È noto che, pur trattandosi di personaggi maschili, le parti di Idamante e di Sesto nelle rispettive opere serie Idomeneo e la Clemenza di Tito sono affidate a voci femminili, con abbondanza di fioriture virtuosistiche da fare invidia anche a ruoli verdiani.
Il primo Idamante, per disgrazia di Mozart, era di potenzialità tecniche pessime, come aveva dovuto constatare in varie occasioni lo stesso compositore. Eppure le arie che spettarono a Dal Prato sono talmente spettacolari (specialmente la prima) che han fatto venire voglia di sentire come sarebbero venute fuori se le avesse cantate un tenore anziché un soprano. Ed ecco il risultato. Resta da immaginare quanto sarebbe stato entusiasta Mozart (e che arie più esigenti avrebbe scritto) se, invece del disastroso Dal Prato, avesse avuto a disposizione Pavarotti:
Un pochino diverso il caso di Sesto, altro grande ruolo mozartiano, forse il più neoclassico dei suoi personaggi. Curiosamente (ce lo dice il Buscaroli, che per quest'opera va pazzo) Mozart concepì la sua parte "per un tenore eroico, e ne restano le tracce", ma la produzione praghese lo convinse a scriverla per un castrato, sicché Mozart dovette rassegnarsi a "una posterità pigra, rassegnata a sentire questa parte nell'ottava sbagliata, con irrimediabile rovina del suo prestigio, inequivocabilmente virile".
In ogni caso, possiamo accontentarci lo stesso, tanto più che il castrato cui fu assegnata la parte, Domenico Bedini, era assai più bravo di Dal Prato: