mercoledì 14 settembre 2011

102 - Dal terzetto con pianoforte al trio per pianoforte

Qualche tempo dopo l'adattamento dell'aria di Kelly, Mozart scrive il capolavoro fra i suoi Trii per pianoforte (o meglio fortepiano, come possiamo ascoltare nel relativo viedeo), ovvero il KV 542 nella tonalità di mi maggiore, assai rara per la produzione mozartiana. C'è tuttavia il bel precedente dell'Adagio KV 261 per violino e orchestra, oltre al terzetto "Soave sia il vento" dal Così fan tutte, che condividono con questo Trio il mi maggiore e il carattere sognante, quanto mai lirico:   



Il primo tema, cromaticamente discendente, è ben diverso dai consueti incipit mozartiani e si presenta quasi come una linea sospesa, né trionfale né malinconica. Il piano la declama inizialmente da solo, come se si trattasse di una Sonata, prima di venire raggiunto dal violino e dal violoncello.

Più melodicamente definito, ma sempre cordiale, il secondo soggetto conferma la delicata tempra dell'opera, mentre lo sviluppo insiste sulle prime battute volgendole in minore, ma senza alterare il sorriso che si staglia sul Trio.




Il breve Andante, di carattere sempre sereno ma un po' più misterioso, comincia con un tema in la maggiore che tocca subito il fa# dove ci aspetteremmo la tonica, preannunciando sviluppi complessi. È sempre il fortepiano a partire solo (e altrettanto avverrà anche nel Finale: che questo Trio fosse in origine davvero una Sonata?); violino e violoncello, dop essere entrati successivamente, si limitano sulle prime ad accompagnarlo, ma a poco a poco il materiale tematico comincerà ad essere sempre più equamente distribuito fra gli strumenti.

Il passaggio al minore, anche in questo caso, non intacca la perfetta tranquillità dell'insieme, e la conclusione estremamente tranquilla del tempo centrale prepara la tranquilla allegrezza del Finale. 



Un tema semplice e cantabile si alterna con un altro, cromatico e più capriccioso, ma fondamentalmente di natura identica. Anche i contrasti, se si possono dire tali (es. la parentesi in minore a 3:05), sortiscono lo stesso effetto dei due tempi precedenti e lasciano riemergere a poco a poco l'atmosfera iniziale, che può effonersi incontrastata fno alla battuta conclusiva.


3 commenti:

  1. Meraviglioso. Ho ascoltato questo trio per la prima volta quando avevo, credo, 11 anni, e da allora mi affascina di continuo. Col fortepiano non l'avevo mai ascoltato, la sonorità è differente, più pulita, più leggera. Non che non si debba usare il pianoforte moderno, ma alcune composizioni (soprattutto alcune sonate) danno il meglio se eseguite sullo strumento per cui Mozart scriveva.

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  2. Oggi ho sentito per la prima volta quest'opera eseguita al fortepiano, ed è quasi un'altra cosa: suona proprio settecentesca, mentre il pianoforte la "romanticizza".

    Certo è che, indipendentemente dallo strumento che si vuole adottare per l'esecuzione, Mozart si è trovato di rado in questo specialissimo stato d'animo, espresso in tre maniere diverse in altrettanti movimenti e tale da raggiungere sempre la medesima, felice conclusione.

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  3. Noto a margine che il cromatismo, presente nei movimenti laterali (particolarmente nei temi), contribuisce a creare questo colore sfumato, quest'ambientazione oscillante tra la mitezza e la gioia.

    E dire che non è l'unica volta in cui Mozart si serve dei cromatismi, che nella sua produzione arrivano anche a screziare le sue opere di ispirazione bachiana, ma quasi mai ottenendo un effetto così piacevole e singolare.

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