D'altra parte l'inventiva di Dittersdorf, spesso intrigante e non priva di fascino, è inficiata dalle banalità in cui spesso cade e che mai si trovano in Mozart, anche se il pubblico viennese non se ne accorse. Ne è un esempio questo concerto per tastiera in sib che, nonostante il buon inizio, viene a noia abbastanza rapidamente anche per gli interventi inopportuni dell'orchestra (es. le inutili sottolineature 0:52 e 0:58) e per la ripetitività del materiale:
Beethoven lo degnò in ogni caso di considerazione scrivendo delle variazioni sul tema di un suo singspiel:
Tra gli autori di successo della II metà del '700 figura il sinfonista e autore di singspiel Karl Ditters von Dittersdorf, che conobbe Mozart ed eseguì uno dei suoi quartetti con lui.
Difficile stabilire se metterlo tra gli amici o tra i rivali: probabilmente appartenne sia agli uni che agli altri, perché se i suoi commenti su alcune opere mozartiane lasciano presupporre un certo grado di confidenza, è altrettanto vero che fu il suo Singspiel "Medico e farmacista" a sbarrare la strada a Mozart verso il successo in quel di Vienna.
Tranquilli, non si tratta di un disco che s'è incantato: in questa "Sinfonia nazionale nel gusto di 5 nazioni", giunto al movimento che rappresenta l'Italia, Dittersdorf fa sfoggio di un'ironia diversa da quella haydniana, prendendo a spregio le sequenze accordali con cui dovevano aprirsi numerose sinfonie italiane.
La sua satira musicale è persino feroce, quasi a voler dimostrare che dietro tante formule preconfezionate (coup d'archet, crescendo, staccati e note ribattute nello stile dell'opera buffa, ecc.) c'è il vuoto assoluto. Innegabile l'intento polemico del compositore nei confronti di una scuola che imponeva i suoi modelli anche in trasferta.
Più garbata la rappresentazione del gusto francese, mentre non poteva mancare, nel Trio, un omaggio alla moda turca (2:47), ma Dittersdorf non segue le vie battute e mantiene i soli archi, anziché aggiungere percussioni a volontà.
Tuttavia la sua originalità non gli permise di cogliere quanto di nuovo apportasse nel mondo musicale la produzione di Mozart, dal momento che la giudicava troppo prodiga di idee melodiche, al punto da lasciare senza respiro l'ascoltatore. Chissà se gliel'avrà detto davanti a Haydn e al padre...
Dopo aver analizzato una delle opere più controverse della produzione mozartiana (se vi appartiene), possiamo occuparci di altre Sinfonie concertanti, ovvero quella abbozzata da Mozart per violino, viola e violoncello e quelle dei colleghi, considerando anche quella di Haydn che avevamo citato di passata nell'altro post.
Questo movimento di Sinfonia Concertante per violino, viola e violoncello (comincia a 1:18, con un sonoro purtroppo non impeccabile), è stato purtroppo lasciato allo stato di frammento da un Mozart all'apice dell'ispirazione e catalogato come KV 320e tra le opere incompiute. Fa il paio con un altro capolavoro mozartiano interrotto, il Concerto per violino e pianoforte KV 315f.
La Sinfonia Concertante per viola e contrabbasso di Dittersdorf, buon sinfonista e fortunato autore di singspiel, è stata invece additata come esempio di come non si dovrebbe scrivere un'opera di questo genere. Pur senza trovarvi particolarmente da criticare, non possiamo certo considerarla più di una composizione ordinaria, senza trovate o guizzi di rilievo.
Franz Danzi (1763-1826), noto soprattutto per le sue composizioni per soli fiati spesso in tonalità minori (sopratuttto quintetti) e recentemente pubblicate da diverse case discografiche, fa il suo ingresso in questo blog con questa Concertante per flauto e clarinetto op. 41, certo più allettante di quella dittersdorfiana e manifestamente orientata verso un classicismo di primo Ottocento. Magnifica, nel brano qui in visione, la scrittura per i due strumenti a fiato.
Non resta che tornare alla Sinfonia Concertante di partenza, quella per fiati KV 297b, e aggiungere, dopo aver visto il bello e il brutto di questo genere musicale prevalentemente francese (poiché circa un terzo dei compositori che vi si cimentarono erano francesi), i commenti contrastanti dei critici.
