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lunedì 17 settembre 2012

253 - Non so donde viene (originale e trascrizione)

Una delle arie più sentite e amate da Mozart è stata certamente "Non so donde viene", preceduta dall'altrettanto celebre Recitativo "Alcandro, lo confesso", dall'Olimpiade di un Metastasio ai suoi vertici. Mozart la musicò due volte, pur non affrontando in blocco l'intera opera, che avrebbe potuto certamente fornirgli altri ottimi spunti.

Da Caldara, Vivaldi, Pergolesi fino a Paisiello e più in là ancora fino a Donizetti, l'Olimpiade metastasiana aveva attratto più di un compositore lungo tutto un secolo. Mozart prese una delle arie più significative per esprimere non l'affetto filiale che palpita nei suoi versi, bensì il suo amore per Aloysia Weber, almeno nella prima versione, KV 294:


Di quest'aria (non del recitativo, però) abbiamo anche una versione per clarinetto e pianoforte che mette in risalto le raffinate evoluzioni dell'orchestra:


La seconda versione è per basso e ha il numero di catalogo KV 512. Totalmente diversa dalla precedente, ha un tempo più rapido (almeno nella prima delle due strofe), ma si mantiene fedele al vecchio stile e alla teoria degli affetti, nonostante l'accelerazione con cui si passa dal recitativo all'aria e il cambio di tempo (e di ritmo, da 4/4 a 6/8) ancor più repentino dalla prima alla seconda strofa:


domenica 6 novembre 2011

146 - "Uno strumento che proprio odio" (8)

L'ultimo quartetto per flauto composto da Mozart, il KV 298, molto probabilmente scritto più tardi di quanto suggerisca il numero di catalogo, è forse una parodia di alcuni lavori dei colleghi, come pensa l'Einstein. Difficile però dargli ragione se si ascolta l'opera che, per quanto superficiale essa sia, sembra improntata alla massima serietà.

I tre movimenti giocano rispettivamente sulle melodie di un lied dell'editore-compositore Hoffmeister, di una canzone francese ("Il a des bottes") e di un'aria di Paisiello tratta dall'opera Le gare generose. Studi recenti dimostrerebbero che quest'opera dovrebbe risalire agli anni viennesi, e più precisamente al 1786 o al 1787, forse durante una serata dai Jacquin.
In tal caso, visto il livello che Mozart aveva ormai raggiunto in quell'epoca, questo lavoro non avrebbe potuto essere più disimpegnato.



Il flauto ricomparirà sporadicamente nei concerti o nella musica da camera di Mozart: nella Sinfonia Concertante KV 297b, oggi andata perduta, nel Concerto per flauto e arpa KV 299, all'altezza del KV 313 se non migliore, e nell'Adagio e rondò per armonica a bicchieri KV 617. Tutto sommato, questo strumento ha avuto dal Nostro più omaggi di quanti non ne abbia ricevuti il fagotto, l'oboe, il violoncello o la tromba.