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venerdì 27 gennaio 2012

224 - Verso la prima in sol minore: altre sinfonie notevoli (7)

Ultima del gruppo di Sinfonie salisbughesi in 4 movimenti, la KV 134 è in genere un'opera poco frequentata, che nonostante la tonalità di la maggiore, di solito scintillante e ricca di sorprese in Mozart, ripiega su toni insolitamente pacati. Il tema principale del movimento di apertura ricorda l'inizio di una futura Sonata da chiesa:


Questa la Sonata da chiesa in questione (KV 244), indubbiamente poco sinfonica:


Il tema si esaurisce in se stesso, lasciando il posto a una transizione a base di tremoli cui segue un secondo soggetto sullo stesso tono del primo. Nello sviluppo domina l'incertezza, con la melodia dell'incipit che parte, si ferma, viene rimpiazzata da un fraseggio un po' più convinto. Senza dubbio è la sezione più interessante del movimento, perché non si conclude rapidamente dopo poche battute, ma di fatto coinvolge anche la ripresa.

sabato 15 ottobre 2011

131 - Concertati: il percorso mozartiano (2)

Nella sua carriera operistica a due facce (Salisburgo prima, Vienna poi, con la breve e determinante parentesi di Monaco), come si è visto, Mozart passa da un trattamento delle voci neutro - quasi si trattassi di comporre per puri e semplici strumenti - a una possente caratterizzazione delle figure che affollano i suoi capolavori, comprese quelle secondarie.

La differenza è un po' quella che passa tra uno scrittore che nei dialoghi usi verbi, aggettivi ed espressioni uguali per tutti i suoi personaggi e uno che invece differenzi sapientemente il loro linguaggio, pur senza perdere di vista l'unità stilistica del romanzo. Nell'Idomeneo, opera ancora divisa tra la Teoria degli affetti e un nuovo teatro più spontaneo, Mozart infila due esempi (a distanza relativamente breve tra loro) di entrambe le correnti, quasi a voler mostrare il divario che va a creare questo improvviso cambio di rotta.

Stiamo parlando rispettivamente del Terzetto "Pria di partir, oh Dio" e del notissimo Quartetto "Andrò ramingo e solo". Il primo, brano cantato da Idamante, Elettra e Idomeneo, il tema principale intonato dal primo vien ripreso pari pari dalla seconda, senza variazioni di sorta, benché su parole diverse, nonostante i due amanti mancati abbiano indole e ambizioni totalmente diverse.



Né la replica di Idomeneo si discosta più di tanto da questa frase ripetuta, e il seguito del Terzetto si frantuma in brevi frasi musicali pressoché identiche per accompagnare le rotte esclamazioni dei personaggi. Omofonica o quasi la conclusione, se si esclude qualche procedimento imitativo, sugli ultimi tre versi ("Deh cessi il scompiglio / Del ciel la clemenza / Sua man porgerà"): qui a tutti e tre viene assegnata la stessa melodia fino a quando l'orchestra non riprende il comando raffigurandoci la comparsa del mostro marino.

Nel prossimo post dedicato ai concertati mozartiani, ci occuperemo invece del Quartetto "Andrò ramingo e solo", che par tratto da un'altra opera, tanto è differente dal Terzetto appena incontrato.




sabato 17 settembre 2011

105 - Il primo Trio

Ben distante dai suoi omologhi viennesi, il primo Trio mozartiano (KV 254) nasce a Salisburgo nel 1776, e sotto forma di divertimento. Ne avrebbe tutte le caratteristiche, in effetti, se la flessuosa eleganza di Mozart già non aleggiasse su questo primo (probabilmente inconsapevole) esperimento.


In questa composizione abbiamo ancora il predominio del fortepiano sugli altri due strumenti, una caratteristica che rimanda alle sonate barocche col basso continuo, al quale era affidato il ruolo tutt'altro che trascurabile di colmare i vuoti armonici. Ciò non toglie che l'opera sia godibilissima, con un'esposizione magistrale in questo I tempo aproblematico e frizzante.


Più meditativo, ma sempre di una levigata trasparenza, il II movimento guarda più in là dello stile galante in cui Mozart s'era spesso rifugiato - soprattutto in ambito sinfonico - e potrebbe già far parte di un Trio viennese. Non va dimenticato che, un mese e un KV più tardi, sarebba nata la prima Aria in cui Mozart dimostra cosa può e potrà fare con un testo teatrale (vedi http://dailymozart.blogspot.com/2010/12/40-come-ti-fondo-un-nuovo-teatro.html).

È già dunque avvenuta quella maturazione che soltanto per la momentanea mancanza di opportunità in ambito lirico non si può ancora apprezzare in un'opera, ma comincia già a intravedersi negli altri generi affrontati dal compositore.



Il convenzionale III movimento è invece un passo indietro, nonostante le occasionali impennate in minore che in ogni caso non turbano il clima idialliaco: questo rondò si muove a tempo di minuetto in maniera un po' scontata, forse proprio per via di questo ritmo che nei Finali verrà successivamente messo da parte a favore di soluzioni più avanzate.