani e si presenta quasi come una linea sospesa, né trionfale né malinconica. Il piano la declama inizialmente da solo, come se si trattasse di una Sonata, prima di venire raggiunto dal violino e dal violoncello.

Più melodicamente definito, ma sempre cordiale, il secondo soggetto conferma la delicata tempra dell'opera, mentre lo sviluppo insiste sulle prime battute volgendole in minore, ma senza alterare il sorriso che si staglia sul Trio.




Il breve Andante, di carattere sempre sereno ma un po' più misterioso, comincia con un tema in la maggiore che tocca subito il fa# dove ci aspetteremmo la tonica, preannunciando sviluppi complessi. È sempre il fortepiano a partire solo (e altrettanto avverrà anche nel Finale: che questo Trio fosse in origine davvero una Sonata?); violino e violoncello, dop essere entrati successivamente, si limitano sulle prime ad accompagnarlo, ma a poco a poco il materiale tematico comincerà ad essere sempre più equamente distribuito fra gli strumenti.

Il passaggio al minore, anche in questo caso, non intacca la perfetta tranquillità dell'insieme, e la conclusione estremamente tranquilla del tempo centrale prepara la tranquilla allegrezza del Finale. 



Un tema semplice e cantabile si alterna con un altro, cromatico e più capriccioso, ma fondamentalmente di natura identica. Anche i contrasti, se si possono dire tali (es. la parentesi in minore a 3:05), sortiscono lo stesso effetto dei due tempi precedenti e lasciano riemergere a poco a poco l'atmosfera iniziale, che può effonersi incontrastata fno alla battuta conclusiva.


martedì 13 settembre 2011

101 - Notturno con piano

Il Terzetto per soprano, tenore e basso, per il quale era originariamente previsto l'accompagnamento di flauto, due clarinetti, due fagotti, due corni e contrabbasso (rimasto allo stato di abbozzo), prende spunto da una melodia del cantante Michael Kelly, che l'aveva scritta per due soprani e pianoforte, e ricorda molto i notturni mozartiani:   


Da Kelly stesso sappiamo che Mozart scrisse anche delle belle variazioni su questo tema, che purtroppo non si sono conservate o non sono state segnate sulla carta. Il pezzo è semplicissimo, con il grazioso spunto di ripetere la parola "grazie" alla fine della frase musicale non più come locuzione, bensì come interiezione.

Purtroppo la canzonetta del Metastasio "La libertà a Nice" da cui è tratto il testo è stata musicata solo fino alla prima strofa e la composizione, lunga appena 26 battute, si può considerare non più di un bel frammento, tuttavia meritevole di attenzione. 



lunedì 12 settembre 2011

100 - Due composizioni in una

Come fece 100 il signor Wolfgang Amadeus Mozart? Secondo Ludwig von Köchel, che ne ha catalogato le opere, con la sua prima Serenata per orchestra intitolata "Final-Musik", che a detta del Della Croce si può scomporre agevolmente in due composizioni: una sinfonia (di cinque movimenti e con due minuetti) e un'altra sinfonia, stavolta concertante, per oboe e corno.

È effettivamente un bel tempo di sinfonia, anche se breve, quello che apre la Serenata. Dopo il tema a terrazze costruito sull'accordo ascendente di re maggiore, sul quale l'autore ricama un po' prima di affrontare il secondo soggetto, si apprezza già un periodare agile e screziato da quei passaggi in minore che già contribuiscono a formare il tipico Allegro mozartiano.


Il secondo movimento, Andante, potrebbe essere inizialmente scambiato per un altro tempo della sinfonia, e invece siamo già nel primo tempo della concertante, come attesta la presenza dell'oboe e del corno che dopo appena un minuto già si lanciano in una cadenza. 


Il fatto che questa concertante inglobata in una Serenata cominci con un tempo non particolarmente mosso non deve meravigliare, perché Mozart si regola così anche in altre composizioni di questo genere (la KV 250 e la KV 320 sono esempi importanti di questa consuetudine).

Il convenzionale Minuetto che segue fa anch'esso parte della concertante, ma gli strumenti solisti si fanno vivi solo nel trio.

 

domenica 11 settembre 2011

99 - Sinfonie in ombra? (4)

In origine la Sinfonia KV 338 prevedeva tre soli movimenti: quello che oggi è il quarto è un altro splendido brano trascinante come quello che chiudeva la KV 319. Anche in questo caso Mozart vi aggiunge un tocco di spettacolarità:


Con l’aggiunta del Minuetto KV 409 (effettivamente riservato a quest’opera), la Sinfonia diventa viennese, o almeno lo diventa interamente nel carattere e in parte sotto l’aspetto cronologico:


Ancora ben lontano dai trascinanti esempi haydniani che seguiranno con le Londinesi, questo Minuetto è comunque maestoso. Il Trio ne smorza il tono con la sua tranquillità, ma è per contro più raffinato e fluido. 

sabato 10 settembre 2011

98 - Il Così fan tutte, opera "circolare"

Del Così fan tutte, ultima opera dapontiana di Mozart (vedi anche qui), la simmetria che permea la trama e l'azione ha qualche riscontro anche nella musica. Il tema al quale corrispondono le parole del titolo si presenta nell'ouverture e in una delle ultime arie, ma non si tratta di un caso isolato: un paio di duetti (Dorabella-Fiordiligi e Dorabella-Guglielmo), pure situati rispettivamente all'inizio e nel II atto dell'opera, hanno un tema iniziale sorprendentemente simile:



 

La somiglianza non si coglie immediatamente, ma tanto la linea melodica quanto il ritmo sono identici, almeno nelle prime note, prima discendenti e poi ascendenti.

Diversa è invece la struttura dei due brani: nel secondo, che a differenza del primo non cambia mai ritmo, si nota una splendida melodia che descrive perfettamente quell'attimo in cui, in un corteggiamento, le cose cambiano a favore dello spasimante (2:59). È insomma il momento in cui finalmente lei "ci sta". Così finalmente la coppia può intonare le parole "Oh cambio felice / di cori e d'affetti / che novi diletti / che dolce penar", dove la melodia torna sui passi iniziali con un sapiente rallentamento. 

Con questa piccola e semplice decelerazione Mozart enfatizza il punto di svolta dell'opera, animando improvvisamente i due personaggi ad onta di una trama scontata.

97 - Sinfonie in ombra? (3)

Alla Sinfonie KV 318 e 319 seguì la poco più nota KV 338, scritta un anno più tardi, in un periodo dedicato, oltre che al Thamos e alla preziosa Zaide, a varie opere di musica sacra tra cui spiccano i raffinati e soavi Vespri KV 339. Si tratta di composizioni più che mai euforiche e ricche di melodie affascinanti, in un momento in cui riprendevano animo le speranze di Mozart, che anelava a un trasferimento e possibilmente a un posto a corte.

Rispetto al primo tempo del KV 319, quello della Sinfonia seguente ha qualcosa di più: una volontà maggiore di stupire, un impeto e un fuoco sconosciuti che si ravvisano fin dalla prima battuta. La serena danza in 3/4 è abbandonata a favore di una vitalità più virile, accentuata anche dal crescendo (1:42) e dai temi impetuosi che attraversano anche lo sviluppo.

Più definito del tempo omologo del KV 319, ma non ambizioso, l’Andante di molto figura come un movimento riposante, con le sue brave melodie (una ornamentale, l’altra più cantabile), nel solco del vecchio stile che vuole ancora il tempo lento in stile galante:

giovedì 8 settembre 2011

96 - Un nuovo genere

Quando Mozart compone la sua serie di cinque sonate per violino e fortepiano aperta dalla KV 296, di fatto affronta un nuovo genere. Le opere composte in tenera infanzia per questo organico (KV 6-15 e KV 26-31) appartengono ancora a un'epoca di prove tecniche e di assimilazione di stili, mentre le sonate di Mannheim (KV 296, KV 301, 302, 303 e 305) hanno già una personalità spiccata.

