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sabato 7 gennaio 2012

204 - Un sinfonista interessante

Tra gli autori di successo della II metà del '700 figura il sinfonista e autore di singspiel Karl Ditters von Dittersdorf, che conobbe Mozart ed eseguì uno dei suoi quartetti con lui. 

Difficile stabilire se metterlo tra gli amici o tra i rivali: probabilmente appartenne sia agli uni che agli altri, perché se i suoi commenti su alcune opere mozartiane lasciano presupporre un certo grado di confidenza, è altrettanto vero che fu il suo Singspiel "Medico e farmacista" a sbarrare la strada a Mozart verso il successo in quel di Vienna.


Tranquilli, non si tratta di un disco che s'è incantato: in questa "Sinfonia nazionale nel gusto di 5 nazioni", giunto al movimento che rappresenta l'Italia, Dittersdorf fa sfoggio di un'ironia diversa da quella haydniana, prendendo a spregio le sequenze accordali con cui dovevano aprirsi numerose sinfonie italiane. 

La sua satira musicale è persino feroce, quasi a voler dimostrare che dietro tante formule preconfezionate (coup d'archet, crescendo, staccati e note ribattute nello stile dell'opera buffa, ecc.) c'è il vuoto assoluto. Innegabile l'intento polemico del compositore nei confronti di una scuola che imponeva i suoi modelli anche in trasferta. 


Più garbata la rappresentazione del gusto francese, mentre non poteva mancare, nel Trio, un omaggio alla moda turca (2:47), ma Dittersdorf non segue le vie battute e mantiene i soli archi, anziché aggiungere percussioni a volontà.

Tuttavia la sua originalità non gli permise di cogliere quanto di nuovo apportasse nel mondo musicale la produzione di Mozart, dal momento che la giudicava troppo prodiga di idee melodiche, al punto da lasciare senza respiro l'ascoltatore. Chissà se gliel'avrà detto davanti a Haydn e al padre...


sabato 15 ottobre 2011

131 - Concertati: il percorso mozartiano (2)

Nella sua carriera operistica a due facce (Salisburgo prima, Vienna poi, con la breve e determinante parentesi di Monaco), come si è visto, Mozart passa da un trattamento delle voci neutro - quasi si trattassi di comporre per puri e semplici strumenti - a una possente caratterizzazione delle figure che affollano i suoi capolavori, comprese quelle secondarie.

La differenza è un po' quella che passa tra uno scrittore che nei dialoghi usi verbi, aggettivi ed espressioni uguali per tutti i suoi personaggi e uno che invece differenzi sapientemente il loro linguaggio, pur senza perdere di vista l'unità stilistica del romanzo. Nell'Idomeneo, opera ancora divisa tra la Teoria degli affetti e un nuovo teatro più spontaneo, Mozart infila due esempi (a distanza relativamente breve tra loro) di entrambe le correnti, quasi a voler mostrare il divario che va a creare questo improvviso cambio di rotta.

Stiamo parlando rispettivamente del Terzetto "Pria di partir, oh Dio" e del notissimo Quartetto "Andrò ramingo e solo". Il primo, brano cantato da Idamante, Elettra e Idomeneo, il tema principale intonato dal primo vien ripreso pari pari dalla seconda, senza variazioni di sorta, benché su parole diverse, nonostante i due amanti mancati abbiano indole e ambizioni totalmente diverse.



Né la replica di Idomeneo si discosta più di tanto da questa frase ripetuta, e il seguito del Terzetto si frantuma in brevi frasi musicali pressoché identiche per accompagnare le rotte esclamazioni dei personaggi. Omofonica o quasi la conclusione, se si esclude qualche procedimento imitativo, sugli ultimi tre versi ("Deh cessi il scompiglio / Del ciel la clemenza / Sua man porgerà"): qui a tutti e tre viene assegnata la stessa melodia fino a quando l'orchestra non riprende il comando raffigurandoci la comparsa del mostro marino.

Nel prossimo post dedicato ai concertati mozartiani, ci occuperemo invece del Quartetto "Andrò ramingo e solo", che par tratto da un'altra opera, tanto è differente dal Terzetto appena incontrato.




sabato 17 settembre 2011

105 - Il primo Trio

Ben distante dai suoi omologhi viennesi, il primo Trio mozartiano (KV 254) nasce a Salisburgo nel 1776, e sotto forma di divertimento. Ne avrebbe tutte le caratteristiche, in effetti, se la flessuosa eleganza di Mozart già non aleggiasse su questo primo (probabilmente inconsapevole) esperimento.


In questa composizione abbiamo ancora il predominio del fortepiano sugli altri due strumenti, una caratteristica che rimanda alle sonate barocche col basso continuo, al quale era affidato il ruolo tutt'altro che trascurabile di colmare i vuoti armonici. Ciò non toglie che l'opera sia godibilissima, con un'esposizione magistrale in questo I tempo aproblematico e frizzante.


Più meditativo, ma sempre di una levigata trasparenza, il II movimento guarda più in là dello stile galante in cui Mozart s'era spesso rifugiato - soprattutto in ambito sinfonico - e potrebbe già far parte di un Trio viennese. Non va dimenticato che, un mese e un KV più tardi, sarebba nata la prima Aria in cui Mozart dimostra cosa può e potrà fare con un testo teatrale (vedi http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/40-come-ti-fondo-un-nuovo-teatro.html).

È già dunque avvenuta quella maturazione che soltanto per la momentanea mancanza di opportunità in ambito lirico non si può ancora apprezzare in un'opera, ma comincia già a intravedersi negli altri generi affrontati dal compositore.



Il convenzionale III movimento è invece un passo indietro, nonostante le occasionali impennate in minore che in ogni caso non turbano il clima idialliaco: questo rondò si muove a tempo di minuetto in maniera un po' scontata, forse proprio per via di questo ritmo che nei Finali verrà successivamente messo da parte a favore di soluzioni più avanzate.


domenica 11 settembre 2011

99 - Sinfonie in ombra? (4)

In origine la Sinfonia KV 338 prevedeva tre soli movimenti: quello che oggi è il quarto è un altro splendido brano trascinante come quello che chiudeva la KV 319. Anche in questo caso Mozart vi aggiunge un tocco di spettacolarità:


Con l’aggiunta del Minuetto KV 409 (effettivamente riservato a quest’opera), la Sinfonia diventa viennese, o almeno lo diventa interamente nel carattere e in parte sotto l’aspetto cronologico:


Ancora ben lontano dai trascinanti esempi haydniani che seguiranno con le Londinesi, questo Minuetto è comunque maestoso. Il Trio ne smorza il tono con la sua tranquillità, ma è per contro più raffinato e fluido. 

martedì 17 maggio 2011

78 - Marce per orchestra: KV 335 n. 2

L’altra marcia probabilmente destinata a chiudere la Serenata Posthorn sfoggia una folla di temi, alcuni dei quali anche intonati dai fiati, alternando momenti imperiosi ad altri più dolci. Orchestrata per archi, corni, trombe e flauti. Priva di sviluppo, la marcia prosegue con una seconda parte (2:01), altrettanto leggera e ottimista, dove vengono introdotte melodie totalmente nuove:



La Serenata Posthorn vede Mozart scalpitante e furibondo a Salisburgo, oltre che desideroso di cambiare aria al più presto. Gli ci vorranno ancora due anni per andarsene, ma intanto fioccano capolavori: se non la Messa dell’Incoronazione KV 317, ancora incerta, le Sinfonie KV 318 e KV 319, con questa Serenata, mostrano uno stile sanguigno, lontano dalle concessioni parigine.
Si son volute notare nel trio del postiglione la volontà e la speranza di ripartire verso mete ambiziose, ma quest’opera è trionfale e l’unico movimento nettamente contrastante è il quinto movimento di cui s’è già parlato in http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/48-un-mozart-serissimo.html.

I tempi ampi e solenni del primo tempo, con un Adagio introduttivo davvero maestoso, ci porterebbero già a Vienna se solo Mozart non avesse chiuso quasi del tutto con le Serenate nella capitale austriaca.

martedì 4 gennaio 2011

54 - Nemici, rivali e avversari (e due)

Nel Don Giovanni viene citato un altro brano di un collega che mieteva successi nella Vienna di allora: è “Come un agnello” di Giuseppe Sarti. La qualità dell’aria è ben inferiore a quella del brano di Martín y Soler:




Migliore sembra quest’aria tratta dalla stessa opera (Fra i due litiganti il terzo gode):




Farà ridere, comunque, ciò che Sarti disse di Mozart (se davvero mai lo disse) a commento dei Quartetti dedicati a Haydn: “Quelle opere non potevano che essere scritte da un pianista, che per giunta non conosceva la differenza tra un re diesis e un mi bemolle”. Aiuto.

Più tenero con gli stessi Quartetti fu un altro compositore di successo, Karl Ditters von Dittersdorf. Autore di pregevoli sinfonie e di alcuni singspiel, elogiò – pur con qualche riserva – la generosità di idee musicali del collega. Purtroppo ancor poco diffusa in rete, la musica di Dittersdorf è spesso arguta e non priva di fascino.


 

venerdì 31 dicembre 2010

50 - Finalmente Vienna

Tra le prime composizioni scritte a Vienna dopo la rottura con l’arcivescovo “arcitanghero” Colloredo, figura quest’aria con recitativo, “Or che il cielo a me ti rende” (KV 374) che di per sé non spicca rispetto alle altre, ma esprime bene la contentezza di Mozart per essersi finalmente sciolto dal giogo salisburghese.

L’aria è scritta secondo il vecchio stile, con parecchie ripetizioni e la classica forma tripartita col da capo, quasi un ritorno alle origini, ma come non collegare un verso come “La mia gioia, ah, non comprende” con la nuova condizione di Mozart, “Einsam aber froh” (solo ma felice)?



Anche la sezione in minore, “ Solo all’alma un grato oggetto”, è appena appena un’ombra buona per fungere da melodia contrastante, senza comunicare affanno vero e proprio. Sa piuttosto di sguardo a ritroso con sospiro di sollievo in omaggio.

Altra composizione raggiante il Rondò per violino e orchestra dello stesso periodo (KV 373), adattato anche per flauto come KV Anh. 184: