venerdì 6 luglio 2012

238 - Tristezza in due dimensioni

Se prendessimo da solo il Trio (1:51) del Quartetto KV 421, una delle opere più serie e appassionate di Mozart, potremmo credere di trovarci di fronte a una via di mezzo fra un divertimento e uno studio per archi. Par quasi un esercizio sugli accordi, un disinvolto saliscendi per i registri dei quattro strumenti in scena.

Preso assieme a quello che lo precede e che lo segue, ovvero il Minuetto che funge da 3° movimento, è l'altra faccia di una stessa medaglia, una sorta di compendio della disperazione. Mozart ha già immerso il 1° nello stesso clima: questo tempo lo conferma e annuncia definitivamente che anche il Finale avrà le stesse caratteristiche.



Proprio le variazioni conclusive, ennesima potente rivelazione del re minore mozartiano, riprendono questa disperazione cosmica e la sublimano in una raffigurazione quasi fisica del dolore, ovvero quelle note ribattute che ricorrono nel tema e finiscono per sommergere le ultime battute.


Tornando al Minuetto, qualcosa di simile avviene in una sinfonia haydniana (la 95 in do minore), scritta però in circostanze totalmente diverse, quando l'autore si godeva il successo di Londra. Il terzo movimento (12:14) introduce un tema accordale imperioso per poi alternarsi con un trio (14:22) giocato su un curioso saliscendi, condotto dal violoncello, che ricorda molto quello del Quartetto di Mozart.


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