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venerdì 7 ottobre 2011

124 - Musica sacra. Gli ultimi fuochi prima delle grandi incompiute (2)

Con la Messa KV 337 in do maggiore, questa austerità un po’ straniante lascia il passo a un fraseggio più festoso e familiare per noi mozartiani, come quello che apprezziamo nel brevissimo Kyrie di quest’opera, nel quale si coglie anche un bel passaggio (0:25) che funge da tema di apertura e ricorre anche nel Thamos:


Al Kyrie fa seguito l’altrettanto gioioso Gloria, ma via via che i minuti passano si avverte che per Mozart questo genere di scrittura è pura abitudine. Anche la parte iniziale del Credo lascia un’impressione di gaudio generico, neppure troppo convinto, fino alla bella pausa lirica dell’Et incarnatus est (1:27), di tutt’altra intensità:


Interessante, dopo un Sanctus esultante ma piuttosto sbrigativo, la fuga del Benedictus, mentre l’aria “Porgi amor” viene accennata nell’Agnus Dei:




mercoledì 21 settembre 2011

109 - Musica sacra. Gli ultimi fuochi prima delle grandi incompiute

Nello stesso periodo della Sinfonia KV 338, e un poco più avanti (durante la composizione dell’Idomeneo), Mozart scrive molta musica sacra, che rappresenta l’ultima fioritura dedicata a questo genere nell’ambito della sua produzione se eccettuiamo la Grande Messa KV 427, l’Ave Verum e il Requiem; di fatto, anche il Kyrie di Monaco KV 341 si potrebbe configurare come la sua prima, grande incompiuta, perché pare dovesse costituire il primo pezzo di una Messa per Monaco e per il Principe elettore.

La più divertente (verrebbe da dire sbarazzina) di queste composizioni è la Sonata da chiesa KV 336, contemporanea alla Zaide e al Thamos, un tempo da concerto per organo e orchestra invero senza troppe pretese, forse un’autoparodia dei suoi ben più fastosi e impegnati concerti per pianoforte:


Dello stesso periodo sono due Lieder spirituali più seri, entrambi sotto il numero di catalogo 343, ma assai meno mozartiani con il loro scarno colore e più somiglianti a corali bachiani:


Lied KV 343/I - O Gotteslamm


 Lied KV 343/II - Als aus Ägypten

domenica 24 aprile 2011

74 – Alle soglie del Ratto dal Serraglio: l’incompiuta Zaide.

Coeva del Thamos, il singspiel incompiuto Zaide impegnò Mozart nel 1779 e nel 1780. Cronologicamente è la sua prima opera di grande rilevanza (nel dire questo mi tocca far torto al Lucio Silla, ma senza troppi rimpianti) e nella trama prefigura già il Ratto dal Serraglio. Rispetto a quest’ultimo manca la coppia popolana, ma in compenso c’è il nobile amico del protagonista e il sultano canta anziché recitare e basta.

In questo quartetto abbiamo già una prova delle capacità di caratterizzazione del compositore:



Il personaggio di Zaide precorre già eccellentemente Konstanze e Pamina con quest’aria dal candore religioso. L’orchestrazione finissima e la linea di canto sembrano già quelle del Così fan tutte:


sabato 23 aprile 2011

73 – Prima dell’Idomeneo. Il Thamos (2).

Ma dicevamo dei cori, una vera e propria scoperta perché, prima del Thamos, Mozart se n’era occupato pochino (salvo nei convenzionali finali d’opera). Per quanto la solennità del primo (“Schon weichet dir, Sonne”, in seguito riutilizzato con destinazione religiosa) sia ancora generica, la maestria e l’ingegno dimostrati nel costruire questa musica sono già di caratura superiore. Opera lontanissima dalla contemporanea Zaide (KV 344), nel trattamento delle voci rivela la stessa abilità compositiva:



Tornando allo smagliante colore orchestrale, il sipario che s’apre su un do minore sempre vivo, ma tendente al mi bemolle (al punto da modulare quasi subito a questa tonalità), ci mostra un Mozart totalmente cambiato rispetto alle sue sinfonie, compresa la Piccola in sol minore. La sinfonia tratta dal Thamos non è infatti leggera né tragica:  


Il ritorno del secondo tema in do minore rispetta in pieno le norme della forma sonata, ma è notevole la sua imperturbabilità rispetto a quanto lo precede: il mi bemolle che torna do minore non perde le sue caratteristiche positive, mantenendo una fierezza che non è lontana parente di quella beethoveniana.

venerdì 22 aprile 2011

72 – Prima dell’Idomeneo. Il Thamos

Nel Thamos Re d’Egitto (KV 345), Mozart si allena con i cori e con la sinfonia di carattere eroico, preparando gli affreschi sontuosi dell’Idomeneo. Pochi, finora, i precedenti di entrambi i generi nella produzione mozartiana: è il caso di fare pratica e dimostrare la propria forza musicale.

Se i cori preannunciano palesemente quelli più animati e pittoreschi che presto seguiranno, l’orchestra guarda ancora più lontano: al Don Giovanni.

http://www.youtube.com/watch?v=MpR8Lmy4p-E
Non sono tanto le somiglianze tematiche a sorprendere (“Ihr Kindes des Staubes” ci porta faccia a faccia col Commendatore, in uno dei temi d’un interludio (1:41 del video seguente) si afferra la melodia cantata sulle parole “E’ Donna Elvira quella ch’io vedo?”), quanto il fuoco con cui l’orchestra consuma il dramma. Il do minore, mai affrontato da Mozart in una sinfonia e non ancora in un concerto, non è fatalista né disperato. Si direbbe piuttosto una tonalità combattiva, come lo sarà in Beethoven:



Si sarà anche notata la somiglianza con un passo mendelssohniano (Ouverture del Sogno di una notte di mezza estate, 3:40 del video).

giovedì 21 aprile 2011

71 – Idomeneo e l’opera seria. Un balletto che anticipa il Mozart viennese

A margine dell’Idomeneo e del suo successo, c’è il piacere di rammentare un balletto (o Chaconne) che andava inserito verso la fine del I atto e oggi credo venga raramente eseguito, se non altro perché aggiungerebbe un’altra mezzora ad un’opera già lunga. Niente di rivoluzionario, s’intende e s’intenda: il balletto a complemento dell’opera seria era una regola di quel tempo, e Mozart non vi si sottrae, nobilitando l’impegno con una musica perfettamente in linea con il capolavoro di Monaco.




Al trionfale pezzo d’apertura seguono un largo che può ricordare un tempo lento sinfonico e poi un allegro che ci riporta nell’atmosfera d’uno dei pochi altri balletti composti da Mozart, il Thamos (ne parleremo presto). Il resto non è il caso di svelarlo, non guastatevi il piacere della sorpresa.

Non si può tuttavia tacere quello che, dopo uno sguardo al passato recente, è un salto nel futuro non precisamente prossimo.




Chi conosce i concerti per pianoforte mozartiani avrà riconosciuto in questa tranquilla gavotta il tema del rondò che chiude il Concerto KV 503 in do maggiore.