La prima di queste composizioni rivela il suo carattere fin dalla tonalità, un do maggiore gioioso e particolarmente sereno che permea tutta la sonata. L'inizio dell'opera potrebbe ricordare quello di una sinfonia se l'accordo discendente di partenza non fosse infiorettato da gruppetti di terzine e seguito da una serie di trilli che ravvivano subito il dialogo tra gli strumenti.


Gli abbellimenti hanno dunque anche una funzione espressiva e non solo ornamentale: il gruppetto di terzine, nello specifico, riappare anche verso il termine dell'esposizione, quasi a mo' di firma. La chiarezza estrema del brano ha felicemente riscontro anche in quello che segue (9:10), un Andante con cui Mozart rende omaggio a Johann Christian Bach e alla sua aria "Dolci aurette", il semplicissimo tema di questo secondo movimento.

Dopo questa parentesi lirica sviluppata da Mozart altrettanto liricamente ha inizio il Finale (15:16), molto disteso e scorrevole, in definitiva uno dei numerosi rondò in cui compare una strofa in minore più per abitudine o per equilibrio che per reali esigenze drammatiche.

mercoledì 7 settembre 2011

95 - Sinfonie in ombra? (2)

Nel minuetto della Sinfonia KV 319 Mozart conferma l’andamento tutto sommato leggero dell’opera: i larghi intervalli trasmettono pomposità e solennità. Al tema iniziale un po’ forzato e impettito segue un trio più cantabile, quasi alla Haydn:


Può tornare utile, per un confronto, il minuetto della Sinfonia n. 85 di Haydn, nella stessa tonalità, composta qualche anno dopo la KV 319 (trio da 1:39 in poi):



Nel finale Mozart si scatena e si abbandona al cantabile già presente per buoni tratti in tutta la sinfonia. Già il tema, pur se in un tempo diverso (qui è in 2/4, là in 6/8), è stretto parente di quello che incoronerà il finale della prossima Sinfonia, la KV 338.

Questa tarantella gioiosa s’intreccia con altre idee, tutte di pari allegrezza e vivacità, fino allo sviluppo che introduce (mozartianamente) un soggetto nuovo e un poco malinconico che viene presto scacciato dal ritorno del tema iniziale. Ancora una volta l’entusiasmo prerossiniano della musica nasconde e supera le delusioni della vita, e come in numerose altri allegri conclusivi di questo genere a Mozart non occorre neppure chiudere il brano coi fischi e coi botti per suggellare questa felicità tutta musicale.




martedì 6 settembre 2011

94 - Uno scherzo giovanile

Quando si dice "giovanile" parlando di Mozart, si intende chiaramente parlare di musica scritta durante l'infanzia. È il caso del curioso "Gallimathias musicum", KV 32, che fonde in sé una quantità imprecisata ed eterogenea di melodie (anche cantate) che potrebbero appartenere a generi ben diversi, dalla sinfonia al pezzo isolato per clavicembalo, dal canto a cappella fino alla fuga. 



C'è anche un breve riferimento a un tema (all'inizio del video seguente) che verrà ripreso da Haydn e trasformato in un Capriccio per tastiera.


Segue a ruota il bel Capriccio haydniano:


Il fugato con cui si conclude il KV 32, l'unico zibaldone musicale composto da Mozart, si basa sullo stesso tema che Mozart aveva variato poco tempo prima (l'antico inno olandese):



lunedì 5 settembre 2011

93 - Sinfonie in ombra?

Parlando del Mozart di ritorno da Parigi, s’era accennato alle due Sinfonie KV 318 e KV 319. Della prima ci eravamo occupati nell’articolo sulla Zaide, ma anche la KV 319 merita un approfondimento. Intanto dimostra che anche a Salisburgo Mozart poteva scrivere sinfonie d’ampio respiro, e se ne avesse scritte di più in questo e nei successivi periodi avrebbe inanellato molti più capolavori in questo genere che – se si levano gli ultimi, notissimi esempi – è un po’ lasciato in disparte a vantaggio di Haydn e altri compositori coevi.



