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venerdì 6 luglio 2012

238 - Tristezza in due dimensioni

Se prendessimo da solo il Trio (1:51) del Quartetto KV 421, una delle opere più serie e appassionate di Mozart, potremmo credere di trovarci di fronte a una via di mezzo fra un divertimento e uno studio per archi. Par quasi un esercizio sugli accordi, un disinvolto saliscendi per i registri dei quattro strumenti in scena.

Preso assieme a quello che lo precede e che lo segue, ovvero il Minuetto che funge da 3° movimento, è l'altra faccia di una stessa medaglia, una sorta di compendio della disperazione. Mozart ha già immerso il 1° nello stesso clima: questo tempo lo conferma e annuncia definitivamente che anche il Finale avrà le stesse caratteristiche.



Proprio le variazioni conclusive, ennesima potente rivelazione del re minore mozartiano, riprendono questa disperazione cosmica e la sublimano in una raffigurazione quasi fisica del dolore, ovvero quelle note ribattute che ricorrono nel tema e finiscono per sommergere le ultime battute.


Tornando al Minuetto, qualcosa di simile avviene in una sinfonia haydniana (la 95 in do minore), scritta però in circostanze totalmente diverse, quando l'autore si godeva il successo di Londra. Il terzo movimento (12:14) introduce un tema accordale imperioso per poi alternarsi con un trio (14:22) giocato su un curioso saliscendi, condotto dal violoncello, che ricorda molto quello del Quartetto di Mozart.


sabato 26 novembre 2011

164 - Sinfonie concertanti e sinfonie sconcertanti (3)

La Sinfonia concertante di Haydn, pur di buon livello, ha lasciato perplessi alcuni critici. Tra questi, Sternfeld e Wellesz, che nel loro libro sulla Sinfonia e il concerto nell'età illuministica hanno osservato, tra l'altro, che...

"L'autografo della Symphonie concertante in si bemolle rivela una fretta insolitamente frenetica, pur tenendo conto che la scrittura di Haydn è tipicamente frettolosa e abbreviata. Nessuna edizione esistente ha pienamente risolto le incoerenze di questo autografo, che hanno spinto i revisori a risolverle in modo insoddisfacente [NdA: Il solo testo valido è quello della prima partitura tascabile, a cura di Christa London, London 1969], ma è evidente che questo lavoro relativamente tardo (1792) non è allo stesso livello delle sinfonie del medesimo periodo.


L'unità, essenziale secondo i concetti di Haydn, è resa più frammentaria in un concerto per quattro solisti che in un concerto per uno solo. Nello sforzo di raggiungere l'unità tra il solo e il tutti, Haydn colloca i solisti nella sezione finale del tutti orchestrale. Ma il risultato è ambiguo, perché i solisti suonano strumenti che già si trovano nell'orchestra. (Mozart omette i clarinetti dall'orchestrazione del suo Concerto per clarinetto.)"
Del secondo movimento restano un tema molto semplice, un'atmosfera dimessa e un'elaborazione incessante. Come sempre Haydn parte con una melodia sola e la spreme oltre i limiti del possibile. Tuttavia questo è il brano meno interessante dell'opera. Molto più originale è il terzo tempo con i suoi richiami al mondo operistico, genere peraltro non prediletto dall'autore:


Dopo l'inizio trionfale, il violino solista si esibisce in un recitativo interrotto a più riprese dall'orchestra prima di esporre il tema vero e proprio, una giravolta esultante. Inutile inoltrarsi in analisi formali, meglio godersi questo Finale che sta pienamente alla pari con le eccellenti Sinfonie haydniane coeve.

giovedì 15 settembre 2011

103 - Due composizioni in una (2)

La sinfonia concertante per oboe e corno, compresa nel prezzo della Serenata KV 100, si conclude baldanzosa con un breve Allegro che impegna gagliardamente i due strumenti:


Dopodiché, si riprende con la sinfonia pura e semplice, e precisamente con un Minuetto haydniano, non solo nel tema (è stata segnalata dal Della Croce la somiglianza con il Minuetto della Sinfonia n. 96, chiaramente più avanzato e più imponente per ragioni di cronologia, essendo stato composto oltre vent'anni dopo), ma anche nel carattere.



domenica 11 settembre 2011

99 - Sinfonie in ombra? (4)

In origine la Sinfonia KV 338 prevedeva tre soli movimenti: quello che oggi è il quarto è un altro splendido brano trascinante come quello che chiudeva la KV 319. Anche in questo caso Mozart vi aggiunge un tocco di spettacolarità:


Con l’aggiunta del Minuetto KV 409 (effettivamente riservato a quest’opera), la Sinfonia diventa viennese, o almeno lo diventa interamente nel carattere e in parte sotto l’aspetto cronologico:


Ancora ben lontano dai trascinanti esempi haydniani che seguiranno con le Londinesi, questo Minuetto è comunque maestoso. Il Trio ne smorza il tono con la sua tranquillità, ma è per contro più raffinato e fluido.