Secondo John Warrack, "ad ogni modo la musica non è certamente del miglior Mozart. Un'evidente mancanza di contrasto fra i tre movimenti, tutti in mi bemolle, armonicamente statici, e tutti in 2/4 o in 3/4. La più ingegnosa delle ricostruzioni non può cambiare le cose, anche se può presentarci le idee del compositore in una luce più plausibilmente "mozartiana"."
Della Croce è invece nettamente a favore dell'autenticità, in quanto secondo lui la partitura è "mozartiana da capo a fondo e colma di gemme difficilmente assegnabili ad un autore diverso", e loda anche il Finale, "scintillante e teso". Anche l'Hocquard si schiera da questa parte, pur con qualche riserva: "E' un'opera monumentale che domina come una torre isolata e formidabile tutta la produzione contemporanea. Tuttavia spiace che questa grandezza abbia il suo rovescio: Mozart cede al "gusto rozzo dei Tedeschi" (...). Questa critica non tocca però l'Adagio centrale in mi bemolle maggiore, dove Mozart non ha perso nulla della sua concentrazione poetica: mirabili l'invenzione e il trattamento delle melodie che vengono affidate in successione o in sovrapposizione ai quattro solisti".
Paumgartner la chiama "splendida opera, oggi fondamentale nei repertori dei migliori complessi di fiati" e aggiunte in una nota: "La presente versione (K297b), malgrado gli innegabili pregi, mostra purtroppo anche i segni di manomissioni prive di scrupoli, di patenti sofisticazioni, comuni a tutte le opere di Mozart recentemente riemerse dagli archivi parigini (...). La Sinfonia concertante rimane tuttora un pezzo di parata molto eseguito dai nostri complessi di strumenti a fiato d'alto livello. Qui il contenuto mozartiano prevale ancora in maniera stupefacente!"
Ricordate chi suono il Quartetto delle Dissonanze con Mozart la famosa volta in cui Haydn elogiò l’amico e collega davanti al padre? Oltre a Haydn stesso e a Dittersdorf, c’era il grande sinfonista Vanhal, compositore certamente da rivalutare che non è stato ancora degnamente riscoperto.
Non si può dire che Vanhal fosse un rivale di Mozart, né si conoscono giudizi dell’uno sull’altro, ma ad ogni modo quest’autore meritava d’essere ricordato, e non solo per una Sinfonia in sol minore che ebbe il suo bravo influsso sulla “Piccola” in sol minore mozartiana KV 183. Tra i contemporanei del Nostro, questo è uno dei più bravi e fortunati: in genere chi ama la musica di Mozart apprezza particolarmente anche quella di Vanhal:
Ben diverso è il caso di Clementi, compositore certamente più noto ma detestato da Mozart, che ne stroncò le capacità tecniche e compositive in una lettera a Leopold, forse più per la nota antipatia che provava nei confronti degli italiani che per altro. Per una volta la fama di un suo rivale ha superato il proprio tempo e Clementi è oggi ben noto agli appassionati come sonatista e sonatinista:
Sbagliato, tuttavia, accusare Mozart di plagio (e se plagio è stato, è stato anche un bene per la musica) per l’inaspettata comparsa del tema della Sonata seguente nell’Ouverture del Flauto Magico. Si può ben confrontare la debolezza del brano clementino con il brio e la maestria contrappuntistica del geniale avversario:
Nel Don Giovanni viene citato un altro brano di un collega che mieteva successi nella Vienna di allora: è “Come un agnello” di Giuseppe Sarti. La qualità dell’aria è ben inferiore a quella del brano di Martíny Soler:
Migliore sembra quest’aria tratta dalla stessa opera (Fra i due litiganti il terzo gode):
Farà ridere, comunque, ciò che Sarti disse di Mozart (se davvero mai lo disse) a commento dei Quartetti dedicati a Haydn: “Quelle opere non potevano che essere scritte da un pianista, che per giunta non conosceva la differenza tra un re diesis e un mi bemolle”. Aiuto.
Più tenero con gli stessi Quartetti fu un altro compositore di successo, Karl Ditters von Dittersdorf. Autore di pregevoli sinfonie e di alcuni singspiel, elogiò – pur con qualche riserva – la generosità di idee musicali del collega. Purtroppo ancor poco diffusa in rete, la musica di Dittersdorf è spesso arguta e non priva di fascino.