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martedì 4 ottobre 2011

122 - "Uno strumento che proprio odio" (3)

L'Adagio ma non troppo del KV 313 non dovette convincere quel marpione di De Jean, che lo trovò presumibilmente piuttosto difficile per le sue capacità, e Mozart lo sostituì con un Andante molto più semplice, pur con lo stesso carattere e sempre con due temi.


Anche in questo caso il soggetto più nettamente disegnato è il secondo, arcuato e a specchio, prima sussurrato dal flauto e poi ripreso dall'orchestra. Dopo l'enunciazione si passa subito allo sviluppo, che esplora le regioni del modo minore senza immalinconire il quadro.

Tra concerti e quartetti, ad ogni buon conto, il bilancio si rivelò tutt'altro che positivo perché De Jean, fieramente deluso, pagò solo metà del prezzo convenuto. Né gli si possono dare tutti i torti, se si pensa al secondo Concerto ricalcato su quello per oboe e alla maggior parte dei quartetti. Eppure un capolavoro Mozart lo scrisse anche in questo genere:


martedì 27 settembre 2011

115 - "Uno strumento che proprio odio"

Quando Mozart si vede commissionare un numero imprecisato di concerti e quartetti per flauto dal mecenate olandese De Jean, la sua reazione non è precisamente esemplare: deprecando il fatto di dover comporre per uno strumento che non può soffrire, si limita a scrivere un concerto (KV 313) e a riadattarne un altro (KV 314), in origine scritto per l'oboe, e si mette di impegno solo su un quartetto (il KV 285) buttandone giù senza convinzione altri tre, limitandosi a scriverli in soli due movimenti (come nel caso del KV 285a e KV 285b) o prendendo spunto da scadenti musiche altrui (il KV 298).



Il Mozart-distributore di musiche, in questo frangente, funziona dunque solo fino a un certo punto e mostra due facce: ispirato nel Concerto KV 313, nell'Andante KV 315 che ne rappresenta una probabile appendice e nel Quartetto KV 285; svogliato e sbrigativo negli altri lavori. Che effettivamente odiasse il flauto lo dimostra anche il fatto che, tolto il Concerto per flauto e arpa KV 299, non ha più composto per questo strumento dopo aver evaso (e a dire il vero anche un po' eluso) la pratica De Jean. Il Flauto Magico, opera in cui il detestato strumento compare in effetti solo un paio di volte, una per atto, non si può neppure considerare un'eccezione che confermi la regola.

Ad ogni modo, il I tempo del KV 313 comincia particolarmente bene, col tema spiccato e una bella conclusione orchestrale "ad archi" (sequenze accordali molto rapide ascendenti e discendenti), alternando successivamente un paio di apprezzabili, sorridenti spunti melodici. Pur senza raggiungere livelli eccelsi, qui Mozart sta tranquillamente alla pari con maestri riconosciuti come Devienne, autore di concerti per flauto altrettanto piacevoli e talvolta anche appassionati: