mercoledì 24 novembre 2010

12 - All'ombra delle Nozze di Figaro

(Near the Marriage of Figaro)

Dopo la dichiarazione d'amore in musica con numero di catalogo 454, Mozart torna alla Sonata per violino un anno dopo. Scritta in un periodo in cui il compositore si godeva l'effimero successo viennese, la KV 481 in mi bemolle maggiore è, rispetto alla precedente, un'opera sostanzialmente più tranquilla e di respiro più contenuto, né vi traspare nulla degli accenti eroici che ci si aspetterebbe da questa tonalità.

La melodia è costruita su una serie di triadi, ed è quasi subito moderata, neanche ce ne fosse bisogno, da una brusca modulazione in do minore. A parte questa piccola scossa, il Molto allegro prosegue con la massima disinvoltura, con un secondo tema più melodioso del primo e un'esposizione un filino più mossa, grazie alle scale che i due strumenti si rimandano a vicenda e torneranno a vivacizzare lo sviluppo.



Da questa temperatura media deriva un'opera non popolare, scritta nelle vicinanze immediate del ben più noto Concerto KV 482 (sempre in mi bemolle, ma con tutt'altro carattere) ed estranea al virtuosismo che avevamo ammirato nella KV 454.

L'adagio (da 6:50 in poi), pure modellato su una triade, è nella rara tonalità di la bemolle maggiore e ricalca la cantabilità del secondo tema del movimento d'esordio, melodicamente anticipando alla lontana l'omologo del Trio KV 542. Anche qui le poche screziature in minore non scalfiscono la tranquillità di fondo. Par quasi che Mozart, in questo periodo occupato a plasmare gioielli di concerti e, riprendesse fiato con comodi lieder massonici (KV 483, 484) e opere quasi impersonali come questa.

Anche il tempo conclusivo, lungi dallo scatenare la proverbiale joie de vivre mozartiana, si attesta su un temino rassicurante, con una serie di variazioni sempre sorrette dalla puntuale maestria dell'autore, senza cercare stravaganze di sorta.


Anche l'assenza di una variazione in minore conferma il carattere spensierato dell'intera opera, e neppure la consueta accelerata dell'ultima variazione (con il tempo che passa a 6/8) prelude a una chiusa trionfale o concitata, come invece avveniva, per fare un esempio, nel Finale del Concerto KV 453.

Divisa la critica su quest'opera: dal Girdlestone che la considera "salottiera, galante, senza vita" ad Alfred Einstein secondo il quale "mai Mozart si è mostrato tanto vicino a Beethoven come qui", il giudizio vira comunque sul positivo. L'Hocquard la descrive così: "Nei due movimenti mossi si schiude l'arte del dialogo, ma nell'Adagio centrale in la bemolle maggiore ogni strumento dispone di melodie sue proprie. Successivamente il violino si lancia in due frasi di portata immensa, prima in fa minore e poi in re bemolle maggiore."

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