Tutto il clima, come nella Sinfonia KV 318  o nella Serenata KV 320, è placido o trionfale, senza ombre, così non tradisce la rabbia che Mozart certamente doveva provare nei confronti dell’Arcivescovo e della città natale.

Pressoché sconosciuto, invece, è l’Andante moderato. Il tema scarno, ripiegato su se stesso, dà avvio a un brano che alterna periodi quasi divertiti ad altri più passionali, ma questi ultimi sono in ogni caso prevalenti:






sabato 3 settembre 2011

92 - “Una bella Serenata”: la KV 320

Avevamo già parlato della Serenata Posthorn in alcuni post (in particolare qui: http://dailymozart.blogspot.com/2011/05/78-marce-per-orchestra-kv-335-n-2.html). Riprendiamo l'analisi dell'opera con il 2° movimento, un Minuetto non meno sfarzoso del primo tempo.


Nel terzo movimento s’inserisce una sinfonia concertante per oboe e flauto, con un quieto Andantino seguito da un Rondò particolarmente melodioso.



I casi sono due: o Mozart ha rinviato la ribellione a tempi più propizi oppure lo stato d’animo del compositore non coincideva con quello espresso dalla musica. Solo l’Andantino tradisce una malinconia più vicina alla tristezza che alla collera, una sensazione che viene spazzata via dal successivo Minuetto (con due trii), ammantato di temi regali. Nel secondo trio fa capolino il corno da postiglione (2: 36):




Il Finale è sbrigativo, ma pure festoso, con un secondo tema euforicamente saltellante:



91 - Dopo l'esordio

Ed eccoci giunti di fronte alla seconda (se prendiamo come riferimento l'edizione più recente del catalogo Koechel), alla terza (se contiamo come mozartiana anche la Sinfonia Odense) o alla quarta sinfonia di Mozart (se invece ci riferiamo alla prima edizione del catalogo): la KV 19 in re maggiore.

Qui Mozart rimette in campo i corni, come nel K 16, ma senza sfruttarne affatto le caratteristiche come nel suo primo esperimento sinfonico, e lascia agli archi i compiti più impegnativi come si intende fin dalle battute immediatamente successive all'accordo iniziale. L'esordio, felicissimo, cede il passo a frasi più generiche, di circostanza, alternate a qualche sorpresina come il bel passaggio in minore dopo un km e la cadenza d'inganno (o qualcosa di simile) alla fine di quella che dovrebbe essere l'esposizione, che invece prosegue un po' per conto suo e perde spesse volte il filo.

Questo primo tempo rappresenta insomma un passetto incerto verso le vette delle ultime tre sinfonie, un'opera nella scia delle galanterie di JC Bach, dove la forma sonata - a sentire il Della Croce, inviperito con Wolfie nel caso in questione - è stata mollata a casa almeno fino alle soglie dell'ultimo movimento. E i critici masticano oltretutto amaro perché, con quell'inizio a corni spiegati, si aspettavano i fischi e i botti almeno nello sviluppo.

Il bellissimo tema dell'Andante ci porta a percorrere sentieri affascinanti e fa subito presagire la vena del grande operista che Mozart vorrà sempre e saprà presto essere. Si capisce che siamo ancora ai minimi termini come dimensioni (all'epoca la sinfonia era intrattenimento allo stato puro, senza pretese di grandezza), ma il compositore ha le idee già ben chiare e a un bel momento piazza anche una falsa ripresa che ci informa al volo di due cose:

a) che la voglia di scrivere musica non manca;
b) che i ferri del mestiere ci sono già tutti.

Unica pecca del movimento, la sua brevità, ma potremmo già essere tranquillamente nel mezzo di una delle migliori sinfonie di JC Bach, ottimo autore del genere.


Arrembante, poi, il Finale, che conferma il bel livello su cui Mozart si è assestato nel tempo precedente. Si fa presto a pensare "ad maiora", però consideriamo l'età del mister e magari ci penseremo due volte prima di sputare sul latte versato.